Lunedì 09 Febbraio 2026

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Bad Bunny fa infuriare Trump. Al Superbowl nasce la "dottrina Bunroe"

Lo show dell'artista, il primo interamente in spagnolo, celebra l'America senza confini e conquista tutti. Tranne il tycoon, che attacca: "Terribile"

09 Febbraio 2026, 18:47

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Bad Bunny fa infuriare Trump . Al  Superbowl nasce la "dottrina Bunroe"

«Insieme siamo l’America», un messaggio semplice ma altrettanto potente, stampato sulla palla da football che Antonio Benito Martinez Ocasio, in arte Bad Bunny, ha mostrato alla telecamera al termine dello spettacolo dell’intervallo, mentre sul maxischermo del Levi’s stadium di Santa Clara campeggiava a caratteri cubitali la scritta: «l’unica cosa più forte dell’odio è l’amore».

In tempi in cui i rastrellamenti di migranti, principalmente latinoamericani, da parte dell’ICE sono all’ordine del giorno, lo spettacolo del 60esimo Superbowl è destinato ad entrare nella storia come il primo interamente in spagnolo. Prima di uscire di scena Bad Bunny ha guidato una parata di bandiere dell’intero continente americano al grido di «Dio benedica l’America, Chile, Argentina, Uruguay, Paraguay, Bolivia, Perù, Ecuador, Brasile, Colombia, Venezuela, Guyana, Panamà, Costa Rica, Nicaragua, Honduras, El Salvadòr, Guatemala, Mexico, Cuba, Repubblica Dominicana, le Antille, Stati Uniti, Canada» e in ultimo «la mia patria, Porto Rico, siamo ancora qui».

Con questo grido di nazionalismo panamericano Bad Bunny ha ricordato agli statunitensi e al mondo intero che l’America è un grande continente, in cui gli Stati Uniti sono solo un Paese. Sul campo del Santa Clara Bad Bunny ha scandito a ritmo di raggaeton la “dottrina Bunroe”, che vuole un’America unita oltre i confini nazionali, non più divisa tra nord, centro e sud, e in cui ogni Paese ha eguali diritti e dignità. In aperto contrasto con la dottrina Donroe, ossia la Dottrina Monroe declinata in salsa trumpiana, secondo cui gli Stati Uniti devono assicurarsi il dominio sull’intero continente americano (vedi minacce d’invasione verso Canada, Groenlandia, Cuba e Messico, oltre al rapimento di Maduro).

Come da pronostico non si è fatta attendere la reazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che già nei mesi precedenti lo spettacolo di Bad Bunny si era scagliato contro l’NFL per aver invitato il cantante portoricano ad esibirsi. «Lo spettacolo dell'intervallo del Super Bowl è assolutamente terribile, uno dei peggiori di SEMPRE!», ha scritto Trump in un post sul suo social Truth. «Non ha senso, è un affronto alla grandezza dell'America e non rappresenta i nostri standard di successo, creatività o eccellenza - ha proseguito nello stesso post - Nessuno capisce una parola di quello che dice questo tizio e il ballo è disgustoso, soprattutto per i bambini piccoli che lo guardano da tutti gli Stati Uniti e da tutto il mondo. Questo "Spettacolo" è solo uno "schiaffo in faccia" al nostro Paese, che ogni giorno stabilisce nuovi standard e record».

Trump non era presente allo stadio, l’ultima volta che ha assistito ad una partita a novembre è stato sommerso di fischi dal pubblico, stava seguendo la partita da Palm Beach dov’è stato allestito un “Presidential watch party” con tanto di spettacolo dell’intervallo parallelo “tutto all’americana” e basato su «fede, famiglia e libertà», organizzato da Turning Point Usa, l’associazione fondata da Charlie Kirk, ucciso lo scorso settembre.

L’intervallo alternativo è stato aperto in playback dal cantante Kid Rock, fedelissimo di Trump, finito nel ciclone negli ultimi giorni per il testo di “Cool, daddy cool”, canzone del 2001 in cui canta «girls, girls, i like ‘em underage /ragazze, ragazze, mi piacciono minorenni» e per una sua battuta fatta durante una puntata del Saturday Night Live, sempre del 2001, «perché tutti gli uomini d'America aspettano che queste ragazze compiano 18 anni? - ha detto Kid Rock durante l’apparizione riferendosi alle gemelle Olsen, al tempo 14enni - se c'è erba sul campo, gioca la palla».

Lo spettacolo alternativo si è svolto davanti ad una platea di circa 200 persone mentre altre 5 milioni lo hanno guardato da casa. Un confronto impietoso con i più di 70mila spettatori presenti allo stadio e gli oltre 128 milioni, 100 negli Usa e 28 dal resto del mondo, che hanno seguito lo spettacolo “tutto latino” di Bad Bunny. Dopo aver vinto 6 Grammy, 17 Grammy latini, 16 Billboard awards, 24 Premio lo nuestro, il premio sia di artista Apple che di Billboard dell’anno 2022, ed essere stato l’artista più ascoltato su Spotify nel 2020, 2021, 2022 e 2025, collezionando miliardi di ascolti, Bad Bunny si è imposto sulla scena globale come uno dei più influenti detrattori di Trump a livello culturale. Non ha fatto post polemici pur accettando il lauto cachet per la performance, anzi, nei giorni precedenti la performance ha cercato di abbassare i toni dichiarando che «l’unica cosa di cui dovrete preoccuparvi sarà il ballo», ha partecipato lasciando che la sua musica e il suo spettacolo parlassero per lui.

L’impegno politico non è una novità per Martinez Ocasio. Nel 2019 partecipò alle proteste che portarono alla destituzione dell’allora governatore Ricardo Rosselló. L’ultimo album, Debì tirar màs fotos, è un grido di protesta contro la gentrificazione, lo sfruttamento turistico, la privatizzazione delle risorse naturali e per la difesa dell’identità portoricana contro chi, un lotto alla volta, si sta comprando l’isola.

Anche la scelta della mascotte dell’album non è casuale. Il Sapo Concho (Peltophrye lemur) è una rana indigena dell’isola caraibica, inserita tra le specie a rischio d’estinzione per la distruzione dell’habitat e l’introduzione di specie aliene, scelta dall’artista per riaffermare quanto espresso nelle canzoni contenute nell’album. Un simbolo potente, tanto da essere adottato dalla lotta contro la politica migratoria dell’amministrazione Trump, finendo su manifesti che lo ritraggono con tanto di fischietto e la scritta “Fuck ICE/Chinga la migra”.

A metà dello spettacolo dagli altoparlanti è risuonata la frase, presa da una sua canzone, «mientras uno està vivo, uno debe amar lo màs que pueda», un messaggio di amore e speranza in tempi foschi in cui l’odio e la forza sembrano farla da padrone, e se «la vita è una festa che un giorno termina», come canta Benito in Baile Inolvidable, è meglio passarla amando il prossimo piuttosto che odiarlo.