Esteri
Putin, presidente della Russia
La guerra di aggressione della Russia ai danni dell’Ucraina è giunta al quarto anno. Come ogni conflitto armato, il prezzo più caro lo pagano le popolazioni civili. Milioni di persone sono rimaste senza casa e senza lavoro; sono state costrette a migrazioni interne e all’estero. I minori sono, con gli anziani, i più vulnerabili. In Ucraina e Russia si presentano situazioni diverse, riguardanti i bambini e gli adolescenti, ma lo stesso drammatiche. Nel Paese aggredito il 24 febbraio 2022 un terzo dei bambini – circa 2,6 milioni – è stato sfollato.
Le cifre diffuse dall’Unicef parlano chiaro. Quasi 1,8 milioni di questi minori vivono come rifugiati lontano dall’Ucraina. Sono invece più di 790 mila i bambini sfollati all’interno dell’Ucraina. Il rapporto dell’Unicef è stato presentato da Munir Mammadzade, rappresentante Onu in Ucraina. «La guerra – dice Mammadzade - è intensa nelle zone della linea dei combattimenti, ma colpisce anche i bambini lontani dal fronte di Kherson. Gli attacchi che colpiscono le zone civili continuano in tutto il Paese, distruggendo la vita dei bambini, le loro case, le scuole, gli ospedali e le infrastrutture da cui dipendono. Lo scorso anno l’uccisione e la mutilazione di bambini nella città e nella regione di Kiev, ad esempio, sono aumentate di quasi quattro volte rispetto al 2024».
I minori in molti casi sono stati costretti a trasferirsi per diverse volte. «Un recente sondaggio dell’Unicef – aggiunge Mammadzade - ha rilevato che un adolescente su tre, di età compresa tra i 15 e i 19 anni, è stato sfollato almeno due volte, indicando la ricerca di sicurezza come il motivo più comune per la fuga. Anche la ricerca di un migliore accesso all’istruzione e lo sviluppo di competenze per la crescita dei giovani sono stati fattori chiave nella decisione di trasferirsi». Il rappresentante dell’Unicef sottolinea la gravità della situazione: «Nella città e nella regione di Kherson la vita quotidiana è una questione di sopravvivenza per i bambini e le loro famiglie. Questa zona della linea del fronte è coperta da reti anti-drone e l’infanzia si è letteralmente spostata sottoterra. Sono rimasti circa 5.000 bambini dei 60.000 che un tempo vivevano pacificamente con le loro famiglie e i loro amici. Oggi i bambini imparano, giocano e dormono nei seminterrati solo per stare al sicuro».
A quattro anni dall’inizio della guerra, come ha rilevato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, è stato conseguito un risultato significativo. Circa 2.000 bambini ucraini sono stati rimpatriati con successo dal controllo russo nell’ambito dell’iniziativa «Bring kids back UA». «Ognuno di questi rimpatri – ha affermato Zelensky - è stato reso possibile grazie al lavoro quotidiano del nostro popolo, delle organizzazioni della società civile e dei partner internazionali. Migliaia di bambini ucraini sono ancora ostaggi della Russia, vittime dei suoi crimini ogni giorno. Ma non ci fermeremo, finché non riporteremo a casa ogni bambino ucraino».
Se in Ucraina i bambini e gli adolescenti sono costretti a fuggire e sono impossibilitati a ricevere un’adeguata istruzione, in Russia vengono adottati per i più giovani alcuni programmi di istruzione basati sulle tecniche militari, a riprova delle prospettive sempre meno pacifiche del Paese guidato da Vladimir Putin. Alla fine del 2022, la Russia ha istituito il «Centro Voin» (Guerriero) per lo sviluppo dell’addestramento militare-sportivo e dell’educazione patriottica dei giovani. La struttura è stata fortemente voluta da Putin, può ospitare giovani di età compresa tra i 14 e i 35 anni e mira a fornire loro competenze in vari ambiti, a partire da quello militare, con programmi supportati dal Cremlino e dal ministero della Difesa. Fino ad oggi, sono stati formati oltre 100mila giovani. La missione del «Centro», come si legge sul sito, è quella «di preparare una nuova generazione di patrioti, amare e proteggere la patria».
I media russi hanno rivelato pochi giorni fa che alcuni istruttori del «Voin» hanno trascorso alcune settimane al fronte. Il motivo? Conoscere nel dettaglio le tecniche di combattimento per poi trasferirle ai giovani allievi.
«La Russia chiede a chi addestra i bambini e gli adolescenti di combattere prima in una vera guerra», ha commentato Mykola Kuleva di «Save Ukraine», organizzazione umanitaria fondata nel 2014 impegnata nella protezione dei minori ucraini rapiti. «Gli istruttori del Voin – osserva Kuleba – si muovono tra il campo di battaglia e i centri di addestramento per i giovani. Il tempo trascorso al fronte è attentamente programmato in modo che il “processo educativo” prosegua senza interruzioni. L’esperienza di combattimento è considerata un requisito obbligatorio per l’istruzione delle generazioni future».
I centri di “formazione” fanno parte di un percorso militare che inizia con la teoria e si conclude sul campo di battaglia. Gli istruttori lavorano in campi di addestramento frequentati dagli adolescenti, compresi quelli provenienti dai territori ucraini temporaneamente occupati, in base a programmi di studio specifici. Sotto le definizioni «educazione patriottica» o «orientamento professionale», i giovani vengono indottrinati e introdotti alle discipline militari, all’utilizzo dei droni, alla medicina di guerra e all’addestramento al combattimento. Il tutto sotto la supervisione di chi è appena rientrato dai campi di battaglia in Ucraina. Nel «Centro Voin» si educa alla guerra, parola vietata nella Russia di Putin.