Domenica 01 Marzo 2026

×

Iraniani al bivio: choc e speranza per la morte di Khamenei. Il nodo successione

La Guida suprema non ha un erede ufficialmente designato: la decisione spetta formalmente all’Assemblea degli Esperti, organo eletto composto da 88 alti religiosi

01 Marzo 2026, 13:43

14:03

Iraniani al bivio: choc e speranza per la morte Khamenei. Il nodo successione

"Make Iran Great Again", in eco allo slogan trumpiano, campeggia con orgoglio sulla T-shirt di un uomo della diaspora iraniana che danza di gioia in una strada di Los Angeles, dopo l’annuncio di Donald Trump sulla morte della Guida suprema Ali Khamenei. Bandiere che sventolano, musica, molte persone al telefono: nella metropoli californiana che ospita la più grande diaspora iraniana al mondo, diverse decine di persone celebrano quello che potrebbe diventare un evento storico.

Roozbeh Farahanipour, proprietario di un ristorante nel quartiere di Westwood, soprannominato "Tehrangeles" o "Little Persia" e pieno di drogherie mediorientali, mercanti di tappeti e librerie con libri in farsi, è combattuto. "Nessuno ama la guerra, ma dopo il massacro di migliaia di persone il mese scorso, la Repubblica islamica ha creato da sola una situazione in cui metà del popolo iraniano supplica Paesi stranieri di attaccare e bombardare le proprie città", dice all’AFP. "Spero che questi raid aiutino il popolo a far cadere il regime e che questa guerra sia breve, che non si trasformi in un conflitto senza fine", aggiunge il ristoratore. Il cinquantenne, fuggito dall’Iran nel 2000 dopo aver partecipato a un movimento di protesta studentesco, teme il dopo, scottato dai precedenti conflitti nella regione, in Iraq e Afghanistan, in cui erano coinvolti gli Stati Uniti. "Ho visto immagini di persone che ballavano nelle strade di Teheran e di altre città. Mi ha ricordato i primi giorni della guerra in Iraq", osserva. "All’epoca anche il popolo iracheno ballava per strada. Spero che questa volta lo scenario sia diverso. Abbiamo visto come è finita allora".

"La morte di Khamenei è la morte del dispotismo religioso e la fine del regime del Velayat e Faqih", afferma Maryam Rajavi, presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (Cnri), che riunisce i dissidenti itaniani all’estero.
"Sulla base del Piano in dieci punti per il trasferimento della sovranità al popolo iraniano, il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (Ncri) ha annunciato la formazione di un governo provvisorio. Il precedente dell’annuncio di un governo provvisorio risale all’ottobre 1981 - afferma Rajavi in un messaggio rilanciato sui social dall’Associazione delle Donne Democratiche Iraniane in Italia - Come ha dimostrato il popolo iraniano durante la rivolta di gennaio, esso cerca un futuro fondato su una repubblica democratica e rifiuta sia i mullah tirannici che lo scià dittatoriale". "Dichiaro alla comunità internazionale che solo il popolo iraniano ha la legittimità di determinare il futuro politico del proprio Paese. Abbiamo sempre affermato che il popolo iraniano scrive il proprio destino con il sangue dei suoi valorosi figli e figlie e che non c'è bisogno di interventi stranieri. Abbiamo sempre affermato che non cerchiamo denaro né la presenza di forze straniere sul suolo iraniano. Sottolineo ancora una volta che l’Ncri e il governo provvisorio non cercano il potere, ma piuttosto il trasferimento del potere alla sovranità del popolo iraniano" conclude.

Il nodo della successione: i nomi per il dopo Khamenei

Avviata la fase di transizione, in Iran si apre il dibattito sulla successione alla Guida Suprema. L’ayatollah, che ha dominato il Paese dagli anni Ottanta a ieri, è stato ucciso negli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele. I media ufficiali della Repubblica islamica ne hanno ufficializzato la morte alcune ore dopo l’annuncio del presidente americano. Subito dopo, la Repubblica islamica dell’Iran ha completato la formazione di un consiglio direttivo temporaneo che assumerà da oggi provvisoriamente le funzioni della guida suprema. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa iraniana "Isna", il consiglio è composto dal presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, dal presidente della Corte suprema, Gholamhossein Mohseni Ejei, e da Alireza Arafi - dal 2015 nell’organismo che elegge il leader supremo - in qualità di membro giurista. 

La decisione sulla successione alla Guida Suprema spetta formalmente all’Assemblea degli Esperti, un organo eletto composto da 88 alti religiosi incaricato di nominare la nuova massima autorità politico-religiosa, ricorda il New York Times. Già lo scorso giugno, durante la cosiddetta Guerra dei 12 giorni con Israele, quando era rimasto nascosto per ragioni di sicurezza, Khamenei aveva indicato tre possibili successori: il capo della magistratura, Gholam-Hossein Mohseni-Ejèi, il suo capo di gabinetto Ali Asghar Hejazi e Hassan Khomeini, religioso considerato moderato e nipote dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, il fondatore della Repubblica islamica. L’esercito israeliano ha affermato che Hejazi sarebbe stato ucciso. 

La Cnn ha passato in rassegna alcuni dei possibili candidati alla carica, sentendo esperti e analisti. Mojtaba Khamenei, 56 anni: secondo figlio di Khamenei, è ritenuto molto influente e con forti legami con i Guardiani della Rivoluzione (IRGC) e con la forza paramilitare volontaria Basij. Ma una successione padre-figlio è malvista nell’establishment clericale sciita, e il padre stesso in vita aveva escluso una successione dinastica per la guida del Paese. Un ulteriore ostacolo è che Mojtaba non è un alto religioso e non ricopre alcun ruolo ufficiale nel regime.

Alireza Arafi, 67 anni: è un religioso affermato e uomo di fiducia di Khamenei. Vicepresidente dell’Assemblea degli Esperti, già membro del potente Consiglio dei Guardiani, che valuta i candidati alle elezioni e le leggi approvate dal Parlamento, è stato nominato membro giurista del Consiglio direttivo incaricato di ricoprire ad interim il ruolo della Guida Suprema. E' anche a capo del sistema dei seminari iraniani. Non è considerato un peso massimo della politica e non avrebbe legami stretti con l’apparato di sicurezza. 

Mohammad Mehdi Mirbagheri, poco più di 60 anni: religioso di linea dura e membro dell’Assemblea degli Esperti, rappresenta l'ala più conservatrice dell’establishment clericale. Secondo IranWire, un sito di attivisti, è fortemente contrario all’Occidente e ritiene inevitabile un conflitto tra credenti e infedeli. Attualmente dirige l’Accademia delle Scienze islamiche nella città santa di Qom, nel nord del Paese.

Hassan Khomeini, poco più di 50 anni: nipote del fondatore della Repubblica islamica, ayatollah Ruhollah Khomeini, e quindi dotato di legittimità religiosa e rivoluzionaria. E’ custode del mausoleo di Khomeini, ma non ha ricoperto incarichi pubblici e sembra avere poca influenza sull'apparato di sicurezza o sull'èlite di potere. E’ considerato meno oltranzista di molti suoi pari. - Hashem Hosseini Bushehri, tra i 60 e i 70 anni: alto religioso con legami stretti con le istituzioni che gestiscono la successione, in particolare l’Assemblea degli Esperti, dove è primo vicepresidente. E’ considerato vicino a Khamenei, ma mantiene un profilo basso in patria e non è noto per legami forti con i Guardiani della Rivoluzione.

Khamenei ha guidato l’Iran dal 1989 ed è stata, per quasi 37 anni, la figura centrale del sistema politico iraniano. A 86 anni, la Guida suprema ha concentrato nelle proprie mani l'autorità religiosa, il comando delle forze armate e l'ultima parola su politica estera, sicurezza e dossier nucleare. Nato nel 1939 a Mashhad, religioso sciita formatosi nei seminari di Qom, Khamenei fu tra i protagonisti della Rivoluzione islamica del 1979. Dopo due mandati da presidente (1981-1989), alla morte di Ruhollah Khomeini venne scelto come suo successore. Nel sistema iraniano non si tratta di un ruolo simbolico: la Guida nomina i vertici militari, controlla magistratura e media di Stato, influenza governo e Parlamento. Nulla di strategico avviene senza il suo consenso.