Hong Kong
Jimmy Lai
Jimmy Lai non presenterà appello contro la condanna a 20 anni di reclusione inflittagli al termine del processo sulla sicurezza nazionale a Hong Kong. La decisione, riferita dal South China Morning Post attraverso uno dei legali del magnate dell’editoria e attivista per la democrazia, chiude almeno per ora uno dei capitoli più simbolici della stretta giudiziaria condotta nell’ex colonia britannica.
Il termine per impugnare la sentenza è fissato in 28 giorni e scadrà lunedì 9 marzo. Lai, figura storica dell’opposizione democratica hongkonghese e fondatore del quotidiano Apple Daily, è stato riconosciuto colpevole di cospirazione finalizzata alla collusione con forze straniere e di pubblicazione di materiale sedizioso.
Il procedimento si è protratto per 156 giorni e si è concluso con una decisione destinata a segnare uno spartiacque nella vicenda giudiziaria legata alla legge sulla sicurezza nazionale. I tre giudici della Corte di primo grado hanno ritenuto che Lai abbia utilizzato Apple Daily, nel frattempo non più in pubblicazione, e la sua rete di relazioni internazionali per promuovere sanzioni contro il governo cinese e contro l’amministrazione di Hong Kong.
Secondo i giudici, il giornale e i contatti costruiti all’estero sarebbero stati usati come strumenti per sostenere una pressione politica internazionale su Pechino e sulle autorità locali. È questo il cuore dell’impianto accusatorio che ha portato alla condanna dell’editore.
La sentenza non riguarda soltanto Jimmy Lai. Sei ex dirigenti di Apple Daily sono stati infatti condannati a pene comprese tra 6 anni e 9 mesi e 10 anni di reclusione per cospirazione. A loro si aggiungono due attivisti, condannati fino a 7 anni e 3 mesi per lo stesso reato.
Il procedimento ha colpito anche il fronte societario legato al quotidiano. I giudici hanno infatti inflitto multe complessive per 1,15 milioni di dollari a tre società responsabili delle operazioni del giornale.