Relazioni transatlantiche
Proteste a Nuuk contro l’annessione Usa della Groenlandia
La linea “calma e ferma” scelta dall’Unione europea di fronte alle minacce di Donald Trump si è rivelata efficace, al punto da sorprendere gli stessi leader europei. A Bruxelles si rivendica ora un risultato politico chiaro: quando l’Ue si muove compatta, è in grado di farsi rispettare anche nei confronti del suo alleato più ingombrante.
Il dietrofront del presidente americano sui dazi contro i Paesi europei coinvolti nella missione militare in Groenlandia viene letto come l’esito di una combinazione di fattori. Da un lato, l’assenza di reazioni muscolari da parte dell’Europa; dall’altro, la pressione dei mercati finanziari. La reazione negativa delle Borse, secondo fonti europee, avrebbe inciso sulle valutazioni di Trump, che a pochi mesi dalle elezioni di midterm non può permettersi scosse economiche.
La crisi, innescata dalle mire statunitensi sull’isola artica, non è però del tutto archiviata. Secondo una fonte Ue, restano ancora «aspetti da risolvere», anche se è stato individuato un doppio binario di lavoro: da un lato, aggiornare e rafforzare il trattato bilaterale esistente tra Danimarca e Stati Uniti sulla Groenlandia; dall’altro, «rafforzare il ruolo che la Nato svolge nella sicurezza dell’Artico».
Il punto politicamente più rilevante, per Bruxelles, è che «le minacce sono rientrate, e questo è positivo». Non verranno quindi attivati né i controdazi europei né lo strumento anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka commerciale”. Resta valido l’accordo commerciale di Turnberry tra Ue e Usa, e l’Europa ribadisce di essere «un partner affidabile».
La vicenda rafforza tuttavia una convinzione che circola da anni nei palazzi europei: l’urgenza di accelerare sull’autonomia strategica. Per Ursula von der Leyen, l’obiettivo di una «Europa indipendente» non è immediato, ma passa attraverso un rilancio della competitività dell’Unione, che sarà al centro del Consiglio informale del 12 febbraio. Un «brainstorming», nelle parole del presidente del Consiglio europeo António Costa, destinato a orientare le prossime scelte strategiche.
Qualche frizione interna potrebbe però arrivare dal Parlamento europeo, sempre più critico nei confronti della Commissione. L’accordo Ue-Mercosur, su cui l’Aula ha chiesto un parere alla Corte di Giustizia Ue, rischia di allungare i tempi. La presidente del Parlamento Roberta Metsola ha invitato a non «drammatizzare», pur ammettendo che l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo senza voto parlamentare resta «un’opzione sul tavolo».
Sul piano politico, la retromarcia americana ha rafforzato la narrazione dell’unità europea. Per Emmanuel Macron, l’episodio dimostra che l’Ue, «quando resta unita, può farsi rispettare». Sulla stessa linea il cancelliere tedesco Friedrich Merz, secondo cui quanto accaduto «dimostra che l’unità e la determinazione da parte europea possono ottenere risultati».
L’Alta rappresentante Kaja Kallas ha parlato della necessità di mandare «un segnale di forza» sia agli avversari sia agli alleati. La premier danese Mette Frederiksen ha ribadito la disponibilità al dialogo con Washington, ma anche la necessità di «rispetto» e di soluzioni compatibili con la democrazia danese.
Sul tavolo dei leader resta infine il nodo del Board of Peace lanciato da Trump. Per il premier portoghese Luís Montenegro, strutture alternative alle Nazioni Unite sono «del tutto inappropriate». Una posizione condivisa da Costa, che ha parlato di «seri dubbi» sulla portata, la governance e la compatibilità dell’organismo con la Carta Onu.