Al bambino che ha subito un trapianto di cuore danneggiato saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici. Lo si legge nella nota dell’ospedale Monaldi, al termine della prima riunione per l’attivazione del Percorso di pianificazione condivisa delle cure (Pcc).
Nelle ultime 12 ore, le condizioni cliniche di Domenico, ricoverato dal 23 dicembre e tenuto in vita da un macchinario, l’Ecmo, hanno registrato "un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento". Alla riunione iniziata in tarda mattina, hanno partecipato l’equipe dell’Azienda ospedaliera dei Colli, di cui fa parte l’ospedale Monaldi; Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, e la madre del piccolo paziente. Nell’ambito del Pcc richiesto dalla famiglia, "l'Azienda ha proposto una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente, sottoposto a trapianto" circa due mesi fa. "Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico", è stato dunque condiviso in accordo con la famiglia e con il medico legale di parte.
Il cuore che avrebbe dovuto salvare il piccolo è stato destinato a un altro bambino, anche lui all’incirca della stessa età, che lo ha ricevuto al Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il cuore, che non è stato utilizzato al Monaldi dopo la valutazione dell’Heart Team sulla non trapiantabilità del piccolo, è stato trapiantato al bimbo che era in lista di attesa nell’ospedale bergamasco.
«In una vicenda così dolorosa e delicata come quella del bambino trapiantato a Napoli è fondamentale mantenere chiarezza giuridica e rispetto umano. Il percorso di Pianificazione Condivisa delle Cure avviato dai medici insieme alla famiglia rappresenta uno strumento previsto dalla Legge 219/2017 e si colloca pienamente nel quadro normativo italiano: non si tratta di eutanasia, ma di un approccio volto a evitare l’accanimento terapeutico e a garantire cure appropriate, orientate al sollievo dalla sofferenza della persona. In quest'ottica, se i medici e la famiglia decidessero di interrompere la circolazione extracorporea Ecmo, cui il bimbo è sottoposto, potrebbero legalmente farlo perché significa evitare accanimento terapeutico viste le condizioni del bambino», spiega l'avvocata Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni
«Quando la medicina non ha più possibilità di offrire prospettive di guarigione e terapie idonee - sottolinea Gallo - la scelta condivisa tra équipe sanitaria e familiari, basata sulla proporzionalità delle cure e sul miglior interesse del paziente, è non solo eticamente fondata ma anche giuridicamente corretta. Proprio per questo, credo sia necessario abbassare il livello dell’esposizione mediatica sulle decisioni cliniche e sulle scelte della famiglia, che meritano rispetto e riservatezza. Allo stesso tempo, è importante che le questioni relative al trapianto e alle eventuali responsabilità vengano chiarite con rigore nelle sedi competenti, attraverso gli accertamenti in corso. In momenti come questo la priorità deve restare la tutela del bambino e il sostegno alla sua famiglia, nel rispetto della legge e della deontologia medica».