Martedì 17 Febbraio 2026

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Iran

Il Premio Nobel che non viene protetto: nuova condanna per Narges Mohammadi

Sei anni di carcere, restrizioni e divieti dopo l’arresto di dicembre. La donna non ha voluto parlare davanti ai giudici, ritenendo il procedimento «una farsa»

09 Febbraio 2026, 07:00

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Il Nobel che non protegge: nuova condanna per Narges Mohammadi

Narges Mohammadi

Non c’è pace per Narges Mohammadi, attivista iraniana e vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2023. La 53enne è stata condannata a sei anni di carcere con accuse di «raduno» e «collusione», oltre a un anno e sei mesi per attività di propaganda. La sentenza prevede inoltre il divieto di lasciare il Paese per due anni e l’obbligo di non recarsi nella città di Khosf per un periodo analogo. Lo riferisce Iran International, citando il suo legale, Mostafa Nili.

Mohammadi era stata arrestata il 12 dicembre a Mashhad, insieme ad altri attivisti, dopo aver preso la parola durante una cerimonia in ricordo di un avvocato trovato senza vita. In dichiarazioni all’agenzia Afp, l’avvocato ha precisato che è possibile presentare ricorso e ha auspicato che, considerate le condizioni di salute dell’attivista, possa essere liberata su cauzione per ricevere le cure necessarie.

Negli ultimi venticinque anni, il percorso di Mohammadi è stato segnato da processi e periodi di detenzione per il suo impegno contro la pena di morte in Iran e contro le restrizioni imposte alle donne, a partire dal codice di abbigliamento. Ha trascorso gran parte dell’ultimo decennio in carcere e dal 2015 non vede i figli, che vivono a Parigi.

Secondo quanto reso noto dalla sua fondazione, Mohammadi non ha voluto parlare davanti ai giudici, ritenendo il procedimento «una farsa». Lo ha scritto in un comunicato diffuso da Parigi il marito, Taghi Rahmani. La notizia della condanna è stata comunicata dalla stessa Mohammadi durante un colloquio telefonico con il suo legale, appena il secondo contatto con l’esterno dall’arresto di dicembre.

Il 2 febbraio l’attivista aveva iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni di detenzione e il divieto di contatti con familiari e avvocati. La fondazione ha fatto sapere che lo sciopero è terminato al sesto giorno. Al suo legale, Mohammadi ha riferito di essere stata ricoverata in ospedale tre giorni prima «per il peggioramento delle condizioni di salute», prima di essere riportata nel centro di detenzione.