Giovedì 19 Febbraio 2026

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Esteri

Migranti espulsi in segreto in Camerun, il Nyt accusa l’amministrazione Trump

Nove persone trasferite senza accordi pubblici e non camerunesi. Avvocati: molti erano protetti da ordinanze delle corti.

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Trump

Un’operazione riservata, senza annunci ufficiali e con molte ombre legali. Secondo un’inchiesta del New York Times, l’amministrazione Trump avrebbe espulso in segreto nove migranti trasferendoli lo scorso gennaio in Camerun, nonostante diversi di loro fossero protetti da ordinanze delle corti americane contro il rimpatrio.

Trasferiti in segreto a gennaio

Il quotidiano statunitense riferisce che i nove migranti non erano cittadini camerunesi e che i loro legali sostengono come nessuno avesse precedenti per reati violenti. Molti avrebbero scoperto la destinazione solo all’ultimo momento, quando sarebbero stati ammanettati e imbarcati su un volo del Dipartimento della Sicurezza Interna partito dalla Louisiana il 14 gennaio.

Secondo le testimonianze raccolte, da allora i migranti si troverebbero in una struttura statale a Yaoundé, dove non possono lasciare il Paese se non accettando il rimpatrio verso gli Stati d’origine, spesso abbandonati per conflitti o persecuzioni.

Nessun accordo pubblico con il Camerun

Un altro elemento che solleva interrogativi riguarda la mancanza di intese ufficiali. Il New York Times sottolinea che non risultano accordi pubblici tra Washington e Yaoundé per l’accoglienza di migranti di Paesi terzi. Il ministero degli Esteri camerunense non ha commentato, mentre il Dipartimento di Stato ha spiegato di non rilasciare dichiarazioni sulle comunicazioni diplomatiche riservate.

Joseph Awah Fru, avvocato camerunense che assiste i migranti, ha dichiarato che almeno due di loro avrebbero già accettato di tornare nei Paesi d’origine.

Espulsioni verso Paesi terzi

Il caso si inserisce in una strategia più ampia di espulsioni verso Stati terzi. Negli ultimi mesi anche Sud Sudan, Eswatini, Ruanda e Ghana avrebbero ricevuto migranti deportati dagli Stati Uniti.

Secondo una stima della Commissione Esteri del Senato americano, Washington avrebbe speso oltre 40 milioni di dollari per accordi legati a queste operazioni, che puntano a ridurre la pressione migratoria interna ma sollevano forti dubbi sul piano giuridico e umanitario.