Lunedì 16 Febbraio 2026

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Fine vita

Primo suicidio assistito in Piemonte, morto un 40enne nel Torinese

L’uomo, affetto da patologia irreversibile, ha ottenuto il via libera dopo 9 mesi. La procedura con supporto della Asl

16 Febbraio 2026, 09:31

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Il primo caso di suicidio medicalmente assistito in Piemonte riaccende il dibattito sul fine vita in Italia. A morire è stato un uomo di 40 anni, residente nel Torinese e affetto da una grave patologia irreversibile, che ha scelto di porre fine alle proprie sofferenze nella sua abitazione.

Il primo suicidio assistito in Piemonte

Il paziente, indicato con il nome di fantasia “Alberto”, è deceduto «in presenza dei sanitari liberamente scelti dal paziente e con il supporto tecnico-logistico della Asl», come comunicato dall’Asl To4. L’uomo si era rivolto direttamente all’azienda sanitaria e ha dovuto attendere circa nove mesi prima di ottenere l’autorizzazione alla procedura.

La vicenda è stata resa nota dall’Associazione Luca Coscioni, che ha seguito il percorso informativo e legale del paziente.

Il percorso e il ruolo dell’Associazione Luca Coscioni

«La sua storia è reale, così come lo sono stati la sua sofferenza e il percorso condiviso con la sua famiglia», ha dichiarato la segretaria nazionale Filomena Gallo. Secondo l’associazione, il caso conferma quanto già stabilito dalla Corte costituzionale: nei casi previsti, il diritto all’aiuto al suicidio deve trovare attuazione nel Servizio sanitario nazionale.

Tuttavia, ha sottolineato Gallo, l’accesso resta disomogeneo. «Al momento stiamo seguendo nove persone in tutta Italia», spiegando che persistono differenze tra regioni e interpretazioni diverse sui requisiti, in particolare sul tema dei trattamenti di sostegno vitale.

Le critiche sui tempi e sulle differenze regionali

Molto critico anche Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, che ha parlato di un’attesa troppo lunga. «Ha dovuto subire otto mesi di sofferenza insopportabile prima di ottenere ciò che avrebbe dovuto ottenere da subito», ha dichiarato, definendo il suicidio assistito un diritto già riconosciuto ma ancora ostacolato in molte realtà territoriali.

Secondo Cappato, le differenze tra regioni e le resistenze politiche continuano a rendere il percorso complesso, mentre è attesa una nuova pronuncia della Corte costituzionale su alcuni nodi ancora aperti.