Il caso
ANDREA BACCAN (PUCCI) ATTORE COMICO
Gli insulti, le minacce, gli epiteti arrivati a raffica dai social hanno fatto un passo indietro dal palco più esposto d’Italia. Andrea Pucci ha rinunciato alla co-conduzione di una serata del Festival di Sanremo, definendo gli attacchi «incomprensibili e inaccettabili». La decisione arriva poco più di 48 ore dopo l’annuncio di Carlo Conti.
La Rai ha espresso rammarico per il dietrofront dell’artista e «preoccupazione per il clima d’intolleranza e di violenza verbale» registrato in questi giorni, parlando di una «forma di censura» che «dovrebbe preoccupare chiunque lavori nel mondo dello spettacolo».
Il caso è diventato immediatamente politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha denunciato sui social un contesto «di intimidazione e di odio», esprimendo solidarietà al comico e criticando quello che definisce un «doppiopesismo» sulla satira. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha parlato al telefono con Pucci: «Capisco la sua decisione, ma auspico possa tornare sui suoi passi. La satira non deve essere censurata». Per Antonio Tajani, Pucci è «l’ultima vittima del politicamente corretto», mentre Matteo Salvini invoca «libertà di pensiero, di parola e di sorriso».
Dal centrosinistra arrivano critiche al governo per aver trasformato Sanremo in terreno di scontro. Matteo Renzi ironizza: «Non so quanto faccia ridere Pucci, so quanto fa ridere un governo che parla di festival invece che di tasse e coltelli». Giuseppe Conte accusa l’esecutivo di disinteressarsi di sanità, bollette e salari. Per il Partito democratico, Sandro Ruotolo respinge le accuse di censura e ribalta il punto: «Il vero attacco alle istituzioni è l’intervento diretto del potere politico nella sfera culturale e informativa. Presentarsi come vittime mentre si esercita il potere indebolisce la democrazia».