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Meta e Alphabet a processo negli USA: «Creano dipendenza nei più giovani»

Una ventenne accusa le piattaforme di aver progettato meccanismi per agganciare i bambini: possibile precedente globale contro i colossi digitali

11 Febbraio 2026, 11:04

Meta e Alphabet a processo negli USA: «Creano dipendenza nei più giovani»

FACEBOOK META DATA CENTER SERVER STORAGE

I social media hanno «deliberatamente progettato i loro prodotti per creare dipendenza nei bambini?». È quanto dovrà accertare la giudice del tribunale di Los Angeles, Carolyn Kuhl, chiamata a decidere la causa contro Meta e Alphabet (holding fondata da Google nel 2015), intentata dalla 20enne identificata come Kayley GM, che ha denunciato di aver subito gravi danni mentali perché da bambina è diventata dipendente dai social media.

«Questo caso riguarda due delle aziende più ricche della storia che hanno progettato la dipendenza nel cervello dei bambini», ha detto l’avvocato Mak Lanier, che rappresenta la querelante, alla giuria nella sua dichiarazione di apertura. «Vi mostrerò le prove che queste aziende hanno costruito macchine progettate per creare dipendenza nel cervello dei bambini, e lo hanno fatto di proposito», ha proseguito Lanier aggiungendo che parlerà «di come Google e Meta hanno deliberatamente progettato i loro prodotti, YouTube e Instagram, per catturare l'attenzione degli utenti e farli tornare, non per caso ma per scelta, perché la dipendenza è redditizia».

Lanier ha dichiarato l’intenzione di utilizzare prove fornite dalle stesse società ed elementi di neuroscienza per dimostrare che «mettere giù (il telefono ndr) non è mai un’opzione». Secondo l’accusa infatti le due società avrebbero progettato e costruito ambienti digitali capaci di agganciare l’attenzione e dotati di meccanismi per impedire il più a lungo possibile agli utenti di distogliere lo sguardo.

Nel corso del suo intervento l’avvocato ha descritto Instagram come un «feed senza fine in cui le persone cercano una validazione sociale», mentre YouTube «riproduce il video seguente prima che tu decida di voler interrompere la visione», e lo farebbe tramite un algoritmo in grado di «capire cosa stai guardando e te ne fornisce di più, che tu lo cerchi o no».

Oggi dovrebbe comparire di fronte al giudice il capo di Instagram, Adam Mosseri, mentre la prossima settimana in aula è atteso il proprietario di Meta, Mark Zuckerberg, e dovrebbe essere convocato anche il capo di YouTube, Neil Mohan.

Il processo è seguito con molta attenzione, sia negli Stati Uniti che all’estero, in quanto la sua definizione potrebbe creare un precedente che aprirebbe la strada ad un’ondata di cause simili nei confronti dei colossi del tech.

Le società proprietarie dei social media sono infatti accusate, in numerose cause in tutti gli Stati Uniti, di aver portato i giovani utenti a diventare dipendenti da contenuti che hanno poi causato depressione, disturbi alimentari, ricovero psichiatrico fino ad arrivare al suicidio.

Gli avvocati dei querelanti stanno adottando le strategie utilizzate negli anni '90 e 2000 contro l'industria del tabacco, che in quegli anni è stata sommersa da un’ondata di cause legali con l’accusa di vendere un prodotto dannoso, e lo scorso venerdì gli avvocati della difesa hanno cercato invano di impedire ai querelanti di paragonare le loro piattaforme al tabacco e ad altri prodotti che creano dipendenza.

Anche sull’altra sponda dell’oceano Atlantico, dopo due decenni caratterizzati da un quasi totale laissez faire per i giganti del tech, ci si inizia a chiedere quale sia l’impatto dei social sugli utenti, giovani e meno giovani, e più in generale sulla società.

Dopo l’intenzione di introdurre il divieto d’iscrizione e d’utilizzo dei social per i minori espressa da Francia e Spagna, la Commissione Europea ha infatti annunciato che, a seguito di un’ indagine avviata a febbraio del 2024, è stata riscontrata una violazione del Digital Services Act da parte di Tik Tok, di proprietà della cinese ByteDance.

Secondo la Commissione infatti la piattaforma per come è costruita «crea dipendenza» e non porrebbe «ragionevoli, proporzionate ed efficaci» misure per mitigare il rischio di dipendenza. «Le indagini preliminari della Commissione descrivono la nostra piattaforma in modo completamente falso e privo di fondamento e adotteremo tutto il necessario per contrastare tali accuse con ogni mezzo a nostra disposizione», ha dichiarato un portavoce di ByteDance.

Negli Stati Uniti Tik Tok non è più fra le parti in causa nel processo di Los Angeles in quanto a fine gennaio ha patteggiato prima che iniziasse il processo e pagato una cifra, che non è stata resa nota, alla querelante Karolin G.M. che avevano denunciato la piattaforma con accuse simili a quelle formulate contro Meta e Alphabet. Negli ultimi anni il legame tra disturbi psicologici e l’utilizzo eccessivo dei social media è stato evidenziato da numerosi studi scientifici e, se dovesse essere accertato giudizialmente che i social media sono consapevolmente costruiti per creare dipendenza, le conseguenze potrebbero essere epocali.