Venerdì 13 Febbraio 2026

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A Porto Rico ora la morte del feto è omicidio

La nuova legge firmata dalla governatrice Jenniffer González riconosce capacità giuridica all'embrione, con evidenti conseguenze sul diritto all’aborto

13 Febbraio 2026, 17:22

Jenniffer González

La morte di un bambino non ancora nato (cioè di un embrione o di un feto) sarà considerata come un omicidio. Cambia così il codice penale a Porto Rico e secondo la governatrice Jenniffer González la legge manterrà la coerenza tra le disposizioni civili e quelle penali riconoscendo i bambini non nati (cioè gli embrioni e i feti) come esseri umani.

Chissà se ha detto proprio così, “esseri umani”, aggiungendo una sciatteria a un emendamento che potrebbe avere conseguenze più o meno desiderate. La questione, infatti, non è tanto l’appartenenza alla specie umana (anche un gamete è umano e non canino o extraterrestre) ma – moralmente e giuridicamente – la sua eventuale personalità. Cioè l’avere dei diritti e quali.

Dovrebbe essere facile capire che la questione è molto diversa. Una è fattuale: sono una zebra oppure sono un gatto. L’altra non è fattuale: una zebra oppure un gatto sono persone e quali conseguenze comporta la loro personalità? Quando rispondiamo a questa seconda domanda dobbiamo stare attenti a considerare tutte le conseguenze e non solo quelle che ci piacciono o che ci fanno comodo.

Qualsiasi cosa abbia detto la governatrice portoricana, il risultato non sembra cambiare e quello di cui stiamo parlando non è l’appartenenza dei nascituri (umani) alla nostra specie dichiarata per legge ma l’attribuzione di uno statuto che è quello delle persone (e non solo degli esseri umani). L’emendamento integra una legge che già considera come un omicidio di primo grado l’omicidio di una donna incinta con la conseguente morte dell’embrione o del feto. E sembra coerente con la condanna di Félix Verdejo a due ergastoli. Verdejo aveva preso a pugni, drogato, rapito e ucciso la sua amante Keishla Rodríguez, causando ovviamente anche la morte del nascituro, perché non voleva abortire.

Mi ricorda la norma statunitense Unborn victims of violence act del 2004 nata da una storia simile e orrenda: Laci Peterson era incinta quando era stata uccisa dal marito, poi condannato per duplice omicidio. Spesso delle cose terribili nascono da buonissime intenzioni. Ma se mancano la capacità di valutare le conseguenze e l’invalidità delle eccezioni, le ricadute sulla possibilità di abortire non sono facilmente contenibili. E forse è un po’ quello che si vuole. O forse no. Quando parlo di eccezioni mi riferisco alla possibilità di considerare diversamente l’aborto volontario. Se il nascituro ha i nostri stessi diritti, potrò abortire? E basta la mia intenzione a cambiare il suo statuto o sarà necessariamente un omicidio anche quello?

È tutto già successo. Come le condanne per spaccio in caso di assunzione di sostanze stupefacenti durante la gravidanza o di omicidio in caso di morte del feto o di nati morti. Gli ossessionati dai principi si disinteressano delle conseguenze. E siccome pensano che un embrione è vivo e appartenente alla specie umana (vero) allora quell’embrione dovrebbe avere gli stesi diritti che abbiamo noi (piuttosto discutibile e un po’ rischioso) e non importa quali saranno le implicazioni.

Anche in Italia ogni tanto ci provano a spostare l’acquisizione della capacità giuridica prima della nascita e a cambiare l’articolo 1 del codice civile. Nella versione del 2018 il disegno di legge di iniziativa di Maurizio Gasparri e altri proponeva di cambiarlo così: “Art. 1. – (Capacità giuridica) – Ogni essere umano ha la capacità giuridica fin dal momento del concepimento”. Che non è un momento essendo il concepimento un processo continuo, ma insomma. Per ora nessuno ci è riuscito ma è un po’ come l’eterno ritorno.

Spesso nemmeno i difensori dei bambini non nati si prendono davvero sul serio perché anche le tecniche riproduttive dovrebbero essere tutte vietate. Come anche i lavori pericolosi, lo stress, il burro e qualsiasi altra abitudine potenzialmente dannosa durante la gravidanza. È tutto già successo. Ma non è servito a niente.