Scontro mediatico
Trump, presidente Usa
Donald Trump torna a scatenare lo scontro pubblico contro il mondo dello spettacolo e dei media. In un duro intervento pubblicato sul suo social network Truth, il presidente degli Stati Uniti ha attaccato frontalmente i Grammy Awards, il loro conduttore Trevor Noah e l’emittente CBS, annunciando l’intenzione di intraprendere azioni legali per diffamazione.
«I Grammy Awards sono il peggio, praticamente inguardabili», ha scritto Trump, sostenendo che la CBS «è fortunata a non avere più questa spazzatura a infestare le sue onde radio». Nel mirino del presidente è finito soprattutto Noah, accusato di aver fatto un’affermazione falsa nel corso della cerimonia. «Noah ha detto, sbagliando sul mio conto, che Donald Trump e Bill Clinton hanno trascorso del tempo sull’isola di Epstein. Sbagliato!», ha affermato Trump, negando categoricamente qualsiasi collegamento con l’isola del finanziere Jeffrey Epstein.
Il presidente ha ribadito di non essere «mai stato sull’isola di Epstein, né in nessun posto vicino» e ha aggiunto che, fino a quella che definisce una «dichiarazione falsa e diffamatoria», non era mai stato accusato di simili frequentazioni, «nemmeno dai media che si occupano di fake news». Da qui la minaccia diretta: «Manderò i miei avvocati a fare causa a questo povero, patetico, senza talento, idiota di presentatore, e gli farò causa per un sacco di soldi».
Trump ha poi evocato precedenti scontri giudiziari come monito, citando ironicamente altri casi mediatici e chiamando in causa anche la CBS. «Preparati Noah, mi divertirò un mondo con te!», ha concluso, alzando ulteriormente il livello dello scontro tra politica, intrattenimento e informazione.
Nella stessa giornata, il presidente ha annunciato un’altra decisione destinata a far discutere: la chiusura del Kennedy Center di Washington per due anni, a partire da luglio, per un ampio intervento di ristrutturazione. Il centro per le arti performative, uno dei simboli culturali degli Stati Uniti, è al centro di forti tensioni da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.
L’annuncio segue una serie di cancellazioni da parte di artisti, musicisti e gruppi, arrivate dopo la rimozione della precedente leadership e la scelta del presidente di inserire il proprio nome nella governance dell’istituzione. Trump, che presiede personalmente il consiglio di amministrazione del Kennedy Center, ha spiegato che la decisione è «basata sul contributo di molti esperti altamente stimati» ed è subordinata all’approvazione del board, composto in larga parte da suoi alleati.
Secondo Trump, la ristrutturazione servirà a trasformare «un centro stanco e in rovina, che versa in cattive condizioni, sia finanziarie che strutturali, da molti anni, in un baluardo di arte, musica e intrattenimento di livello mondiale». Nel messaggio non viene però fatto alcun riferimento diretto alle recenti defezioni artistiche, né alle polemiche seguite alla proiezione del documentario Melania, dedicato alla first lady.