«Non voglio usare la forza e non la userò»: chi vuole guardare il bicchiere un decimo pieno si attaccherà a questa affermazione pronunciata da Donald Trump in un discorso tanto interminabile quanto sgangherato e sconclusionato, farcito di complimenti per se stesso e insulti distribuiti a pioggia. Moltissimi li riserva a "Sleepy Joe" Biden, il peggior presidente della storia, ma ne ha anche per Powell, presidente della Fed, «uno stupido», per l'Europa, che gli piace tanto ma «non sta andando nella giusta direzione», con tutte quelle politiche verdi che la hanno messa in ginocchio e il pieno di immigrati: «irriconoscibile».
E poi Macron, che «con quegli occhiali da sole vuole fare il duro», ma attenzione, «mi piace sapete». Pensare che voleva tenere duro sul prezzo dei farmaci, «negli Usa costavano 10 volte più che negli altri Paesi e Macron continuava a dire no, no ma c'ho messo tre minuti per convincerlo». Con le cattive naturalmente. Più che un discorso sono tre passi, anzi trenta, nel delirio. Ma quel passaggio invece di senso compiuto sulla scelta di non usare la forza c'è e il primo ad attaccarcisi non è un esponente della destra trumpiana ma Gentiloni l'Europeo, ex commissario: «Segnatevi questa frase e torniamo a occuparci di Ucraina». Giubila anche il successore commissario Fitto, pur senza citare le magiche parole: «Con gli Usa serve prudenza e bisogna sempre lavorare per il dialogo». Solo l'invasione sarebbe «ingiustificabile». Ma quella, bontà sua, il presidente la ha esclusa.
In realtà la concione è meno rassicurante. Trump rinfaccia alla Nato, alla Danimarca, all'Europa, i molti debiti morali contratti con Washington. Tra cui la scelta sbagliata di aver restituito la Groenlandia alla Danimarca: «Chi governava allora il mio Paese ha sbagliato».
Ma oggi quell'isola, che Trump chiama più volte "Islanda" ma tant'è, è diventata molto più importante. Ora, in cambio della pace, l'America «chiede di discutere l'acquisizione della Groenlandia" e al capo dell'America non pare un prezzo esoso: Se gli europei ci diranno di sì lo apprezzeremo molto. Potrebbero anche dire di no e in questo caso ce ne ricorderemo». È una minaccia precisa, a maggior ragione se pronunciata da un uomo vendicativo come Donald Trump.
Lo è tanto più perché accompagnata da continui, martellanti riferimenti alla forza militare americana, alla rievocazione delle magnifiche imprese compiuto contro l'Iran e contro il Venezuela, all'elenco dei nuovi strabilianti mezzi che grazie a lui gli Usa possono mettere in campo. Sembra un bambino che enumera i suoi giocattoli nuovi e trattandosi dell'uomo più potente del mondo l'aspetto è poco rassicurante.
Di Groenlandia Trump parla molto, dell'Ucraina pochissimo. Certo bisogna arrivare alla pace perché non si possono contare «decine di migliaia di morti inutili, 31mila solo nell'ultimo mese». Ma la faccenda, sia chiaro, riguarda soprattutto l'Europa. Lui comunque promette di parlarne già nel pomeriggio con Zelensky. Peccato che l'ucraino non ci sia. E' rimasto a Kiev. Neppure sul suo Board per la pace, che dovrebbe prendere vita oggi stesso, il fondatore del medesimo si dilunga. Ne parla nella breve e inoffensiva intervista al termine della concione, ma solo per esaltare la pace raggiunta, va da sé grazie a lui, in Medio Oriente e avvertire Hamas: se non deporrà le armi «la farò esplodere». Ungheria a parte nessuno in Europa ha scelto di pagare il biglietto per entrare nel Board, prezzo non di sconto un miliardino tondo. Ieri la Germania ha declinato. L'Italia di certo non firmerà oggi. Potrebbe comunque farlo in seguito, previo passaggio parlamentare, ma al momento non pare affatto questa l'intenzione di Giorgia.
Nella prolusione The Donald ha parlato ed esaltato e magnificato i suoi dazi. Ma di nuove tariffe non ha parlato, a quel 10% in più comminato per punizione ai paesi che avevano mandato poche decine di soldati in Groenlandia non ha fatto cenno e forse quel silenzio è la vera buona notizia. Perché se Trump glissa sulla rappresaglia significa che almeno per ora la guerra commerciale sarà evitata. Il capitolo Groenlandia resterà aperto, spinoso, molto pericoloso però senza dazi aggiuntivi e con l'impegno di Trump a evitare l'invasione la crisi potrà dirsi, se non superata, almeno congelata.
Il Parlamento europeo, che ha sospeso la ratifica dell'accordo di luglio sui dazi, sbloccherà la situazione in tempo per evitare che, senza proroga del surgelamento, il 7 febbraio scattino i controdazi europei per 93 mld: l'inizio della guerra guerreggiata. Quanto al futuro, in tempi come questi progettarlo è fuori discussione. Si naviga alla giornata e sarà già molto se in quella corrente verrà evitata la tempesta.