Tensione globale
Afghanistan-Pakistan, controlli al valico di frontiera di Torkham
Le sirene della crisi tra Pakistan e Afghanistan tornano a suonare forte: nella notte Islamabad ha bombardato diverse città afghane, inclusa Kabul, parlando apertamente di “guerra aperta” contro i Talebani. Sullo sfondo, giorni di scontri al confine e un rimpallo di accuse che rende incerta perfino la fotografia dei fatti sul terreno.
Il portavoce militare pakistano sostiene che negli attacchi siano stati uccisi 228 combattenti talebani e feriti 314, con 74 avamposti distrutti e 18 catturati. In Pakistan, sempre secondo la stessa ricostruzione, 27 persone sono rimaste ferite.
A dare il tono politico dell’escalation è il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif, che su X scrive: «La nostra pazienza è esaurita. D’ora in poi, è guerra aperta tra noi e voi», accusando Kabul di aver trasformato l’Afghanistan in una “colonia dell’India”, di ospitare e “radunare terroristi” e di “esportare terrorismo”. Nello stesso messaggio, Asif richiama anche la questione dei diritti: secondo lui i Talebani avrebbero privato il loro popolo di diritti fondamentali, “compresi quelli che l’Islam garantisce alle donne”.
Nel racconto fornito, si registrano esplosioni e il passaggio di aerei da combattimento sopra Kabul e Kandahar, città chiave dell’Afghanistan meridionale. I combattimenti, viene riferito, avrebbero raggiunto anche il campo di Omari, vicino a un valico di frontiera, dove sarebbero presenti rimpatriati afghani.
Il Pakistan, potenza nucleare, continua a sostenere che i Talebani ospitino militanti armati responsabili di attacchi sul suo territorio; Kabul nega.
Secondo quanto riportato, ieri sera le forze afghane avrebbero lanciato un’offensiva al confine contro le truppe pakistane in risposta a presunti attacchi pakistani del fine settimana scorso. Il ministro degli Interni pakistano Mohsin Naqvi ha definito le operazioni di oggi e quelle nella provincia di Paktia una “risposta appropriata”.
Il governo afghano ha confermato gli attacchi aerei, ma il portavoce Zabihullah Mujahid afferma che non ci sono state vittime e, anzi, ribalta la versione sul campo: parla di “decine di soldati pakistani uccisi”, altri feriti o prigionieri e più di 15 avamposti pakistani caduti. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif smentisce: «Nessun avamposto pakistano è stato preso o danneggiato», sostenendo invece che i pakistani avrebbero inflitto “gravi perdite” agli afghani.
Con i fronti che si accavallano e i resoconti che non coincidono, Iran e Cina si sono detti preoccupati e si offrono di mediare. Teheran propone di “facilitare il dialogo”; Pechino invita “a mantenere la calma e ad agire con moderazione”, sollecitando un cessate il fuoco rapido per evitare ulteriore spargimento di sangue.
Nel testo si ricorda che il confine terrestre è rimasto in gran parte chiuso, salvo i rientri degli afghani, dopo scontri di ottobre che avrebbero causato oltre 70 morti da entrambe le parti. Dopo un cessate il fuoco mediato da Qatar e Turchia, si sono succeduti cicli di negoziati, senza un accordo duraturo.
Sul piano della sicurezza regionale, viene citata anche la presenza dell’ISIS nel Khorasan, considerato uno dei rami più attivi dello Stato Islamico.