Mercoledì 11 Febbraio 2026

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Non solo festini, la "notizia" dei file Epstein è l’attacco MAGA alle democrazie Ue

È uno dei filoni più interessanti e meno sbandierati nella ciclopica mole di documenti divulgati. Dai quali spunta come personaggio chiave Steve Bannon, immaginifico guru della destra americana e tra i primi consiglieri di Trump

06 Febbraio 2026, 18:04

19:45

Altro che festini, la "notizia" dei file Epstein è l’attacco MAGA alle democrazie Ue

Il miliardario eccentrico e pervertito morto suicida in carcere, le minorenni schiave sessuali, l’isola paradisiaca che diventa l’inferno in terra, mega imprenditori, vip e potenti di ogni latitudine, di ogni bandiera politica e casata nobiliare che corrono a corte in un tripudio compiaciuto di devianze.

Inevitabile che i contenuti dei file Epstein alimentino suggestioni morbose e teorie del complotto, che i media sguazzino nella palude, aspettando che prima o poi qualche pezzo da novanta finisca seriamente nei guai, magari per una brutta storia di pedofilia. Fin qui, però, nei tre milioni di pagine, duemila video e oltre 180mila fotografie non è ancora emerso alcun reato attribuibile a persone diverse da Epstien stesso e dalla consorte Ghislaine Maxwell come segnala Dipartimento di giustizia Usa.

Uno dei filoni più interessanti e meno sbandierati nella ciclopica mole di documenti riguarda l’attacco, esplicito e brutale, del mondo MAGA alle democrazie europee, un’offensiva che coincide con la prima presidenza Trump e con l’estensione della cosiddetta guerra ibrida della Russia di Vladimir Putin alle forze progressiste europee. Il personaggio chiave che ricorre più volte è Steve Bannon, immaginifico guru della destra americana e tra i primi consiglieri di The Donald.

Nelle corrispondenze dirette con Epstein Bannon appare come l’architetto di una guerra politico culturale che usa la destabilizzazione come metodo e l’Europa come campo di battaglia. Una catena di email datata luglio 2018 contenuta nel file File 019308 indica i due uomini discutere apertamente di un progetto politico: l’organizzazione di una rete populista di estrema destra in Europa, The Movement, che coinvolga le forze nazionaliste identitarie e leader come Viktor Orbán, Marine Le Pen e Matteo Salvini, all’epoca ministro del governo gialloverde col vento in poppa.

Nelle conversazioni Epstein consiglia a Bannon essere presente di persona nei paesi europei per coordinare l’iniziativa, mentre da parte sua l’ideologo MAGA confida che i «patrioti» raddoppino il numero di parlamentari alle elezioni europee del 2019 per «fermare le leggi contro le criptovalute». In un altro scambio Bannon condivide la sua avversità contro il magnate George Soros e la sua Open Society, simbolo dell’influenza delle Ong globaliste in Europa e tra i principali ostacoli al suo ambizioso progetto.

Viene così confermato ciò che in fondo già si sapeva: l’offensiva populista contro il modello democratico europeo non è una teoria, ma strategia concreta. Bannon, i trumpiani e la loro convergenza di interessi con la Russia di Vladimir Putin ne amplificano la portata, trasformando la politica europea nel principale campo di battaglia della destabilizzazione.