Lesa maestà
Il re della Thailandia Maha Vajiralongkorn e il presidente cinese Xi Jinping
Una delle pene più pesanti mai pronunciate per lesa maestà in Thailandia è stata inflitta a Phuritikon Sarakul, condannato complessivamente a 50 anni di carcere per aver pubblicato post critici contro il re. La decisione del tribunale penale arriva in un contesto politico e istituzionale particolarmente sensibile.
Secondo quanto riferito da Thai Lawyers for Human Rights (Tlhr), oggi l’imputato è stato condannato a 30 anni per contenuti diffusi tra il 2021 e il 2022. A dicembre era già stato giudicato in contumacia e condannato a 20 anni per altri post online. Le due sentenze, sommate, portano la pena a mezzo secolo di reclusione.
La legge sulla lesa maestà, prevista dall’articolo 112 del codice penale thailandese, protegge il re Maha Vajiralongkorn e la famiglia reale dalle critiche. Per ciascuna violazione è prevista una pena fino a 15 anni di carcere.
Le associazioni per i diritti umani sostengono che la norma sia stata spesso utilizzata per reprimere il dissenso politico e limitare la libertà di espressione. Dal 2020 almeno 289 persone sarebbero state incriminate in base a questa disposizione, secondo Tlhr.
Non è il primo caso di condanna particolarmente severa. Nel 2024 un venditore di abbigliamento è stato condannato a 50 anni per insulti alla monarchia su Facebook, mentre un’ex funzionaria statale, inizialmente condannata a 43 anni, è stata liberata dopo otto anni grazie alla grazia reale.
La sentenza arriva pochi giorni dopo le elezioni generali dell’8 febbraio, che hanno visto la vittoria a sorpresa del partito conservatore e filo-monarchico Bhumjaithai.
In passato il Partito Popolare riformista aveva proposto modifiche alla legge sulla lesa maestà durante la campagna elettorale del 2023. L’anno successivo, però, la Corte Costituzionale ha stabilito che tale promessa equivaleva a un tentativo di rovesciare la monarchia costituzionale e ha disposto lo scioglimento del partito. Nella più recente tornata elettorale, la questione non è stata rilanciata con la stessa forza.
La condanna a 50 anni rappresenta, secondo Tlhr, una delle «sentenze più severe ai sensi dell’articolo 112 della storia». Al momento non risultano accuse ulteriori oltre alla pubblicazione dei post contestati.