Lunedì 23 Febbraio 2026

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Ordine pubblico

Torino, Piantedosi sui disordini: «Corteo con matrice eversiva, valutiamo fermo preventivo di polizia»

Il ministro dell’Interno parla di finalità potenzialmente terroristiche e difende il dispositivo: evitati danni più gravi

02 Febbraio 2026, 08:28

Torino, Piantedosi sui disordini: «Corteo con matrice eversiva, valutiamo fermo preventivo di polizia»

Corteo Nazionale in solidarietà al Centro Sociale Askatasuna

Sui disordini Torino durante la manifestazione di sabato scorso interviene il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che in un’intervista a La Stampa parla senza mezzi termini di una «evidente matrice eversiva e, quindi, potenzialmente terroristica» del corteo, da contrastare con strumenti ritenuti adeguati sul piano normativo e operativo.

Secondo Piantedosi, il filtro preventivo avrebbe potuto essere ulteriormente rafforzato «dalla possibilità di praticare il fermo di polizia per almeno 12 ore», una misura prevista tra le norme all’esame del governo. L’obiettivo dichiarato è «bloccare preventivamente soggetti di cui già si conoscono intenzioni e attitudini», prima che possano organizzare o partecipare a episodi di violenza.

Il ministro sottolinea che strumenti analoghi esistono già in altri Paesi europei «senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia». Sull’ipotesi di inserire le nuove disposizioni nel decreto sicurezza, Piantedosi precisa che le decisioni «conseguiranno al confronto che continueremo con i colleghi di governo».

Nel bilancio delle attività svolte prima e durante il corteo, il titolare del Viminale rivendica l’efficacia del dispositivo. «A molte tra le persone identificate prima della manifestazione sono stati comminati provvedimenti di prevenzione e sono stati sequestrati materiali» che, a suo dire, sarebbero stati utilizzati per creare disordini. Un lavoro che «probabilmente ha evitato danni ben più gravi», riducendo «il fronte degli aggressori violenti».

Piantedosi evidenzia inoltre che l’azione delle forze dell’ordine ha impedito «penetrazioni e devastazioni nel centro storico» di Torino e ha sventato «l’occupazione delle stazioni», indicata come uno degli obiettivi dei gruppi più radicali. Guardando al futuro, aggiunge che «se approveremo il complesso di norme che cominciamo a discutere lunedì, in futuro potremmo non vedere più le scene cui abbiamo assistito».

Nel passaggio più controverso dell’intervista, il ministro invita a «uscire dall’ipocrisia di una netta differenza tra delinquenti e manifestanti pacifici». Le forze di polizia, riferisce, avrebbero segnalato che «molti dei cosiddetti manifestanti pacifici hanno fatto scudo fisico, anche aprendo ombrelli», per coprire i gruppi violenti mentre si travisavano e si preparavano agli scontri e alla resistenza ai lacrimogeni.

Secondo Piantedosi, anche la dinamica del corteo — con una progressione rapida — «sembra poter fare ipotizzare un intendimento di dare copertura» e di portare la manifestazione verso l’obiettivo principale, individuato negli scontri. Un’analisi che riaccende il dibattito politico sulle regole dell’ordine pubblico e sull’equilibrio tra prevenzione, sicurezza e diritto di manifestare.