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Usa immigrazione

Columbia, giudice blocca la deportazione dello studente palestinese Mohsen Mahdawi

La giudice Nina Froes ferma la procedura avviata dall’amministrazione Trump: contestata la prova depositata dal governo, una fotocopia non certificata

19 Febbraio 2026, 11:43

Columbia, giudice blocca la deportazione dello studente palestinese Mohsen Mahdawi

Mohsen Mahdawi

La deportazione si ferma, almeno per ora, e a bloccarla non è un giudizio politico sul merito, ma un vizio procedurale che pesa sulla documentazione presentata dal governo. Una giudice dell’immigrazione, Nina Froes, ha infatti sospeso la procedura avviata dall’amministrazione Trump contro Mohsen Mahdawi, studente palestinese indicato come uno dei protagonisti delle proteste alla Columbia University contro Israele e la guerra a Gaza.

La decisione della giudice: “prova” non certificata

Secondo quanto riportato nel testo, Froes ha rilevato irregolarità nell’azione degli avvocati del governo, che «non avrebbero certificato in modo appropriato un documento usato come prova» contro Mahdawi. In particolare, la giudice avrebbe contestato che sia stata prodotta «una semplice fotocopia del documento, senza una certificazione», elemento che ha portato al blocco della procedura.

Il ricorso e la campagna di espulsioni

L’amministrazione, si legge, può fare ricorso contro la sentenza. La decisione viene collocata nel quadro di una campagna, «avviata lo scorso anno», volta a espellere dagli Stati Uniti studenti stranieri che hanno protestato contro la guerra a Gaza. In questo contesto, il caso Mahdawi viene descritto come «l’ennesima decisione giudiziaria» che si frappone a quel percorso.

La vicenda personale: green card e arresto durante il colloquio

Mahdawi, sempre secondo il testo, viveva negli Stati Uniti da tempo con green card da dieci anni. Sarebbe stato arrestato lo scorso aprile durante quello che riteneva un colloquio per la cittadinanza. Due settimane dopo, però, era stato rilasciato «a seguito dell’ordine di un giudice federale».

Il memo di Rubio e la motivazione “politica estera”

Nonostante il rilascio, l’amministrazione avrebbe proseguito la procedura di deportazione basandosi su «un memo di Marco Rubio» che stabilisce che i non cittadini possano essere espulsi se la loro presenza «mina gli interessi di politica estera Usa». È su questo impianto che si è innestata la contestazione procedurale della giudice Froes, legata alla forma e alla validità della prova prodotta.

La replica di Mahdawi: “stato di diritto” e diritto di parola

Dopo la decisione, Mahdawi ha rivendicato la centralità delle garanzie: «Sono grato alla corte di aver fatto rispettare lo stato di diritto contro il tentativo del governo di calpestare il giusto processo, questa decisione è un passo importante per mantenere il diritto di parlare per la pace e la giustizia». Nel testo si ricorda anche che lo studente ha sempre negato l’accusa dell’amministrazione Trump di aver usato «una retorica intimidatoria» nei confronti di studenti pro Israele durante le proteste a Columbia.