Tensioni nucleari
ALI KHAMENEI GUIDA SUPREMA DELL'IRAN
Il sito nucleare iraniano di Isfahan appare oggi fortemente blindato. Le ultime immagini satellitari mostrano che tutti gli ingressi della struttura sono stati interrati, una mossa che secondo gli analisti segnala una scelta precauzionale di Teheran in vista di possibili attacchi o raid da parte di Israele o degli Stati Uniti.
A riferirlo è l’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale, con sede a Washington, citato dal Times of Israel. L’istituto, che da tempo monitora i principali impianti del programma nucleare iraniano, ha spiegato che le immagini satellitari di domenica mostrano due accessi completamente coperti dalla terra, mentre un terzo ingresso, situato nella parte nord del complesso, presenta ulteriori misure di difesa passiva.
Secondo gli esperti, non si registrano più movimenti di veicoli in prossimità degli ingressi. «Riempire i tunnel – ha spiegato l’istituto – contribuirebbe a smorzare l’effetto di un potenziale attacco aereo e renderebbe più difficile anche un’azione via terra delle forze speciali, finalizzata a sequestrare o distruggere eventuale uranio altamente arricchito».
Gli analisti ipotizzano che l’Iran possa aver spostato materiali sensibili all’interno dei tunnel per proteggerli. Preparativi simili, sottolinea la stessa fonte, erano stati osservati nei giorni precedenti all’Operazione Midnight Hammer, che colpì gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan.
Le immagini satellitari del mese scorso avevano già documentato tetti in costruzione all’interno del complesso di Isfahan. Secondo l’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale, tali strutture sembravano funzionali a un’operazione di recupero di beni o macerie, senza rendere chiaro cosa venisse effettivamente rimosso o messo in sicurezza.
Prima della guerra di dodici giorni con Israele, nel giugno 2025, la Repubblica Islamica disponeva di tre principali siti nucleari legati al suo programma. L’impianto di Isfahan è noto in particolare per la produzione di gas di uranio, destinato alle centrifughe per la fase di arricchimento e purificazione.
Mentre il sito appare sempre più protetto, sul piano diplomatico l’Iran ribadisce la volontà di proseguire il confronto con gli Stati Uniti. «L’Iran sta negoziando con gli Usa – ha dichiarato Esmail Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri di Teheran –. È la Casa Bianca che deve poter operare libera da pressioni esterne, in particolare da parte di Israele, che ignora gli interessi della regione e persino quelli americani».
Le dichiarazioni sono arrivate nel giorno della partenza per Washington del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dopo i colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti tenutisi venerdì scorso in Oman, definiti da Teheran solo «l’inizio» di un percorso negoziale.
«Non possiamo avviare un processo diplomatico ignorando quanto accaduto negli ultimi dieci o quindici anni e le mosse degli Stati Uniti degli ultimi mesi», ha aggiunto Baqaei, sottolineando che le posizioni iraniane «si basano sul diritto internazionale e sulle richieste legittime del popolo iraniano».
Secondo il portavoce, Teheran monitorerà attentamente il comportamento della controparte per capire in quale direzione si muoveranno i negoziati. Un processo che si sviluppa in un contesto di forte tensione regionale, mentre il presidente Usa Donald Trump ha più volte evocato la possibilità di un nuovo intervento armato come risposta alla repressione interna delle proteste da parte del regime iraniano.