Sabato 21 Febbraio 2026

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La Corte Suprema boccia i dazi di Trump: "Non ha il potere di imporli". Lui: "Una vergogna

Tre giudici conservatori "tradiscono" il tycoon votando con i liberal. Un piano di riserva? Ecco cosa dice la decisione e quali strade ha la Casa Bianca

20 Febbraio 2026, 17:28

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La Corte Suprema boccia i dazi di Trump: "Non ha il potere di imporli". Lui: "Una vergogna

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi commerciali imposti da Donald Trump sottolineando che il presidente ha abusato della sua autorità imponendo una serie di tariffe che hanno sconvolto il commercio globale. L'alta corte, a maggioranza conservatrice, ha emesso una sentenza con sei voti contro tre, con tre giudici conservatori che si sono uniti ai tre giudici liberal.

Sebbene Trump abbia a lungo utilizzato i dazi come leva per esercitare pressioni e negoziare, lo scorso anno, al suo ritorno alla presidenza, ha fatto un uso senza precedenti dei poteri economici di emergenza per imporre nuovi dazi praticamente a tutti i partner commerciali degli Usa. Nella sentenza si afferma che l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) lo statuto del 1977 che riconosce al presidente l’autorità di regolare o proibire alcune transazioni internazionali durante emergenze nazionali, che Trump ha invocato per giustificare la sua politica commerciale, in realtà non autorizza il presidente ad imporre dazi. A scrivere l’opinione della maggioranza è stato lo stesso presidente della Corte Suprema, John Roberts, giudice di tendenza conservatrice nominato da George Bush.

"Quando il Congresso ha delegato i suoi poteri di imporre dazi lo ha fatto in termini espliciti e soggetti a limiti severi - si legge nell’opinione della maggioranza in cui si ricorda che è del Congresso la prerogativa di imporre dazi - sullo sfondo di deleghe chiare e limitate, il governo considera che lo Ieepa attribuisce al presidente il potere di imporre unilateralmente dazi incontrollati e cambiarli a proprio piacimento. Questa interpretazione - conclude - rappresenterebbe un’espansione trasformativa dell’autorità del presidente sulla politica tariffaria". Oltre a Roberts altri due giudici della maggioranza conservatrice - Amy Coney Barrett e Neil Gorsuch, entrambi nominati da Trump durante il suo primo mandati come Kavanaugh - si sono uniti alla minoranza dei giudici liberal, Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson

La sentenza smantella la parte più ampia del programma tariffario del presidente, ma lascia intatte le misure adottate per motivi di sicurezza nazionale su acciaio, alluminio e automobili. La decisione infatti non invalida tutti i dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Restano in vigore le tariffe imposte ai sensi della Sezione 232 della Legge sull'espansione commerciale del 1962, giustificate da valutazioni di sicurezza nazionale condotte dal dipartimento del Commercio. Tali misure - che riguardano, tra l’altro, acciaio, alluminio, automobili e altri prodotti specifici - non erano oggetto del ricorso esaminato dalla Corte. Il verdetto colpisce invece il ricorso estensivo alla Legge sui poteri economici in caso di emergenza internazionale (Ieepa), strumento utilizzato dall’amministrazione per imporre dazi su larga scala. Con la bocciatura di questa base giuridica, la Casa Bianca si trova ora con margini di manovra più ristretti.

Tra le opzioni residue vi è il ricorso ad altre disposizioni della Legge sull'espansione commerciale per introdurre tariffe temporanee. Tuttavia, tali strumenti prevedono limiti stringenti: in genere aliquote non superiori al 15 per cento e una durata massima di 150 giorni, oltre all’obbligo di presentare specifiche motivazioni economiche suscettibili di ricorsi giudiziari. Un’altra strada percorribile sarebbe l'avvio di nuove indagini su pratiche commerciali ritenute sleali ai sensi della Sezione 301 della normativa commerciale statunitense. Anche in questo caso, però, la procedura richiede mesi prima di poter eventualmente condurre all’imposizione di nuovi dazi. 

Trump ha definito "una vergogna" la sentenza e ha anche riferito di aver in mente "un piano di riserva". Il presidente chiedere al Congresso l’approvazione di una legge che gli conferisca esplicitamente poteri tariffari più ampi. Tale ipotesi appare tuttavia complessa sul piano politico, alla luce della maggioranza repubblicana risicata in entrambe le Camere. La decisione della Corte suprema, comunque, non annulla automaticamente eventuali intese commerciali come quelle con l’Unione europea e con la Cina, ma ne ridimensiona la leva negoziale e può aprire la strada a una rinegoziazione. La sentenza colpisce infatti la legittimità di specifiche misure tariffarie adottate tramite poteri di emergenza, non i trattati o gli accordi in sè. Diverso è il piano politico ed economico. Se l’intesa con Bruxelles fosse stata negoziata sotto la minaccia o nell’ambito di dazi ora dichiarati illegittimi, l’Unione europea potrebbe sostenere che è venuta meno la pressione che aveva favorito il compromesso. In tal caso, l’accordo resterebbe formalmente valido ma potrebbe essere oggetto di revisione.