Monta la bufera attorno all’uomo più ricco del mondo, Elon Musk, e a due delle sue creature X e Grok. La sede parigina del social network X è stata perquisita in mattinata. A renderlo noto è stata la Procura di Parigi, che ha convocato Musk, proprietario del social network, per il prossimo 20 aprile.
La perquisizione giunge a seguito dell’apertura di un’inchiesta a gennaio del 2025 sulla presunta manipolazione degli algoritmi utilizzati dalla piattaforma e sull'estrazione illecita di dati. Negli scorsi mesi l’indagine si è allargata fino a comprendere le accuse di complicità nella diffusione di materiali pedopornografici, negazionisti e di deepfake a sfondo sessuale. Oltre a Musk è stata convocata anche l’ex direttrice generale di X, Linda Yaccarino, e altri dipendenti dell’azienda in qualità di testimoni. Yaccarino si è dimessa dalla carica di ceo di X nel luglio dello scorso anno, dopo due anni alla guida dell’azienda. «Le audizioni dei dirigenti devono permettergli di esporre la loro posizione sui fatti» e le «misure di messa in conformità previste», ha dichiarato la procuratrice di Parigi, Laure Beccuau.
L'indagine è stata aperta a seguito di due denunce ricevute a gennaio dello scorso anno da Eric Bothorel, deputato del partito Renaissance, l'altra da un ricercatore in sicurezza informatica mentre una terza, relativa alle modifiche apportate all’algoritmo di X che avrebbe provocato «una sovrarappresentazione di contenuti politici nauseanti» è arrivata qualche tempo più tardi da parte di un direttore della sicurezza informatica del servizio pubblico. «Sono felice di vedere che il mio reclamo di gennaio 2025 sta dando risultati – ha commentato Bothorel con, ironia della sorte, un post su X – in Europa, e in particolare in Francia, lo Stato di diritto significa che nessuno è al di sopra della legge».
L’inchiesta si è ampliata dopo ulteriori segnalazioni che criticavano il chatbot di intelligenza artificiale Grok, integrato su X, per il suo ruolo nella diffusione di negazionismo dell’Olocausto e deepfake a sfondo sessuale, ha fatto sapere la Procura tramite una nota. A luglio Musk aveva definito l’indagine come «politicamente motivata», ricevendo il supporto della Casa Bianca che, sempre a luglio, ha condannato duramente l0indagine etichettandola come un «atto di censura straniera».
Grok di recente è finito sotto i riflettori dopo che il suo ultimo aggiornamento ha permesso agli utenti di creare immagini o video deepfake dal contenuto esplicito o a sfondo sessuale. Dopo le accuse di pedofilia e di incitamento della pedopornografia oltre che di abusi sulle donne e le richieste di rimozione della funzione “denudante”, Musk ha pubblicato una fotografia, generata da Grok, di sé stesso in bikini come a dire “è solo un gioco”, e non ha cancellato la funzione ma l’ha resa disponibile a pagamento.
Come riportato dal The Times, qualche giorno fa Musk in uno slancio di onestà ha pubblicato l’intero codice dell’algoritmo su cui X si basa per il suo funzionamento. È un’equazione: Punteggio finale = Σ (P(reaction_i) × weighting_i); o meglio una formula, che si può definire magica per la sua potenza ed efficacia. Il funzionamento è piuttosto semplice. Ogni post viene valutato in base a 15 possibili reazioni degli utenti: ti piacerà, lo condividerai, ti soffermerai per rabbia o per interesse etc. La piattaforma valuta la reazione a e a ciascuna delle 15 viene dato un peso specifico e diverso dalle altre. Ciò che Musk ha omesso di pubblicare sono i punteggi assegnati a ciascuna reazione.
In pratica l’algoritmo non premia i contenuti “veri” o “autentici”, non valuta l’interesse che possono generare nell’utente ma solo la sua reazione. La risposta ad un post viene letta come disaccordo e valutata 27 volte più prezioso di un semplice “mi piace”. Questo comporta che gli utenti non vedranno i contenuti ritenuti più “affidabili” ma quelli più irritanti e capaci di generare rabbia, ma non troppa. L’algoritmo infatti conosce il limite oltre il quale l’utente si scollega dalla piattaforma o segnala il post, e come un buon attaccante sa piazzarsi sempre quel poco che basta al di qua della linea di fuorigioco.
E i risultati del lavoro dell’algoritmo sono ben tangibili. L’accoltellamento di una ragazza a Southport il 29 luglio 2024 ha innescato una serie di proteste e rivolte in tutto il Regno Unito, esplose dopo che sui social hanno iniziato a circolare notizie false, create ad hoc da gruppi di estrema destra, secondo cui l’autore dell’attacco era un richiedente asilo di religione musulmana. «Sappiamo che l'algoritmo è stupido e necessita di enormi miglioramenti - ha affermato Musk -ma almeno puoi vedere che facciamo fatica a migliorarlo in tempo reale e con trasparenza. Nessun'altra società di social media lo fa». Ed ha ragione. Nessun’altra piattaforma ha pubblicato il codice su cui si basano i propri algoritmi e viene da pensare che non siano tanto diversi da quello di X. Un ambiente in cui prospera la politica identitaria basata su divisioni e polarizzazioni. Basta vedere la differenza di seguaci tra i leader dell’alt-right e i politici più equilibrati per capire che gli algoritmi delle piattaforme sono diventati i migliori consulenti per sovranisti e populisti, con effetti disastrosi per la democrazia.