Lunedì 02 Marzo 2026

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Guerra in Ucraina

Zelensky avverte: Mosca prepara nuovi attacchi, droni abbattuti nella notte

Nel videomessaggio il presidente cita l’intelligence e chiede massima concentrazione in primavera. Kiev: distrutti 84 droni; colpita un’azienda a Kryvyi Rih

02 Marzo 2026, 10:02

Zelensky avverte: Mosca prepara nuovi attacchi, droni abbattuti nella notte

Ucraini commemorano il quarto anniversario dell'invasione russa dell'Ucraina a Kiev

L’allarme arriva direttamente dai rapporti dell’intelligence: secondo Volodymyr Zelensky, la Russia non ha intenzione di fermare i raid e starebbe già preparando nuovi attacchi contro le infrastrutture ucraine. Nel suo videomessaggio, il presidente invita a tenere altissima l’attenzione con l’arrivo della primavera, chiedendo a chi è impegnato nella difesa del Paese di restare “concentrato” ora come lo è stato nei mesi più duri dell’inverno.

«I russi non intendono fermare i loro attacchi»

Zelensky descrive la situazione come un dato di fatto: «Sappiamo che i russi non intendono fermare i loro attacchi. È un dato di fatto. Stanno preparando nuovi attacchi. Contro le infrastrutture», afferma, spiegando che l’intelligence sta fornendo “informazioni pertinenti” e che ogni minaccia deve ricevere una risposta, puntando ad abbattere “il più possibile” gli obiettivi russi.

Difesa aerea e «lezione Medio Oriente»

Nel messaggio, il presidente ucraino richiama la difficoltà di garantire una protezione totale anche in contesti dove la difesa aerea è più robusta: «La situazione in Medio Oriente dimostra quanto sia difficile garantire una protezione al 100% contro missili e droni Shahed», osserva, citando anche l’esperienza dei Paesi del Golfo. Zelensky sostiene che proprio questo rende evidente il valore dell’esperienza maturata dall’Ucraina nella difesa, definendola “in gran parte insostituibile”, e ribadisce la disponibilità di Kiev a condividere competenze con i Paesi che l’hanno sostenuta.

Nella stessa prospettiva, Zelensky insiste sul fatto che l’Europa debba costruire «una reale capacità di difendere il proprio cielo, la propria terra e il proprio mare», indicando come passaggio centrale lo sviluppo di una capacità produttiva adeguata per la difesa aerea, sia contro i droni sia contro i missili balistici.

I numeri dell’inverno: missili, bombe e droni

Sempre nel quadro tracciato dal presidente, durante l’inverno la Russia avrebbe lanciato contro l’Ucraina 738 missili, oltre 14.600 bombe aeree guidate e quasi 19.000 droni. Numeri richiamati come misura della pressione militare e del peso della difesa quotidiana.

Notte di droni: Kiev ne abbatte 84

Sul piano operativo, le autorità ucraine riferiscono che le difese aeree hanno distrutto 84 droni lanciati dalla Russia nel corso di un attacco notturno. L’Aeronautica ucraina segnala anche danni materiali dovuti alla caduta di detriti.

Kryvyi Rih colpita: incendi in un’azienda, nessun ferito

Nella notte l’esercito russo ha condotto un attacco con droni su Kryvyi Rih. Secondo quanto riferito via Telegram dal capo dell’amministrazione regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Ganzhy, e dal capo del Consiglio di difesa della città, Oleksandr Vilkul, un’azienda è stata colpita e sono scoppiati diversi incendi. Ganzhy riferisce che i vigili del fuoco sono intervenuti per eliminare le conseguenze e che non risultano feriti: «Il nemico ha colpito Kryvyi Rih… Nessuna persona è rimasta ferita».

Sondaggio Kiis: scetticismo sui negoziati Usa-Russia

Sul fronte politico-diplomatico, un sondaggio dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev (Kiis), condotto tra il 12 e il 24 febbraio, indica che il 70% degli ucraini non ritiene che gli attuali negoziati tra Russia e Stati Uniti porteranno a una pace duratura. Il 25% pensa invece che possano condurre a una pace stabile, mentre il 5% resta indeciso. Il direttore esecutivo Anton Hrushetsky collega lo scetticismo alla pressione militare russa, agli attacchi contro i civili e alle difficoltà energetiche dell’inverno, aggiungendo che molti ucraini percepiscono Mosca disposta a fermarsi solo a condizioni «equivalenti a una resa». Allo stesso tempo, emerge anche un’apertura a compromessi “difficili” purché non significhino resa del Paese.