Esteri
A Minneapolis, dopo le violenze di strada degli agenti incappucciati dell’Ice e del Border Patrol – «i criminali federali di Trump», come li ha definiti Bruce Springsteen nella sua nuova canzone pubblicata mercoledì -, le azioni si spostano in Tribunale. John Tunheim, giudice distrettuale del Minnesota, ha temporaneamente vietato all’amministrazione Trump di arrestare i rifugiati senza permesso di residenza permanente in Minnesota e ha ordinato il rilascio di coloro che erano stati fermati in attesa di regolarizzare la loro posizione. Di fatto, è stata bloccata l’«Operazione Parris» del Dipartimento per la Sicurezza interna, che ha preso di mira i rifugiati ammessi legalmente sul suolo americano, in violazione della legge federale e della Costituzione.
Sono quasi 6 mila le pratiche, riguardanti altrettanti rifugiati in Minnesota, che le autorità statunitensi stanno esaminando. I modi brutali dell’Ice e del Border Patrol per individuare e fermare gli immigrati considerati clandestini hanno provocato le proteste della popolazione con due morti sulle strade di Minneapolis, Renee Good e Alex Pretti. «I rifugiati – ha scritto nella sua ordinanza di 32 pagine il giudice Tunheim - hanno il diritto di restare negli Stati Uniti, il diritto di lavorare, il diritto di vivere in pace e, soprattutto, il diritto di non essere sottoposti al terrore di essere arrestati e detenuti senza mandato o motivo nelle loro case o mentre si recano a funzioni religiose o a fare la spesa».
Tunhein ha rilevato che «nel migliore dei casi, l’America funge da rifugio per le libertà individuali in un mondo troppo spesso pieno di tirannia e crudeltà. Abbandoniamo questo ideale quando sottoponiamo i nostri vicini alla paura e al caos».
Il giudice del Minnesota sostiene che i rifugiati in attesa del riconoscimento dello status di residenti permanenti sono stati sottoposti «a rigorosi controlli, hanno ricevuto l’approvazione per l’ingresso negli Stati Uniti da diverse agenzie federali, hanno ottenuto il permesso di lavorare, hanno ricevuto supporto dal governo e sono stati reinsediati negli Stati Uniti». Nessuna irregolarità, dunque. «Questi individui – ha aggiunto Tunheim - sono stati ammessi nel Paese, hanno seguito le regole e sono in attesa che il loro status venga adattato a quello di residenti permanenti legali degli Stati Uniti».
La reazione di Washington non si è fatta attendere. Il vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller, che ha fatto della lotta all’immigrazione un tema centrale della sua attività politica – ha fondato il think tank “America First Legal” – ha usato parole dure in un post su X: «Il sabotaggio giudiziario della democrazia è infinito».
Un’altra presa di posizione chiara della magistratura nei confronti delle politiche migratorie dell’amministrazione Trump è stata assunta dal giudice federale capo del Minnesota. Patrick J. Schiltz ha criticato aspramente l’Ice («Immigration and customs enforcement»), affermando che l’agenzia federale ha violato quasi cento ordinanze dei giudici. Con tale condotta l’Ice ha disobbedito a più direttive giudiziarie nel solo mese di gennaio di quante «alcune agenzie federali ne abbiano violate in tutta la loro esistenza».
Il giudice Schiltz ha convocato per oggi Todd Lyons, direttore ad interim dell’Ice, affinché si difenda dall’accusa di oltraggio alla Corte a seguito della violazione di un numero elevato di ordini dell’autorità giudiziaria sulle misure in materia di immigrazione adottate dall’amministrazione Trump in Minnesota.
Ieri Tom Homan (lo «Zar dei confini»), inviato dal presidente statunitense a Minneapolis per sovrintendere alle azioni dell’Ice, presentandosi alla stampa, ha assicurato maggiori controlli «nei confronti degli agenti che non rispettano gli standard di condotta». Al tempo stesso nessun arretramento: la missione contro l’immigrazione clandestina proseguirà in maniera più «intelligente e sicura». Homan ha anche detto che se l’operato dell’Ice non è apprezzato, le proteste dovrebbero spostarsi da Minneapolis al Congresso.
Dopo le violenze dei giorni scorsi, l’avvocatura ha espresso vicinanza alle famiglie di Renee Godd e Alex Pretti. La Minnesota Bar Association (MBA) auspica «un’indagine equa e imparziale» per appurare le responsabilità dei gravi episodi di Minneapolis. Da qui un’iniziativa concreta.
L'MBA, la Hennepin County Bar Association e la Ramsey County Bar Association, insieme con altre cinque associazioni di avvocati, hanno depositato una memoria “Amicus curiae” a sostegno dello Stato di diritto e dell’accesso alla giustizia in una causa federale contro il Dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti.
Inoltre, la famiglia di Renee Good, uccisa all’inizio di gennaio, come anticipato dalla Cnn, si è affidata allo studio legale Romanucci & Blandin per avviare una causa civile contro le agenzie federali e ottenere il risarcimento danni. Il team di avvocati è lo stesso che ha rappresentato la famiglia di George Floyd, morto nel 2020, sempre a Minneapolis, durante un controllo della polizia. Ai familiari di Floyd è stato riconosciuto dalla municipalità della città statunitense un risarcimento di 27 milioni di dollari.