Tensione in Medio Oriente
Trump, presidente Usa
Prima il messaggio in Congresso, poi la risposta a distanza e la valigia pronta per Ginevra. La partita sul nucleare iraniano torna a salire di tono dopo il discorso sullo Stato dell’Unione in cui Donald Trump ha ribadito di voler “risolvere il problema” con Teheran attraverso la diplomazia, ma senza escludere la forza. «Una cosa è certa: non consentirò mai allo sponsor numero uno del terrorismo di avere l’arma nucleare», ha detto il presidente Usa, sostenendo che l’Iran “sta negoziando” ma senza aver mai pronunciato, a suo dire, le parole: «non avremo mai l’arma nucleare».
Le accuse di Trump arrivano alla vigilia di un nuovo round di negoziati sul nucleare a Ginevra e vengono respinte da Teheran. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, parla di «nient’altro che la ripetizione di grandi bugie», evocando una citazione attribuita a Joseph Goebbels sul ripetere una bugia fino a farla diventare “verità”.
In partenza per la Svizzera, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi afferma che l’Iran riprenderà i colloqui «sulla base degli accordi precedenti», con l’obiettivo di arrivare «a un’intesa equa e giusta nel più breve tempo possibile».
Trump sostiene che Teheran abbia già missili capaci di minacciare l’Europa e che stia lavorando a vettori in grado di raggiungere gli Stati Uniti. Araghchi replica rivendicando un limite volontario: l’Iran «non sta sviluppando missili a lungo raggio» e avrebbe «intenzionalmente limitato la gittata a meno di 2mila km», precisando che l’arsenale missilistico serve «solo per difenderci» e non per diventare «una minaccia globale».
Il presidente Masoud Pezeshkian parla di «buone prospettive» per i colloqui e dice che Teheran intende condurre i negoziati seguendo le indicazioni della Guida Suprema Ali Khamenei, con l’obiettivo di superare lo stallo «né guerra né pace». Se arriveranno «i risultati sperati», aggiunge, si aprirebbe la strada alla rimozione degli ostacoli e a uno sviluppo più rapido del Paese.
Più netto il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf: se Washington sceglierà una diplomazia che rispetti dignità e interessi reciproci, «saremo anche noi al tavolo». Ma se dovesse attaccare durante i negoziati, avverte, gli Usa «assaporeranno senza dubbio il duro colpo» dell’Iran e delle sue forze difensive.
Nel testo si sottolinea che la tensione resta altissima, con Trump che continua a rafforzare la sua “armata” in vista di un possibile attacco. Funzionari statunitensi riferiscono il trasferimento di 12 caccia stealth F-22 in una base in Israele.
Intanto, il Dipartimento del Tesoro annuncia nuove sanzioni contro Teheran, colpendo oltre 30 individui, entità e navi coinvolte nelle vendite illecite di petrolio iraniano e nella produzione di missili balistici e armi convenzionali. Nel mirino anche la cosiddetta “flotta ombra” degli ayatollah: navi che trasportano petrolio e prodotti petroliferi iraniani verso mercati esteri, definite dagli Usa una fonte di reddito che alimenterebbe repressione interna, gruppi terroristici e programmi di armamenti.
In attesa delle decisioni di Trump, fonti di Hezbollah citate nel testo affermano che il gruppo non interverrà in caso di raid statunitensi “limitati” contro l’Iran, mentre qualsiasi attacco contro la Guida Suprema verrebbe considerato «una linea rossa».