Dopo i Paesi del Golfo, Cipro e Turchia, il conflitto raggiunge il Caucaso mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pretende di essere interpellato per la scelta della nuova guida suprema iraniana. «Stanno perdendo tempo. Il figlio di Khamenei è un peso leggero. Devo essere coinvolto nella nomina, come con Delcy (Rodrìguez) in Venezuela», ha detto Trump durante un’intervista telefonica rilasciata ad Axios.
Nella mattinata un drone ha colpito il terminal dell’aeroporto di Nakhichvan, vicino al confine che l’Azerbaigian condivide con l’Iran e un secondo è caduto vicino a una scuola di un insediamento limitrofo. Due persone sono rimaste ferite e una parte del complesso è stata danneggiata. «Un drone ha colpito il terminal dell’aeroporto nella Repubblica autonoma di Nakhchivan, mentre un altro è caduto nei pressi di un edificio scolastico nel villaggio di Shakarabad - ha scritto il ministero degli Esteri azero in una nota - Condanniamo fermamente questi attacchi con droni lanciati dal territorio della Repubblica Islamica dell’Iran, che hanno causato danni all’edificio dell’aeroporto e il ferimento di due civili».
Da parte sua però Teheran nega di aver condotto l’attacco. «La Repubblica islamica dell’Iran, nel rispetto della sovranità di tutti i Paesi, in particolare di quelli musulmani e vicini - ha dichiarato lo Stato maggiore delle forze armate iraniane - nega che le sue Forze armate abbiano lanciato alcun drone verso la Repubblica dell’Azerbaigian». La smentita iraniana però non ha convinto, almeno non del tutto, il presidente azero Ilham Aliyev. «L'Azerbaigian non è stato coinvolto e non sarà coinvolto in operazioni contro l’Iran, né prima né ora», ha detto durante una riunione del Consiglio di Sicurezza azero. L’Azerbaigian «non è interessato a condurre alcuna operazione contro i paesi vicini», ha insistito. Detto questo, «l'esercito azero è stato istruito a prepararsi e mettere in atto attuare misure di rappresaglia», ha chiarito. E le forze armate sono state poste «al livello di mobilitazione numero uno e devono essere pronte a condurre qualsiasi operazione».
L’Azerbaijan è un alleato di Israele, con cui intrattiene diverse collaborazioni che vanno dal settore della difesa, Tel Aviv è tra i principali fornitori degli armamenti di Baku, a quello dell’energia. Mentre i droni iraniani colpivano l’Azerbaijan, un’esplosione ha squarciato lo scafo di una petroliera americana, battente bandiera di Bahamas, mentre era ancorata vicino al porto iracheno di Khor al Zubair. Lo ha reso noto la società armatrice statunitense della Sonangol Namibe dopo che i Guardiani della rivoluzione iraniani hanno rivendicato di aver colpito una petroliera statunitense nella parte settentrionale del Golfo.
Secondo fonti citate dalla Reuters, la Sonangol Namibe è stata avvicinata da una piccola imbarcazione sconosciuta sul lato sinistro e poco dopo si è udito un forte boato. La petroliera non trasportava merci e non sono state segnalate segnalazioni di inquinamento. Non è chiaro se si tratti della stessa nave che, secondo altre fonti, è stata colpita al largo del Kuwait e che sarebbe in fiamme dopo aver subito la perdita di parte del carico che si è riversato in mare.
«Le nostre forze navali hanno colpito una petroliera americana nel Golfo Persico settentrionale e attualmente è in fiamme», hanno rivendicato i Guardiani della rivoluzione. Negli scorsi giorni le forze di Teheran avevano colpito un’altra petroliera, la Athe Nova, mentre stava attraversando lo stretto di Hormuz, il cui blocco sta già portando ad aumenti dei costi di gas, petrolio ed energia.
Ma non solo, la guerra in corso rischia di mettere le basi per una carestia nei Paesi del Golfo che dipendono per il 90% dalle importazioni di cibo. Le derrate alimentari per circa 50 milioni di persone sarebbero infatti bloccate all’ingresso dello stretto di Hormuz senza poter procedere verso i porti di Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita e Bahrein.
Nel frattempo, dopo le minacce di Trump di mandare truppe di terra in Iran, il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Ralijani, «I valorosi figli dell’Imam Khomeini e dell’Imam Khamenei vi stanno aspettando per smascherare quei corrotti funzionari americani con diverse migliaia di morti e prigionieri. La terra d’Iran non è un luogo per la danza dei demoni infernali».
Washington invece ha smentito le recenti notizie che riportavano un coinvolgimento diretto delle milizie curde. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha affermato che Trump «ha parlato con i leader curdi riguardo la base che abbiamo nel nord dell’Iraq», ma «è falsa» ogni «notizia che suggerisca che il presidente abbia concordato qualsiasi piano di questo genere». Che i curdi entrino o meno nel conflitto gli obiettivi e la strategia di Stati Uniti e Israele rimangono un mistero.