Mercoledì 04 Febbraio 2026

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La famiglia di Palmoli

Casa nel bosco, stop all’esposto contro l’assistente sociale

La relazione dei servizi conferma le criticità nel rapporto con la madre. La perizia della Asl parla di disagio nei minori. La Garante chiede di tenerne conto nelle decisioni future

04 Febbraio 2026, 18:45

19:29

Casa nel bosco stop all’esposto contro l’assistente sociale

È durata appena cinque giorni l’iniziativa legale della “famiglia nel bosco” contro l’assistente sociale Veruska D’Angelo. L’atto depositato dagli avvocati è stato infatti restituito senza seguito dall’ente di ambito territoriale, che ha escluso l’apertura di qualunque procedimento disciplinare nei confronti della professionista. Una risposta asciutta, che chiude - almeno sul piano amministrativo - uno dei fronti dell’inchiesta che da diciassette mesi accompagna il caso Trevallion-Birmingham e che il 20 novembre 2025 ha portato alla separazione dei tre figli dai genitori. «Non ravvisiamo le contestazioni avanzate, l’operato dell’assistente sociale è stato corretto in ogni sua forma», hanno scritto i funzionari dell’ente regionale competente per il servizio sociale del Comune di Palmoli.

La denuncia, firmata dai legali Marco Farinella e Danila Solinas, puntava il dito contro quella che veniva descritta come un’ostilità preconcetta dell’assistente sociale, accusata di non riuscire a concepire un modello di vita e di educazione diverso da quello istituzionalmente codificato. La famiglia Trevallion-Birmingham ha infatti scelto di vivere a stretto contatto con la natura e di orientare la crescita dei figli verso un’educazione steineriana, in cui l’esperienza diretta precede l’apprendimento formale di lettura, scrittura e calcolo.

Mentre si attende ora il pronunciamento dell’Ordine professionale degli assistenti sociali, il lavoro dei servizi non si ferma. Nelle scorse ore l’assistente sociale, insieme agli operatori della casa famiglia, ha depositato una nuova relazione nella quale viene ribadita una valutazione critica sul comportamento della madre. Catherine Birmingham viene descritta come «oppositiva e riluttante a condividere regole diverse dalle proprie», un atteggiamento che, secondo i servizi, continua a ostacolare il percorso di collaborazione.

Sul piano clinico, il primo incontro per i test psicologici, svolto venerdì scorso all’Aquila, avrebbe tuttavia segnato un parziale riavvicinamento tra le parti. Le modalità di intervista adottate dalla psichiatra del tribunale, Simona Ceccoli, avrebbero favorito un clima meno conflittuale. Le tensioni, però, restano evidenti in altri ambiti. Catherine ha raccontato che i figli soffrono di incubi ricorrenti e ha riferito di una notte particolarmente difficile, quando il bambino di sei anni l’ha svegliata con le urla e «non si è calmato neppure quando l’ho preso in braccio».

Critico anche il rapporto con la nuova insegnante, Lidia Camilla Vallarolo, incaricata dal 13 gennaio di seguire i tre fratelli nel percorso di recupero scolastico. Una lezione si è conclusa in anticipo e, nei giorni successivi, i bambini si sono mostrati stanchi e disattenti, una reazione che gli operatori leggono come fisiologica per chi è stato abituato a un apprendimento all’aria aperta, lontano dai codici dell’istruzione tradizionale. I neuropsichiatri infantili della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, chiamati a esprimere un parere esterno, hanno sottolineato la centralità dei legami familiari. «È indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari - si legge nella relazione -, al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini, nell'ottica di una necessaria condivisione con la famiglia degli obiettivi didattici, di adattamento alla collettività tra pari e di scelte per il benessere dei minori».

La relazione sanitaria non mette però in discussione l’operato della struttura che ospita i minori a Vasto: «Nel complesso i bambini sono risultati sereni, pur con episodi di aggressività, provocatorietà e diffidenza, inevitabilmente legati alle vicissitudini accorse e alla circostanza valutativa. Nel complesso, tuttavia, l'adattamento è risultato valido».

Intanto si apre un nuovo scenario. È attesa dall’Australia Rachel, sorella di Catherine, che intende chiedere l’affidamento dei tre bambini ai nonni materni, a Melbourne. Un’ipotesi complessa, che richiede l’autorizzazione del Tribunale per i minorenni e la cittadinanza italiana degli affidatari. Nathan Trevallion, però, ha ribadito a Repubblica la volontà di restare in Abruzzo: per la sua famiglia, Palmoli resta il luogo in cui immagina il futuro.

A intervenire sul caso è anche l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza. In una nota diffusa ieri, Marina Terragni ha espresso preoccupazione per le condizioni psicologiche dei tre bambini. «Il tribunale tenga conto della perizia psichiatrica della Asl che conferma il disagio e la sofferenza dei figli allontanati», è l’appello rivolto alla magistratura minorile.

La perizia, secondo Terragni, «conferma, infatti, lo stato di disagio e sofferenza dei minori segnalato dalla madre Catherine Trevallion». Nella valutazione clinica - prosegue la garante - si ribadisce che è «indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari al fine di estinguere i comportamenti di disagio evidenziati dai bambini nell'ottica di una necessaria condivisione con la famiglia degli obiettivi didattici e di adattamento alla collettività tra pari e di scelte per il benessere dei minori».

La perizia sottolinea inoltre che «i bambini presentano una sostanziale adeguatezza delle aree emotivo-relazionali» e che «l'interazione con i genitori risulta valida e questi rappresentano per loro un valido riferimento emotivo». Da qui l’auspicio, espresso dalla garante, «che in sede giudiziaria si tenga nel debito conto questa valutazione, conformando anche i tempi del procedimento al superiore diritto alla salute psicologica dei tre bambini». Il caso di Palmoli, conclude Terragni, «non è certo l'unico né probabilmente quello maggiormente problematico tra i molti casi di allontanamento di minori che vengono portati ogni giorno alla nostra attenzione, ma ha il merito di avere acceso i riflettori su un sistema che necessita riflessione e anche cambiamenti, laddove necessari». E aggiunge: «Al momento basterebbe fare riferimento alla normativa vigente, cosa che purtroppo non sempre avviene. Proprio per questo scopo abbiamo voluto fare il punto con il nostro recente documento “Prelevamento dei minori, facciamo il punto” dedicato al tema».