Detenzione israeliana
Edifici distrutti e tendopoli per sfollati nella città di Gaza (AP)
Supera quota 9.350 il numero dei detenuti e prigionieri palestinesi rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani all’inizio di questo mese. A renderlo noto sono le organizzazioni per i prigionieri palestinesi, citate dall’agenzia di stampa statale Wafa, che parlano di una situazione definita sempre più critica.
Secondo i dati diffusi, tra i detenuti risultano 53 donne, di cui due minorenni, e circa 350 minori, molti dei quali reclusi nelle carceri di Megiddo e Ofer. Numeri che, sottolineano le organizzazioni, restituiscono la dimensione di un fenomeno che coinvolge in modo crescente anche le fasce più vulnerabili della popolazione palestinese.
Particolarmente rilevante è il ricorso alla detenzione amministrativa, che riguarda 3.385 persone. A queste si aggiungono 1.237 detenuti classificati da Israele come “combattenti illegali”. Una categoria che, precisa Wafa, non include tutti i palestinesi provenienti da Gaza trattenuti nei campi militari israeliani, né altri detenuti arabi originari del Libano e della Siria.
Nel complesso, circa il 50 per cento di tutti i detenuti palestinesi risulta privato della libertà senza accuse formali, sia attraverso la detenzione amministrativa sia tramite la classificazione di “combattente illegale”. I soli detenuti amministrativi rappresentano oltre il 36 per cento del totale dei palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane.
Un quadro che, secondo le organizzazioni per i prigionieri, evidenzia un uso esteso di misure detentive eccezionali e pone interrogativi sul rispetto delle garanzie giuridiche fondamentali. La questione dei detenuti palestinesi continua così a rappresentare uno dei nodi più sensibili e controversi del conflitto israelo-palestinese, con riflessi umanitari e politici destinati a rimanere al centro del dibattito internazionale.