Trump, presidente Usa
La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha bloccato i dazi imposti dal presidente Donald Trump al Canada in un voto che proietta ombre sulle elezioni di mid-term per i repubblicani.
Come riportato da Axios, mercoledì, nel corso di una votazione che lo speaker della Camera, Mike Johnson, ha bloccato per quasi un anno, la Camera bassa del Congresso statunitense ha approvato con 219 voti favorevoli e 211 contrari una risoluzione per revocare i dazi introdotti sui prodotti provenienti dal Canada. La risoluzione è stata presentata dal deputato democratico, Gregory Meeks, sostenendo che lo scopo è quello di abbassare il costo della vita per le famiglie americane.
Nel corso del suo intervento Meeks ha contestato le affermazioni fatte da Trump, che lo scorso anno aveva giustificato l’introduzione di dazi al 25% sui prodotti canadesi a causa di un’emergenza legata al narcotraffico, in particolare di Fentanyl, proveniente dal confine settentrionale degli Stati Uniti. «Il Canada non è una minaccia. Il Canada è nostro amico. Il Canada è nostro alleato», ha detto il deputato democratico prima dell’inizio della votazione.
A sorpresa i voti decisivi per il passaggio della risoluzione sono arrivati da 6 deputati Repubblicani: Thomas Massie, del Kentucky; Don Bacon, Nebraska; Kevin Kiley, California; Dan Newhouse, Washington; Jeff Hurd, Colorado e Brian Fitzpatrick, Pennsylvania. I repubblicani “ribelli” in questo modo hanno lanciato un chiaro messaggio di disapprovazione al presidente rispetto alle politiche economiche poste alla base del suo secondo mandato alla Casa Bianca.
Pronta è arrivata la risposta di Trump che evidentemente non ha gradito il tiro giocatogli dai suoi rappresentanti alla Camera. «Qualsiasi repubblicano, alla Camera o al Senato, che voti contro le TARIFFE ne subirà seriamente le conseguenze al momento delle elezioni, comprese le primarie!», ha scritto il presidente degli Stati Uniti sul suo social Truth, aggiungendo che «il nostro deficit commerciale si è ridotto del 78%, il Dow Jones ha appena raggiunto quota 50.000 e l'S&P 7.000, tutti numeri considerati IMPOSSIBILI solo un anno fa. Inoltre, le TARIFFE ci hanno garantito una Grande Sicurezza Nazionale perché la sola menzione di questa parola fa sì che i Paesi accettino i nostri desideri più forti. I DAZI ci hanno dato sicurezza economica e nazionale, e nessun repubblicano dovrebbe essere responsabile della distruzione di questo privilegio».
Forti del risultato raccolto mercoledì alla Camera i democratici potrebbero iniziare a presentare numerose risoluzioni contro la politica tariffaria di Trump per costringere i colleghi repubblicani a votare in contrasto con l’indirizzo del presidente. Negli ultimi mesi tra le fila dei repubblicani è cresciuta l’insofferenza verso la guerra commerciale avviata lo scorso anno con il Liberation Day, ed ha contagiato anche alcuni sei suoi più fedeli seguaci al Congresso.
Il momento è delicato per il presidente degli Stati Uniti. Le elezioni di mid-term si avvicinano, si voterà il prossimo novembre, e oltre al malcontento che serpeggia nel suo partito Trump si trova a dover fare i conti con il crollo di popolarità tra i cittadini statunitensi, colato a picco dopo la smodata campagna contro l’immigrazione condotta dall’ICE, in particolare a seguito dell’uccisione da parte degli agenti federali di Renee Nicole Good e Alex Pretti.
Secondo un sondaggio condotto dalla Nbc il 61% degli statunitensi non approva le politiche di Trump, in particolare il 49% «disapprova con forza» le modalità utilizzate per gestire la sicurezza interna e la politica migratoria. In base ad un’altra rilevazione, redatto da The Economist, l’indice di gradimento si ferma al 38%, registrando un calo di 21 punti da gennaio del 2025 ed è di 26 punti più basso di quanto fosse a questo punto durante il primo mandato. In un anno di presidenza Trump ha polverizzato il vantaggio che gli ha reso possibile tornare a sedersi nello studio ovale. Due diversi sondaggi inoltre mostrano come l’atteggiamento di Trump abbia portato diversi elettori a rivalutare l’operato di Biden.
La rilevazione condotta da Harvard CAPS/Harris ha rivelato che il 51% degli elettori registrati afferma che Trump sta facendo un lavoro peggiore di Biden, rispetto al 49% che afferma che sta facendo meglio, mentre il sondaggio redatto da Rasmussen Reports, sondaggista vicino al presidente, indica che il 48% degli elettori afferma che Biden ha lavorato meglio come presidente, rispetto al 40% che ha scelto Trump. Secondo l’8% invece i due presidenti hanno ottenuto «più o meno gli stessi risultati».
Oltre al gradimento per il presidente anche le aspettative degli statunitensi di avere un’alta qualità della vita tra cinque anni sono scese al 59,2% nel 2025, registrando il livello più basso da quando è iniziata la misurazione circa vent’anni fa. Il calo della popolarità di Trump presso l’elettorato statunitense ha acceso i timori dell’amministrazione di una possibile debacle alle elezioni di mid-term. Per questo motivo a inizio febbraio Trump ha dichiarato che il governo federale dovrebbe «nazionalizzare» e «prendere il controllo» delle elezioni in almeno 15 località non specificate, ripetendo teorie cospirative sfatate su diffuse frodi elettorali nelle elezioni del 2020, mentre Steve Bannon, ex consigliere di Trump e influente commentatore di destra, ha dichiarato che l'ICE «circonderà le urne a novembre».
Come riportato dall’agenzia Reuters al momento Trump non avrebbe ancora discusso «piani formali» per schierare gli agenti dell’ICE ai seggi elettorali per le elezioni di mid-term, anche se la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha dichiarato di non poter «garantire che un agente dell'ICE non sarà nei pressi di un seggio elettorale a novembre ma quello che posso dirvi è che non ho sentito il presidente discutere di alcun piano formale per collocare l'ICE fuori dai seggi elettorali».
La notizia ha messo in allarme i deputati democratici. In un’intervista alla Cbs il senatore Mark Warner ha detto che «c’è una minaccia molto reale, senza riforme dell’ICE, potrebbero esserci pattuglie dell’ ICE intorno ai seggi elettorali». Se l’amministrazione dovesse effettivamente proseguire sulla strada indicata da Bannon, pianificando il dispiegamento degli agenti federali del Dipartimento di sicurezza interna a pattugliare le urne, l’effetto potrebbe essere tangibile: un ulteriore calo di popolarità di Trump tra gli elettori statunitensi, che difficilmente approverebbero una simile misura.