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Nord Africa

La Corte suprema libica annulla le riforme sul Csm e boccia le leggi del Parlamento

Dichiarate incostituzionali le norme del 2023 sulla nomina e composizione dell’organo di autogoverno

29 Gennaio 2026, 12:16

La Corte suprema libica annulla le riforme sul Csm e boccia le leggi del Parlamento

La Corte suprema della Libia ha dichiarato incostituzionali le modifiche introdotte dal Parlamento al sistema giudiziario, annullando le leggi numero 22 e 32 del 2023 che avevano ridisegnato struttura e criteri di nomina del Consiglio superiore della magistratura. La decisione segna un passaggio istituzionale rilevante per l’equilibrio tra potere politico e ordine giudiziario nel Paese nordafricano.

Con la sentenza, la Corte ha disposto il ritorno al quadro normativo precedente, facendo decadere la base giuridica su cui poggiava l’attuale composizione dell’organo di autogoverno dei magistrati e imponendo la sua ricostituzione secondo le regole in vigore prima degli interventi parlamentari.

Le norme cancellate erano state approvate dalla Camera dei rappresentanti della Libia. In particolare, la legge 22 del 2023 attribuiva al Parlamento il potere di nominare il presidente del Consiglio superiore della magistratura con propria decisione, prevedendo che il procuratore generale assumesse la vicepresidenza e modificando la composizione dell’organo con l’ingresso di rappresentanti delle diverse istituzioni giudiziarie eletti dai rispettivi corpi.

La successiva legge 32 del 2023 aveva rafforzato ulteriormente l’impronta parlamentare sull’assetto del Consiglio, imponendo al presidente nominato dall’assemblea il giuramento davanti alla presidenza della Camera, mentre gli altri componenti avrebbero dovuto giurare davanti al presidente del Consiglio. Il testo conteneva anche disposizioni su trasferimenti dei magistrati e modalità di formazione dell’organo.

Secondo il consulente legale Osama Abunaji, citato dall’emittente Libya al Ahrar, la pronuncia produce effetti immediati sull’assetto istituzionale: «la decisione comporta la caduta della legittimità costituzionale dell’attuale Consiglio superiore della magistratura, che perde la propria qualifica derivante dalle leggi annullate e deve essere ricostituito sulla base delle norme precedenti».