Prove di nuovo ordine mondiale a Washington, dove si è tenuta la prima riunione del Board of Peace, organismo di controllo internazionale con l’obiettivo di ripristinare la pace nelle zone di conflitto, ideato dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La sessione fondativa, con tanto di firma dello statuto da parte dei membri, si è svolta a Davos durante il World Economic Forum.
«È un grande giorno, quello che stiamo facendo è molto semplice: la pace. Pace è una parola semplice da dire, ma difficile da produrre - ha detto Trump dando inizio all’incontro - Lavoriamo insieme per garantire un futuro migliore alla popolazione di Gaza, del Medio Oriente e del mondo intero». Al tavolo imbastito a Washington si sono seduti 35 capi di Stato e di governo. Tra i membri figurano Israele, Argentina, Arabia Saudita ed Egitto, Armenia, Azerbaigian, Bahrein, Giordania, Kuwait, Qatar, Turchia, Emirati Arabi Uniti, India e Pakistan. Hanno aderito anche Kazakistan, Uzbekistan, Mongolia, Cambogia, Indonesia e Vietnam, Albania, Bielorussia, Ungheria e Kosovo, Argentina, El Salvador e Paraguay, oltre a Egitto e Marocco.
La partecipazione al Board è subordinata al ricevimento di un invito e al pagamento di una fiche di un miliardo di dollari entro il primo anno. Altri Paesi, tra cui anche l’Italia, hanno scelto una partecipazione limitata o indiretta. Messico, Repubblica Ceca, Romania, Cipro, Grecia e Bulgaria prenderanno parte come osservatori, senza diritto di voto.
«Molti dei nostri amici in Europa sono presenti oggi e non vediamo l’ora che diventino membri a pieno titolo - ha detto Trump - Vogliono tutti diventarlo. E abbiamo avuto un’ottima risposta dall’Europa». Il Giappone ha ricevuto l’invito ma sta valutando il livello di rappresentanza da inviare, mentre diverse potenze e gran parte dei Paesi europei tra cui Francia, Germania, Spagna e Svezia hanno invece declinato l’adesione, esprimendo timori che la nuova struttura possa indebolire il ruolo delle Nazioni Unite nei processi di pace multilaterali. «Quasi tutti i Paesi hanno accettato» l’invito ad aderire al Board of Peace e quelli che non lo hanno fatto «lo faranno - ha detto Trump - alcuni stanno facendo un po’ i furbi ma non funziona - ha aggiunto - non si può fare i furbi con me».
Putin invece sta valutando se accettare o meno l’invito di Trump. «Su indicazione della leadership del Paese - ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova - in relazione all’invito pervenuto al presidente della Russia a entrare a far parte, la nostra posizione su questa questione è in fase di elaborazione, anche tenendo conto delle posizioni dei nostri partner in Medio Oriente».
Il Vaticano invece «non parteciperà al board of peace per la sua particolare natura che non è quella degli altri Stati», come riferito dal segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, al termine del bilaterale col governo italiano a Palazzo Borromeo in occasione delle celebrazioni dei Patti lateranensi. La scelta della Santa Sede è stata definita «molto spiacevole» dalla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. L’organo internazionale concepito dal presidente degli Stati Uniti in effetti sembra essere stato ideato proprio in contrapposizione all’Onu. Anzi, come detto dallo stesso Trump, il «Il Board of Peace sarà quasi un controllore dell'Onu e si assicurerà che funzioni correttamente». Nel corso dell’incontro Trump ha annunciato «che gli Stati Uniti contribuiranno con 10 miliardi di dollari al Board of Peace» aggiungendo che «Kazakistan, Azerbaigian, Emirati Arabi Uniti, Marocco, Bahrain, Qatar, Arabia Saudita, Uzbekistan e Kuwait hanno contribuito con oltre 7 miliardi di dollari agli aiuti» per Gaza.
La guerra a Gaza «è finita» ha proseguito Trump, anche se ci sono ancora dei «focolai» ma «Hamas consegnerà le armi» e «se non lo faranno, la risposta sarà dura». Per compensare il vuoto che verrà lasciato da Hamas nella Striscia il nuovo Alto rappresentante per Gaza nominato dagli Stati Uniti ha detto che sono iniziate le assunzioni per una nuova forza di polizia a Gaza, destinata a sostituire Hamas. «Solo nelle prime ore, abbiamo 2mila persone che hanno presentato domanda per entrare a far parte di una nuova forza di polizia palestinese di transizione», ha annunciato Mladenov.
Inoltre secondo quanto rivelato da The Guardian l’amministrazione Trump starebbe pianificando di costruire una base militare nel sud di Gaza per ospitare 5mila persone che dovrebbe fare da base operativa per una futura Forza di stabilizzazione internazionale. Durante l’incontro è intervenuto anche il presidente della Fifa, Gianni Infatino, che ha annunciato la partnership della Federazione con il Board of Peace. «Il calcio è un linguaggio universale e quando ho sentito la sua presentazione a Davos ho capito che dovevamo fare qualcosa per supportare la pace», ha detto Infantino, che lo scorso dicembre ha consegnato a Trump il Fifa Peace prize, creato apposta per il 47’ presidente Usa.