America vs Europa
Trump
L’Unione europea chiede agli Stati Uniti «piena chiarezza» sui prossimi passi in materia di dazi e mette sul tavolo un principio che suona come avvertimento: «Un accordo è un accordo». È la reazione dell’esecutivo comunitario agli ultimi sviluppi oltreoceano, dove lo stop della Corte Suprema ai dazi più duri introdotti da Donald Trump ha aperto una fase di rilancio e confusione che, secondo Bruxelles, rischia di minare certezza del diritto e prevedibilità per imprese ed esportatori.
La Commissione sottolinea che, da principale partner commerciale degli Stati Uniti, l’Ue si aspetta che Washington «onori gli impegni assunti nella dichiarazione congiunta», così come l’Unione «mantiene fede ai propri impegni». E aggiunge un passaggio chiave: la situazione attuale «non favorisce» scambi e investimenti transatlantici «equi, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi», come concordato e precisato nella dichiarazione congiunta Ue-Usa dell’agosto 2025.
Nel messaggio c’è anche una garanzia: «La Commissione garantirà sempre la piena tutela degli interessi dell’Unione europea». E un’esigenza pratica: «Le imprese e gli esportatori dell’Ue devono poter contare su un trattamento equo, sulla prevedibilità e sulla certezza del diritto».
Alla richiesta di Bruxelles si affianca quella della presidente della Bce Christine Lagarde, che in un’intervista alla Cbs sintetizza il momento con una frase: «Il mondo ha bisogno di chiarezza sul futuro delle relazioni commerciali» degli Stati Uniti.
Il contesto è quello di una svolta rapida. Venerdì la Corte Suprema Usa ha bloccato alcuni dei dazi più duri introdotti da Trump. Il presidente ha criticato aspramente la Corte e ha rilanciato: dopo aver annunciato sabato la sostituzione dei dazi aboliti con un’imposta del 10% su tutte le merci in entrata negli Usa, ha alzato ulteriormente la posta dichiarando che i nuovi dazi globali che vuole imporre sono del 15%. Nel testo viene evidenziato un punto di incertezza: i dazi del 10% sarebbero dovuti entrare in vigore martedì 24 febbraio, ma non è chiaro se anche le tariffe del 15% dovrebbero partire da quella stessa data.
Usa e Ue hanno siglato lo scorso anno un accordo commerciale che impone una tassa del 15% sulle importazioni del 70% dei beni europei esportati negli Stati Uniti. Ma alla luce delle ultime mosse Usa, l’eurodeputato tedesco Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale dell’Europarlamento e relatore per l’accordo, annuncia che lunedì proporrà formalmente al team negoziale dell’Europarlamento di sospendere il processo di ratifica.
«Proporrò di sospendere il lavoro legislativo fino a quando non avremo una valutazione giuridica adeguata e impegni chiari da parte degli Stati Uniti», scrive, parlando di «puro caos tariffario» in cui «nessuno riesce più a capirci nulla». E pone una domanda che diventa centrale: «Le nuove tariffe basate sulla Sezione 122 non costituiscono una violazione dell’accordo?». Il riferimento è alla Sezione 122 del Trade Act, citata come base usata da Trump per il nuovo dazio universale dopo lo stop della Corte Suprema, che consente tariffe per un massimo di 150 giorni prima di chiedere l’ok del Congresso.
Sul fronte diplomatico, il principale negoziatore commerciale di Trump, Jamieson Greer, dice alla Cbs che gli Stati Uniti intendono rispettare gli accordi e si aspettano che facciano lo stesso i partner. Aggiunge di aver parlato con la controparte europea nel weekend e di non aver sentito nessuno dirgli che l’accordo è saltato.
La Commissione Ue conferma un confronto: «Sabato 21 febbraio il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic ha parlato con Jamieson Greer e con il segretario al Commercio Howard Lutnick. Continueremo a lavorare per ridurre i dazi doganali, come previsto nella dichiarazione congiunta».
Intanto, il ministro degli Esteri Antonio Tajani è atteso lunedì a Bruxelles per il Consiglio Affari Esteri Ue. A margine, presiederà una nuova riunione della task force sui dazi con 40 imprese italiane e circa 80 associazioni di categoria per fare il punto. Tajani riferisce anche di aver avuto un «lungo colloquio» con Sefcovic per concordare «una azione comune dell’Italia con la Commissione Ue e con i Paesi alleati», ribadendo che «l’unità fra europei è fondamentale».