Sabato 24 Gennaio 2026

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Delitto di Anguillara

Carlomagno parla al Gip: «Consapevole della gravità del crimine»

Quattro ore di interrogatorio nel carcere di Civitavecchia. Il legale: «Un dolo d’impeto nato dal conflitto sull’affidamento del figlio»

22 Gennaio 2026, 11:13

Carlomagno parla al Gip: «Consapevole della gravità del crimine»

Uscita carro funebre e i Ris dal luogo del ritrovamento del cadavere di Federica Torzullo

Dopo il silenzio iniziale, Claudio Carlomagno ha deciso di rispondere alle domande dell’autorità giudiziaria. Lo ha fatto nel corso dell’udienza di convalida del fermo, davanti al giudice per le indagini preliminari, al procuratore capo e al sostituto, mettendo fine alla scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere esercitata nei giorni precedenti.

A spiegare le ragioni di quella decisione è l’avvocato Andrea Miroli, difensore dell’uomo accusato dell’omicidio della moglie Federica Torzullo, all’uscita dal carcere di Civitavecchia.

«Lunedì il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere per un’unica ragione: perché noi non eravamo stati notiziati del decreto di fermo che ci è stato notificato in carcere alle ore 2:30. Una ragione di mero rispetto delle regole. Oggi, con la fissazione dell’udienza di convalida dell’arresto, il mio assistito ha risposto avanti al Gip, al procuratore capo, al sostituto e tutti i loro ausiliari».

L’interrogatorio, come riferisce il legale, è stato lungo e approfondito. «L'interrogatorio è durato circa quattro ore, in cui sono emersi tutti i fatti. Carlomagno è certamente consapevole della gravità del crimine che ha commesso. Tutti noi lo siamo. Ci troviamo di fronte ad una tragedia che non avrebbe mai dovuto accadere, a cui non avremmo mai voluto assistere».

Secondo la ricostruzione fornita dalla difesa, la genesi dell’omicidio va individuata nel conflitto familiare legato alla separazione e all’affidamento del figlio minore. «Il litigio è nato per il discorso del figlio: la separazione tardava ad essere introdotta, e quindi il fatto che la separazione potesse essere formalizzata solo da Federica, con il rischio che il bambino fosse a lei assegnato in via esclusiva, nella sostanza ha fatto insorgere al signor Carlomagno quello che ha commesso, il fatto che ha compiuto, la tragedia alla sua genesi».

L’avvocato Miroli ha escluso che tra i coniugi vi fossero stati episodi di violenza fisica o maltrattamenti pregressi. «La coppia non ha mai litigato, se per litigio vi riferite a botte o maltrattamenti. Certamente, in una coppia che è in crisi, i litigi verbali ci sono: però loro si erano accordati, erano andati da due avvocati romani», ha spiegato, precisando che «sono state illustrate le motivazioni per cui loro avrebbero potuto o meno separarsi in termini materiali, in termini di affido, in termini di casa».

Per la difesa si è trattato di un’azione improvvisa, non pianificata. «Certamente di un dolo d’impeto che si è verificato nella mattina di venerdì 9 gennaio», ha affermato il legale, escludendo allo stesso tempo il ricorso a una perizia psichiatrica. «Assolutamente no».

Nel descrivere lo stato d’animo del suo assistito, Miroli ha parlato di un uomo travolto dalle conseguenze delle proprie azioni. «Si sta svegliando da un incubo in cui sicuramente si è trovato. Certamente lui si rende conto di aver distrutto tre famiglie, di aver sottratto il figlio alla madre, il figlio al padre. Il bambino per lui era tutta la sua vita».

Infine, l’avvocato ha confermato che l’arma del delitto è stata individuata. «È un coltello», ha dichiarato, precisando che Carlomagno «ha rivelato all’autorità giudiziaria dove trovarlo».