Minori e costi
Un piccolo Comune di 850 abitanti che si ritrova a sostenere una spesa mensile pesante, con margini di manovra quasi inesistenti. È l’allarme lanciato dal sindaco di Palmoli (Chieti), Giuseppe Rosario Masciulli, sul caso dei tre figli di Nathan e Catherine Trevillon-Birmingham, allontanati dalla casa nel bosco dove vivevano con i genitori e oggi ospitati in una casa-famiglia di Vasto, insieme alla madre.
«Il Comune di Palmoli ha speso circa 7.500 euro al mese per l’ospitalità dei minori e della madre; costi finora coperti con contributi regionali. Palmoli conta 850 abitanti e qualora il collocamento in casa-famiglia si dovesse protrarre, ancora a lungo, il nostro Comune potrebbe trovarsi ad affrontare gravi problemi di natura finanziaria», dice Masciulli.
Il sindaco spiega che, al momento, non ci sono alternative operative: «Non si può fare nulla perché il collocamento è stato disposto dall’Autorità Giudiziaria ed il Comune, per legge, è tenuto ad ottemperare».
La vicenda riguarda i tre figli della coppia anglo-australiana che per anni avrebbe vissuto in un capanno nel bosco di Palmoli. I bambini, si legge, sono stati allontanati dal 20 novembre. Il Tribunale dei minori dell’Aquila ha sospeso la “responsabilità genitoriale” dei genitori per condizioni di «sostanziale abbandono» dei piccoli.
Nel testo viene indicato anche un elemento che rischia di allungare i tempi: la mancata presentazione di un progetto di ristrutturazione della prima residenza della famiglia e l’intervento di recupero dell’immobile.
Sul caso interviene anche la garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, richiamando la centralità del «superiore interesse dei minori coinvolti» come riferimento esclusivo di decisioni e valutazioni.
De Febis si sofferma su un punto segnalato dal consulente della coppia, Antonio Cantelmi: la pubblicazione sui social di post da parte di una psicologa che contestava aspramente lo stile di vita della famiglia Trevillon-Birmingham, prima di essere chiamata a assistere il consulente nominato dal Tribunale per i test “personologici” disposti su genitori e figli.
La garante riferisce che nel procedimento «sarebbe risultato il coinvolgimento di una professionista» che in precedenza avrebbe espresso pubblicamente giudizi «fortemente denigratori» sulla famiglia. E avverte: se la circostanza fosse confermata, si tratterebbe di un fatto «di estrema gravità», perché verrebbe meno «in radice» il requisito dell’imparzialità.
De Febis lo dice in modo netto: «Un professionista che abbia già manifestato un orientamento pregiudiziale non può garantire quella necessaria serenità di giudizio indispensabile per valutare in modo obiettivo la condizione psicologica e fisica dei minori e del loro nucleo familiare». E ribadisce che «in procedimenti che incidono in maniera così profonda sulla vita dei bambini non è ammissibile neppure il dubbio sulla neutralità di chi è chiamato a svolgere funzioni tecniche».
La garante conclude annunciando l’intenzione di verificare ogni passaggio del procedimento, perché sia improntato a «imparzialità, correttezza e trasparenza», ribadendo un principio: ogni decisione che riguarda un minore deve fondarsi su valutazioni «realmente imparziali, competenti e libere da qualsiasi pregiudizio».