Sabato 24 Gennaio 2026

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ICE horror show: blitz senza mandato e milioni di schedati

La polizia federale per il controllo dell’immigrazione ormai senza freni: dai software di riconoscimento e tracciamento all’utilizzo di bimbi come esche umane

22 Gennaio 2026, 18:49

23 Gennaio 2026, 08:36

Ice

L’agenzia federale statunitense per il controllo dell’immigrazione, la Immigration and Custom Enforcement (ICE), assume caratteristiche sempre più draconiane nell’ambito della più grande ed estesa campagna di contrasto all’immigrazione nella storia degli Stati Uniti.

In una nota interna dell’Immigration and Customs Enforcement emessa mercoledì, segnalata da Whistleblower Aid e ottenuta dall’Associated Press, si legge che «il direttore ad interim dell'ICE Todd Lyons autorizza gli agenti dell'ICE a entrare con la forza nelle case di determinate persone senza mandato giudiziario». In pratica la nota autorizza gli agenti dell’ICE a ricorrere all’uso della forza per fare irruzione nelle case degli americani sulla base di un semplice mandato amministrativo. «Nello specifico - prosegue il documento - il direttore ad interim dell’ICE ha autorizzato gli agenti dell’agenzia federale a fare affidamento sul modulo I-205 (che non è un mandato giudiziario) per entrare nella residenza di uno straniero soggetto a un ordine definitivo di deportazione, senza consenso, anche mediante una quantità necessaria e ragionevole di forza».

Le disposizioni contenute nella nota si scontrano con il Quarto Emendamento della Costituzione americana in base al quale «il diritto delle persone alla sicurezza delle proprie persone, case, documenti ed effetti, contro perquisizioni e sequestri irragionevoli, non sarà violato, e nessun mandato sarà emesso, se non per causa probabile, supportata da giuramento o affermazione, e in particolare descrivente il luogo da perquisire e le persone o le cose da sequestrare».

Non sorprende la libera interpretazione del testo costituzionale da parte dell’ICE, dopo che la segretaria per la Sicurezza interna, Kristi Noem, nel corso di un’audizione al Senato lo scorso maggio ha definito l’habeas corpus «il diritto del presidente di rimuovere persone dal Paese e sospendere i loro diritti». Noem è stata corretta dalla senatrice dello Stato del New Hampshire, Maggie Hassan, che le ha fatto presente come «l’habeas corpus è il diritto fondamentale che separa le democrazie come l’America dagli stati di polizia come la Corea del Nord».

Per identificare le persone da arrestare e poter condurre efficacemente i rastrellamenti l’ICE fa affidamento ad un ricco corollario di strumenti tra questi ci sono i prodotti forniti da PenLink, azienda di sviluppo di software di sorveglianza dotata anche di licenza per vendere i prodotti sviluppati dall’agenzia israeliana Cobwebs Technologies.

PenLink si è aggiudicata un contratto del valore di 2,7 milioni di dollari per la fornitura del software WebLoc, sistema che permette il tracciamento in tempo reale della posizione di qualsiasi telefono cellulare. Anche in questo caso in assenza di qualsivoglia mandato o autorizzazione, anzi, il principio di funzionamento del software permette di aggirare la sentenza della Corte Suprema del 2018, Carpenter v. Stati Uniti, che ha stabilito come illegale il tracciamento dei cellulari senza l’autorizzazione di un giudice. Le informazioni sulla posizione non vengono richieste agli operatori telefonici ma estratte dalle applicazioni che permettono il tracciamento in tempo reale (come la quasi totalità dei social media) installate sugli stessi telefoni. Normalmente questi dati vengono utilizzati per la cosiddetta “sorveglianza commerciale” e venduti dagli sviluppatori delle applicazioni alle aziende di marketing. Tra gli acquirenti ora c’è anche l’ICE.

Da qualche giorno l’Agenzia federale ha ottenuto l’accesso diretto ai dati conservati nei database del programma MedicAid, potendo quindi mettere mano sui dati medici e personali, tra cui anche l’indirizzo di residenza, di 79 milioni di persone.

L’amministrazione Trump non richiede più che gli agenti federali indossino le bodycam. Si moltiplicano infatti sul web i filmati in cui si vedono gli agenti dell’ICE o del Border Patrol che utilizzano i loro cellulari per identificare le persone fermate. Per farlo usano il sistema MobileFortify, applicazione di riconoscimento facciale e identificazione biometrica utilizzata dalle agenzie federali statunitensi che permette l’identificazione di una persona in tempo reale. Tramite il confronto tra le foto scattate dagli agenti e quelle presenti negli enormi database governativi, tra cui i sistemi del DHS come IDENT e il Traveler Verification Service della CBP. Oltre che per identificare i migranti MobileFortify è stata utilizzata anche per riconoscere i manifestanti dalle foto presenti in rete delle manifestazioni anti-ICE.

Inoltre l’ICE ha stretto un accordo di collaborazione con Palantir, azienda statunitense specializzata nell’analisi dei big data che ha ricevuto più di 900 milioni di dollari in contratti federali da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, per l’utilizzo di ImmigrationOS, strumento di controllo di nuova generazione.

ImmigrationOS permette all'ICE di semplificare le decisioni sulla precedenza degli arresti, dando priorità ai «criminali violenti» e alle persone il cui visto è scaduto. Non è chiaro però quali dati o criteri utilizzerà il nuovo sistema per identificare «i criminali violenti»; monitora se gli individui identificati lasciano volontariamente gli Stati Uniti e semplifica il processi di identificazione e di espulsione.

I sistemi di Palantir estraggono dati da tutti i database governativi tra cui i registri dei passaporti, i fascicoli della previdenza sociale, dati fiscali dell'IRS e persino i dati dei lettori di targhe. L’obiettivo dell’azienda è creare un profilo completo e basato sull’intelligenza artificiale degli individui che le agenzie possano utilizzare per prendere decisioni di applicazione più rapide ed efficienti.

Applicazioni che con tutta probabilità sono state utilizzate dall’ICE in Minnesota per arrestare quattro minorenni, tra cui due bambini di 5 e 10 anni. I dirigenti del distretto scolastico di Columbia Heights, hanno raccontato che due minori sono stati arrestati martedì, tra i quali un ragazzo di 17 anni che è stato prelevato dalla sua auto e portato via mentre stava andando a scuola. Liam Ramos, di 5 anni, è stato fermato con il padre davanti a casa, mentre stavano tornando dall’asilo. Il bambino è stato poi usato dagli agenti come "esca" per bussare alla porta di casa e farsi aprire permettendo così agli agenti federali di entrare e arrestare tutti gli altri componenti della famiglia. Un episodio che avvicina sempre di più gli Stati Uniti alle nazioni autoritarie.