Giovedì 19 Febbraio 2026

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Andrea, la cupa parabola di un (ex) principe

Da eroe nazionale a reale senza titoli, l'arresto in relazione al caso Epstein segna l'ultimo atto nella storia del fratello di Re Carlo

19 Febbraio 2026, 17:34

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Andrea, la cupa parabola di un (ex) principe

C’è qualcosa di shakespeariano nella parabola di Andrew Mountbatten-Windsor, terzo figlio di Elisabetta II, eroe di guerra, playboy scintillante degli anni ottanta, emissario del commercio britannico nell’epoca euforica della globalizzazione. E poi, lentamente, la discesa agli inferi, gli scandali, l’abisso dei file Epstein, la privazione del titolo nobiliare, fino all’arresto che chiude simbolicamente il cerchio della caduta.

Nella serie tv The Crown Andrew appare come il figlio prediletto della regina, come ha ricordato il commentatore reale Richard Fitzwilliams, quando nacquero Carlo e Anna non poteva dedicare loro il tempo desiderato, con Andrew, nato nel 1960, la madre non era più la giovane sovrana travolta dagli obblighi e poteva concedere tempo e attenzioni che ai primi figli erano mancati.

La sua formazione segue il copione aristocratico: collegio scozzese a Gordonstoun, disciplina e rigore, fino all’ingresso nella Royal Navy nel 1979 che gli offre una direzione precisa e, soprattutto, un’identità che non dipende soltanto dai privilegi legati al sangue blu. Durante la guerra delle Falkland contro l’Argentina, nel 1982, vola come pilota di elicotteri dalla portaerei HMS Invincible, partecipando a missioni operative reali. In quei mesi i tabloid lo dipingono come un eroe nazionale, il principe che rischia la vita assieme al popolo, e in patria la sua popolarità raggiunse un picco che nessuna strategia di comunicazione avrebbe potuto costruire artificialmente.

Accanto all’uniforme, però, emerge anche l’altra faccia del personaggio. Giovane, atletico, sicuro di sé, Andrew frequenta ambienti mondani e i loro eccessi. La stampa lo insegue tra feste, modelle e jet privati, mentre la linea di successione si allunga con la nascita dei nipoti. Nel 1986 il matrimonio con Sarah Ferguson sembra riportare ordine e romanticismo nella narrazione reale: il bacio sul balcone di Buckingham Palace, l’entusiasmo de sudditi, le due figlie Beatrice ed Eugenie. Per qualche anno rappresentano la coppia vivace e moderna che rinfresca l’immagine della monarchia inglese.

Ma il sogno non dura a lungo, le lunghe assenze dovute alla carriera militare, l’attenzione mediatica ossessiva su Sarah Ferguson, i paragoni continui con Diana e Carlo, logorano la coppia e la loro immagine pubblica. Nel 1992 la separazione diventa ufficiale, accompagnata dallo scandalo delle fotografie che ritraggono Fergie in atteggiamenti intimi con un imprenditore americano. Il divorzio, quattro anni dopo, mette fine alla stagione della giovinezza spensierata.

Nel 2001 assume l’incarico di rappresentante speciale del Regno Unito per il commercio e gli investimenti. È il volto sorridente della Gran Bretagna nei mercati emergenti, l’uomo che stringe mani, apre porte, promette opportunità. Viaggia instancabilmente, tanto da guadagnarsi il soprannome di Air Miles Andy. Le critiche però iniziano ad affiorare: le spese elevate, gli incontri con figure controverse, la sensazione che il confine tra diplomazia e mondanità sia sempre più sfumato. È in quegli anni che il principe entra stabilmente nell’orbita del miliardario americano Jeffrey Epstein e della compagna Ghislaine Maxwell.

Già nel 2010 una fotografia che ritrae Andrew accanto a Epstein a Central Park contraria l’opinione pubblica: l’uomo era già stato condannato per reati sessuali. Il danno d’immagine stavolta è severo e segna l’inizio della discesa. Nel 2015 il suo nome compare in una causa civile intentata dall’attivista Usa Virginia Giuffre, che lo accusa di aver avuto rapporti con lei quando era minorenne, proprio su pressione di Epstein. Andrew respinge tutto e si dichiara innocente, ma il caso assume una dimensione globale dopo il nuovo arresto di Epstein nel 2019 e il suo suicidio in carcere nell’agosto dello stesso anno. L’intervista concessa alla BBC, in cui il principe nega ogni accusa senza mostrare il pentimento che molti si aspettavano per quell’amicizia, viene percepita come un clamoroso errore di giudizio.

In pochi giorni Buckingham Palace annuncia il suo ritiro dagli impegni pubblici: è il primo passo di un progressivo isolamento. Nel 2022 la controversia con Giuffre si chiude con un accordo extragiudiziale negli Stati Uniti. Non c’è ammissione di colpa, ma una causa civile e un risarcimento milionario e una dichiarazione che riconosce la sofferenza delle vittime di Epstein.

Andrew viene privato dei titoli militari onorifici e dei patronati reali (le associazioni benefiche di cui era sponsor ufficiale). Da quel momento non può più utilizzare lo stile di “Sua Altezza Reale” in ambito pubblico e viene descritto nei comunicati ufficiali come privato cittadino. Nel aprile del 2025 Virginia Giuffre, che da anni si batteva per le vittime degli abusi di Epstein, è morta suicida all’età di 41 anni nella sua casa in Australia. Una tragedia che ha allungato ancora di più la cupa ombra che gravava sull’ormai ex principe.

L’arresto per misconducting in public office una fattispecie del diritto penale britannico simile al nostro abuso d’ufficio, segna l’ultimo, drammatico capitolo della parabola di un principe che ha distrutto il suo favoloso destino con le proprie mani.