Mercoledì 28 Gennaio 2026

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Minneapolis brucia, avvocati in campo per far cacciare l’ICE

I legali del Minnesota portano l'amministrazione in tribunale per la presenza abusiva degli agenti federali. Trump: «Hanno svolto un eccellente lavoro, presto potrebbero andar via»

26 Gennaio 2026, 19:37

27 Gennaio 2026, 08:26

Minneapolis brucia, avvocati in campo per far cacciare l’ICE

Gli avvocati dello Stato del Minnesota fanno causa all’amministrazione e chiedono alla giustizia di cacciare l’ICE dalle strade di Minneapolis. Vogliono dimostrare che la presenza degli agenti federali è abusiva e in contrasto con la volontà delle autorità locali. L’amministrazione dal canto suo rivendica la loro legittimità per contrastare l’immigrazione clandestina. Una decisione molto complicata per la giudice Kate M. Mendenez che ha ascoltato le parti e nei prossimi giorni pronuncerà il verdetto.

Intanto dopo due cittadini uccisi a sangue freddo, centinaia di arresti e una città paralizzata dalla paura ma anche dalle proteste, anche Trump evoca la partenza dell’ICE. «Hanno svolto un eccellente lavoro, presto potrebbero andar via», spiega in un’intervista rilasciata al Wall Street Journal, senza precisare quando né a quali condizioni. Allo stesso tempo chiarisce che l’operazione federale proseguirà anche in altre città governate da sindaci democratici. La parziale frenata sulla presenza dell’ICE a Minneapolis non è frutto delle proteste né tantomeno di un ravvedimento ma di pressioni interne. Alcuni deputati repubblicani minacciano infatti di non votare il rifinanziamento dell’Homeland security se non verrà aperta un inchiesta federale sull’operato degli agenti, mentre circa sessanta imprenditori del Minnesota chiedono all’amministrazione una rapida de-esclation preoccupati per le ripercussioni economiche sui loro affari in un contesto di guerra civile latente.

Sul terreno, la situazione rimane drammatica. Le persone arrestate dagli agenti federali vengono trasferite nei centri di detenzione, spesso senza difesa legale in flagrante violazione dei diritti garantiti dal Primo e dal Secondo Emendamento. L’avvocato James Cook, che assiste decine di manifestanti e familiari di vittime dell’ICE, segnala come gli agenti operino generando il panico tra la popolazione e lasciando una scia di violenza gratuita, senza motivazioni legali chiare. Molti residenti e difensori dei diritti denunciano violazioni costituzionali, processi accelerati e espulsioni rapide, concentrate in particolare contro persone di origine somala e latinoamericana. Le attività dell’ICE hanno d’altra parte paralizzato la città del midwest: centri di detenzione pieni, scuole chiuse, eventi sportivi cancellati e un clima di terrore diffuso che impedisce a molti cittadini di uscire o svolgere le normali attività lavorative.

Con il freddo polare che caratterizza le Twin Cities in questa stagione, un inedito clima di fratellanza si è sviluppato tra parte della polizia locale, la Guardia Nazionale e i manifestanti. Alcuni membri della Guardia Nazionale, riconoscibili dai gilet gialli, hanno distribuito caffè caldo e biscotti ai cittadini radunati nei pressi degli edifici federali, mentre molti residenti chiamano le forze dell’ordine locali non per segnalare disordini, ma per chiedere protezione dai federali mascherati in assetto antisommossa guidati dal truce Greg Bovino.

Nonostante la promessa di levare le tende, per ora l’amministrazione ha rafforzato il dispositivo securitario, inviando a Minneapolis Tom Homan, lo “zar dei confini”, che riferisce direttamente al presidente. Allo stesso tempo l’amministrazione ha annunciato indagini su presunte frodi miliardarie e concentrato l’attenzione su esponenti politici dem locali. In attesa della sentenza che stabilirà la legittimità delle operazioni anti immigrazione, le squadre dell’ICE rimangono in città. Con la malcelata speranza da parte del tycoon che un gesto inconsulto di qualche manifestante possa giustificare un incremento ulteriore della repressione.