Esteri
Epstein
In Francia il caso Jeffrey Epstein continua a produrre effetti politici. La presidente dell’Assemblea nazionale Yael Braun-Pivet si è opposta alla creazione di una commissione parlamentare d’inchiesta, ritenendo che un simile strumento rischierebbe di sovrapporsi all’azione della magistratura.
Intervistata da Europe 1, Braun-Pivet ha spiegato che «la commissione parlamentare d’inchiesta non deve entrare in competizione con il sistema giudiziario». Secondo la presidente dell’Assemblea, spetta infatti ai magistrati «indagare e fare piena luce» sull’eventuale esistenza di «ramificazioni francesi» all’interno delle milioni di pagine di documenti pubblicate dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
A suo avviso, l’istituzione di una commissione parlamentare «porterebbe a un offuscamento dei confini tra i poteri», ricordando che la Francia è «fondata sulla separazione tra il potere legislativo e quello giudiziario».
Di segno opposto la posizione della France Insoumise, che ha chiesto formalmente la creazione di una commissione d’inchiesta parlamentare. L’obiettivo dichiarato è offrire alle vittime uno spazio per testimoniare e verificare eventuali «interferenze» o «finanziamenti» che avrebbero potuto coinvolgere il mondo politico francese.
Nel dibattito pubblico è emerso in particolare il nome di Jack Lang, storico esponente socialista ed ex ministro della Cultura sotto la presidenza di François Mitterrand. Lang si è dimesso dalla presidenza dell’Istituto del Mondo Arabo dopo l’apertura di un’indagine da parte della Procura Finanziaria Nazionale sui suoi legami finanziari con Epstein.
Sul punto Braun-Pivet ha espresso parole durissime, pur distinguendo il giudizio sull’attività politica passata di Lang. «È davvero terrificante», ha dichiarato, aggiungendo: «Pur riconoscendo la qualità dell’impegno e del lavoro di Jack Lang come ministro, non voglio più vedere i politici approfittare della generosità dei privati».
La presidente dell’Assemblea nazionale ha condannato senza mezzi termini pratiche come l’utilizzo di jet privati o vacanze pagate da finanziatori: «È inaccettabile che i politici usino jet privati, che si facciano pagare le vacanze. È inaccettabile perché è moralmente riprovevole», definendo tali comportamenti «profondamente sconvolgenti».