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Oggi inizia la XXV edizione dei giochi olimpici invernali, ospitati da Milano e Cortina, inaugurata dall’accensione del braciere olimpico. La stessa fiamma 42 anni fa divampava sul tripode dello stadio Koševo di Sarajevo.
È il 1984. Il governo presieduto dal presidente del Consiglio Bettino Craxi il 14 febbraio emana il decreto legge n.10, che passerà alla storia come il decreto di san valentino, con cui vengono tagliati tre punti percentuali alla cosiddetta scala mobile, misura economica tesa a contrastare l’erosione del potere d’acquisto dovuta all’aumento dei costi della vita tramite l’indicizzazione dei salari in funzione degli aumenti dei prezzi dei beni essenziali. L’11 giugno alle 12:45 muore a Padova il segretario del Partito Comunista Enrico Berlinguer, era stato colpito da un ictus pochi giorni prima, mentre teneva un comizio in vista delle elezioni europee.
Dall’altra parte dell’Adriatico, all’ombra delle alpi Dinariche, la mattina dell’8 febbraio 1984 Sarajevo si sveglia sotto una coltre di neve. Il giorno prima una forte nevicata ha imbiancato la regione, facendo tirare un sospiro di sollievo agli organizzatori che temevano per la riuscita dei giochi in assenza di neve. Gli spalti dello stadio Koševo sono gremiti per la cerimonia d’inaugurazione dei XIV giochi olimpici invernali, che si concluderanno il successivo 19 febbraio.
Il mondo è ancora diviso in due blocchi, quello statunitense e quello sovietico separati dalla cortina di ferro. Con la conferenza di Bandung, in Indonesia, dell’aprile del 1955 tra i due blocchi se ne inserisce un terzo: quello dei Paesi non allineati, guidato dal presidente della Jugoslavia, Josip Broz Tito.
L’edizione passa alla storia come “i giochi della concordia”, intermezzo tra i boicottaggi che avvennero in quegli anni nelle edizioni di Montreal 1976, Mosca 1980 e Los Angeles 1984. I giochi ospitati dalla capitale jugoslava vengono definiti dall’allora presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Juan Antonio Samaranch, «i migliori giochi olimpici Invernali mai organizzati».
Le tre edizioni “mutilate” vengono colpite dai boicottaggi per cause eterogenee. Alla vigilia dei giochi di Montreal i Paesi africani chiedono l’esclusione del Sudafrica, già estromesso da tutte le competizioni sportive meno che nel tennis, l’automobilismo e il rugby, trovando la risposta negativa da parte del CIO. Come risposta al rifiuto tutti i Paesi africani partecipanti, meno Senegal e Costa d’Avorio, boicottano i giochi. È il primo boicottaggio nella storia delle olimpiadi. Quattro anni più tardi il precedente si ripete.
A seguito dell’invasione sovietica dell’Afghanistan del dicembre 1979 il presidente americano Jimmy Carter dichiara che gli Stati Uniti non avrebbero partecipato ai giochi ospitati da Mosca. Al boicottaggio si uniscono altri 64 paesi tra cui Canada, Germania Ovest, Norvegia, Giappone, Corea del Sud, Cile, Argentina, Israele e Cina. Anche l’Iran, nonostante le tensioni con gli Stati Uniti seguite alla rivoluzione islamica, si unisce al boicottaggio insieme ai Paesi arabi in seguito alla condanna dell’invasione sovietica dell’Afghanistan da parte dell’Organizzazione della cooperazione islamica.
L’Italia ed altri 14 Paesi tra cui Gran Bretagna, Francia, Spagna, e Irlanda partecipano ai giochi ma lo fanno sotto la bandiera olimpica senza quella nazionale. All’edizione partecipano 80 Paesi, il numero più basso per un’olimpiade dai giochi di Melbourne del 1956. Nell’estate del 1984 ad ospitare i giochi sono gli Stati Uniti, a Los Angeles. L’Unione Sovietica annuncia il boicottaggio poche settimane prima dell’inizio dei giochi per «questioni di sicurezza» dei suoi atleti legate alla guerra fredda. Altri 14 paesi del patto di Varsavia e Cuba si uniscono alla decisione di Mosca. Partecipano invece la Romania, che arriva seconda, e la Jugoslavia che ha ospitato la versione invernale dei giochi solo pochi mesi prima.
La capitale jugoslava viene scelta il 19 maggio 1978, giorno in cui il Comitato olimpico internazionale, il CIO, con un voto quasi unanime, con 36 voti su 38, assegna l’edizione alla capitale bosniaca, preferendola alle altre due contendenti: Göteborg e Sapporo. I preparativi durano sette anni e il loro principale promotore è Emerik Blum, ex dirigente dell’azienda energetica bosniaca Energoinvest ed ex sindaco di Sarajevo, carica che ricopre dal 1981 al 1983. Il principale risultato ottenuto da Blum è il termine dei lavori di gassificazione della città, avviati alla fine degli anni ’60 nell’ambito del Programma di protezione ambientale, in tempo per l’inizio dei giochi. La metanizzazione della città permette di ridurre il pesante inquinamento dato dal riscaldamento a carbone e viene così rispettata la condizione, imposta dal CIO, di avere una buona qualità dell’aria. Blum fa giusto in tempo a vedere e godere dei giochi, frutto del suo incredibile impegno, per poi spegnersi il 24 giugno 1984 a 73 anni. Tutti gli impianti sportivi sono stati completati e attrezzati entro l'autunno del 1982, quasi due anni prima dell’inizio dei giochi.
Lo stemma dell’edizione è un fiocco di neve stilizzato, di colore arancione su fondo bianco, il cui disegno riprende il tradizionale motivo del ricamo tipico della regione di Sarajevo. La mascotte è il lupo Vucko, creatura nata dalla penna dell’illustratore sloveno Jože Trobec, scelta dai lettori dei giornali jugoslavi tra sei proposte selezionate dai promotori. Dopo le olimpiadi Vucko è rimasto il simbolo di Sarajevo e ancora si trovano souvenir e gadget che lo ritraggono per le vie della città.
La fiamma olimpica viene accesa e parte da olimpia il 29 gennaio. Dopo un viaggio in macchina fino ad Atene, il giorno seguente arriva via aereo a Dubrovnik, nell’odierna Croazia, dove la staffetta si divide in due: una parte alla volta di Spalato mentre l’altra si dirige a Skopje, nell’odierna Macedonia del Nord. Le due torce olimpiche percorrono 5.289 km in Jugoslavia – 2.602 km a est e 2.687 a ovest – di questi 900km vengono percorsi a piedi dai tedofori mentre per gli altri 4.389 km la fiamma viene trasportata da veicoli appositamente modificati.
La vincitrice dell’edizione è la Germania est con 9 ori 9 argenti e 6 bronzi, seguita dall’Unione sovietica con 6 ori 10 argenti e 9 bronzi e dagli Stati Uniti con 4 ori 4 argenti e nessun bronzo. L’Italia si piazza al 10’ posto con 2 ori, uno vinto da Paoletta Magoni, che conquista la prima medaglia d’oro olimpica per un’italiana nello sci alpino trionfando nello slalom speciale, e uno da Paul Hildgartner nello slittino, mentre la Jugoslavia termina a pari merito con il Giappone al 14’ posto con 1 argento, prima medaglia per la Repubblica socialista nei giochi invernali, conquistata dallo sciatore Jure Franko nello slalom gigante.
Dalle vette di concordia in meno di dieci anni Sarajevo sprofonderà nell’abisso della guerra e dell’assedio, durante il quale gli impianti sportivi e le altre strutture costruite per ospitare i giochi olimpici verranno trasformati in rifugi, caserme, postazioni antiaeree.
Ora un’inchiesta della Procura di Milano intende far luce sull’ipotesi che cittadini italiani nei giorni dell’assedio si siano recati a Sarajevo pagando per sparare sui civili dalle colline che circondano la città.