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Il caso

Picchiato dai genitori per i voti a scuola, quindicenne si rivolge all'intelligenza artificiale

Maltrattamenti ripetuti fin dall’infanzia: il ragazzo trovato dalla polizia a Novara e affidato ai servizi sociali

06 Febbraio 2026, 10:18

Picchiato dai genitori per i voti a scuola, quindicenne si rivolge all'intelligenza artificiale

Una vita segnata da violenze fisiche e psicologiche, consumate tra le mura domestiche e motivate da un rendimento scolastico ritenuto insufficiente. È la storia di un ragazzo di 15 anni che, dopo essere scappato di casa, ha trovato il coraggio di chiedere aiuto chiamando il 112, facendo emergere un quadro di maltrattamenti in famiglia che andava avanti da anni.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, il giovane subiva percosse frequenti, almeno tre volte alla settimana. I genitori utilizzavano una cintura, fili di carica batterie, una scopa, un bastone di legno, utensili da cucina e persino rami di albero. Punizioni violente inflitte, come raccontato dal minore, per sanzionare risultati scolastici giudicati non adeguati. Una situazione che aveva trasformato la vita del quindicenne in un incubo quotidiano.

Dopo la fuga, il ragazzo è stato rintracciato da una volante e accompagnato negli uffici della questura di Novara. Qui, visibilmente provato, si è confidato con gli agenti, spiegando di non voler più tornare a casa e denunciando i comportamenti violenti dei genitori, rispettivamente di 54 e 42 anni, originari del Bangladesh e residenti in città.

La Squadra mobile ha quindi disposto l’intervento di un esperto in psicologia, che ha affiancato il ragazzo durante un colloquio protetto. È emerso che i maltrattamenti sarebbero iniziati già quando il minore aveva sei anni, frequentando le scuole elementari. Un clima di oppressione costante, protratto nel tempo, che aveva lasciato il ragazzo in una condizione di profonda solitudine.

Prima di rivolgersi alle forze dell’ordine, il quindicenne aveva trovato il coraggio di confidarsi con i genitori di un suo amico. Ma c’è un dettaglio che restituisce con forza il senso di isolamento vissuto dal minore: il ragazzo si era rivolto anche a una nota applicazione di intelligenza artificiale, dalla quale aveva ricevuto risposte che lo rassicuravano sul fatto che «nessuno deve essere menato» e che «non era una situazione normale».

Gli investigatori hanno ascoltato anche l’amico che lo accompagnava e il padre di quest’ultimo, i quali hanno confermato integralmente il racconto del giovane. Alla luce degli elementi raccolti, il ragazzo è stato affidato ai servizi sociali, mentre i genitori sono stati deferiti all’autorità giudiziaria con l’accusa di maltrattamenti.