Martedì 03 Febbraio 2026

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L’ultima del Cremlino: gli studenti fuori corso possono salvare gli studi combattendo in Ucraina

Sotto pressione del ministero della difesa, le università russe danno un’ultima chance: arruolarsi nell’esercito per evitare di essere espulsi

02 Febbraio 2026, 19:12

03 Febbraio 2026, 08:48

L’ultima del Cremlino: gli studenti fuori corso possono salvare gli studi combattendo in Ucraina

Le Forze armate russe, a quasi quattro anni dalla guerra di aggressione ai danni dell’Ucraina, hanno bisogno di soldati e le Università diventano importanti centri di reclutamento. Alcuni atenei stanno dando agli studenti che non sono in regola con gli esami un’ultima chance: arruolarsi nell’esercito per evitare di essere espulsi dal corso di studi. Il ministero della Difesa le sta provando tutte per ingrossare l’esercito attraverso una campagna di reclutamento che prevede per gli studenti meno brillanti un contratto di un anno sotto le armi con incarichi nei reparti che si occupano dell’utilizzo dei droni, facenti capo alle «Forze di Sistemi di pilotaggio da remoto» di recente istituzione.

Gli universitari indietro con gli esami vengono invitati ad arruolarsi entro tre giorni dal ricevimento della lettera di convocazione presso i centri militari. L’invio delle cartoline per l’arruolamento è partito lo scorso 26 gennaio. A fare da apripista alla collaborazione con l’esercito è stata la Scuola superiore di Economia, come ha riportato il sito indipendente T-invariant. La nuova politica di arruolamento in Russia fa il paio con la prima chiamata annuale per le reclute. Quest’anno, infatti, verranno arruolate nell’esercito 261 mila persone. Un numero in flessione: sono previsti 34 mila soldati in meno rispetto al 2025. In tale contesto, dunque, le Università rappresentano un bacino umano prezioso per le Forze armate di Mosca.

Nella comunicazione inviata agli studenti meno bravi si fa riferimento all’imminente espulsione dall’Università con l’indicazione dei debiti formativi e l’«alternativa» per evitare di concludere prima del tempo la carriera universitaria, vale a dire la sottoscrizione di un contratto – definito «speciale» e «su base volontaria» - con il ministero della Difesa in grado di preservare l’iscrizione al corso di laurea. Gli studenti che rispondono alla chiamata, ai quali è riconosciuto il «congedo accademico», verranno sottoposti ad un addestramento della durata di due mesi e possono rinnovare per un altro anno il contratto con l’esercito. Oltre alla Scuola superiore di Economia, hanno avviato la collaborazione con il ministero della Difesa l’Università Tecnica Statale di Mosca Bauman, l’Università Russa dei Trasporti e l’Istituto di Tecnologia e Design Alimentare di Nizhny Novgorod.

La maggior parte delle attività di reclutamento è concentrata nelle regioni centrali della Russia. Una scelta non casuale da parte delle autorità, che stanno cercando di evitare la coscrizione forzata nelle città politicamente più sensibili, come Mosca e San Pietroburgo, dove le misure di mobilitazione potrebbero suscitare malcontento nell’opinione pubblica. L’organizzazione che assiste i disertori russi, «Get lost» - il nome la dice lunga sulla considerazione per la carriera in mimetica e con gli anfibi – sostiene che le Università «non sono mai state così attivamente coinvolte nella promozione di contratti militari». Nell’immediato la possibilità per gli universitari di arruolarsi nei reparti che si occupano dell’utilizzo dei droni può apparire allettante, perché presenta un duplice vantaggio: si resta iscritti ai corsi di laurea e si viene retribuiti.

Lo stipendio si avvicina a quello dei soldati regolari, ma con alcune apparenti garanzie. Il teatro operativo sarebbe a non più di 20 chilometri dalla linea del fronte e verrebbe riconosciuto allo studente-soldato il diritto di recedere dal contratto dopo un anno. Ma dietro l’angolo, come evidenziano alcuni avvocati che in Russia si occupano di questioni giuridiche legate agli arruolamenti e all’obiezione di coscienza, si nasconde l’insidia.

Una volta entrati nelle Forze armate, i comandi militari possono assegnare le reclute provenienti dagli atenei alla fanteria e inviarle in prima linea al fronte. Il contratto sottoscritto solo apparentemente ha carattere «speciale», in realtà si tratterebbe di un contratto standard tra il soldato e l’esercito. L’invio sulla linea dei combattimenti, pertanto, è un’ipotesi molto concreta, considerato il numero elevato di soldati russi che muoiono ogni giorno per tentare di rosicchiare qualche metro di territorio ucraino.

Pochi giorni fa, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, ha riferito in una intervista al Corriere della Sera che la Russia «avanza a passi minimi», indicando numeri impressionanti. «Negli ultimi 20 mesi– ha spiegato Cavo Dragone - la Russia è progredita di meno di 50 chilometri, circa 75-100 metri al giorno. Dall’inizio della guerra si stima abbia subito un milione e 200 mila soldati tra morti, feriti e dispersi. Noi valutiamo che negli ultimi 10 mesi il dato sia di 300 mila perdite, più o meno 650 soldati al giorno».

Anche sul versante ucraino il numero dei morti in guerra è elevato. Due settimane fa il nuovo capo della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, ha riferito che 200 mila soldati di Kyiv risultano dispersi in azione e circa 2 milioni hanno evitato la leva. Ma i russi non marciano verso la vittoria, come ha evidenziato l’«Insitute for the Study of war». L’esercito di Mosca, secondo il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, subisce tra i 20 mila e i 25 mila morti al mese. Si tratta, ha rilevato Rutte, di un tasso di vittime mensile «vicino al limite superiore delle stime delle perdite totali subite dall’Unione Sovietica nell'intera guerra decennale in Afghanistan». Nel 2025, la conquista di un chilometro quadrato di territorio ucraino è costata in media alla Russia 93 morti. Ecco perché il costante reclutamento da parte di Mosca è fondamentale; compensare le perdite diventa però sempre più difficile.

Un altro think tank statunitense, il «Center for Strategic and International Studies» (CSIS), stima che dal 24 febbraio 2022 circa 1,2 milioni di soldati russi sono stati uccisi, feriti o risultano dispersi. Nessuna grande potenza militare ha subito così tante vittime al fronte dalla Seconda guerra mondiale. Una situazione che fa vacillare la sicumera di Vladimir Putin.