Esteri
Navalny
A due anni dalla morte di Alexei Navalny in una colonia penale russa, la vedova Yulia Navalnaya torna ad accusare apertamente Vladimir Putin, sostenendo che nuove informazioni dell’intelligence europea confermerebbero la tesi dell’avvelenamento.
In un’intervista rilanciata dalla stampa internazionale, Yulia Navalnaya ha dichiarato di sentirsi rafforzata dalle nuove evidenze raccolte da cinque servizi di intelligence europei. «Sono soddisfatta. È difficile dire che sia una buona notizia, perché mio marito è stato ucciso. Naturalmente io lo sapevo già», ha affermato.
Secondo la vedova, Navalny – morto a 50 anni – non mostrava segni di peggioramento immediato: «Lo avevamo visto in video solo un giorno prima e sembrava stare assolutamente bene». Da qui la convinzione che «gli fosse successo qualcosa di orribile» e che dietro ci fosse il presidente russo.
Le nuove ricostruzioni, attribuite a fonti di intelligence europee, rafforzerebbero l’ipotesi che l’oppositore del Cremlino sia stato eliminato con un avvelenamento. Una tesi che la famiglia sostiene da tempo e che ora, secondo Navalnaya, troverebbe conferme più solide.
«Abbiamo le prove che Vladimir Putin è l’assassino», ha detto, ribadendo di essere impegnata «a lavorare molto duramente perché un giorno ci sia giustizia».