Caso Constellation
Per la prima volta parlano ai microfoni di RTS gli avvocati di Jacques Moretti e Jessica Maric, chiamati a chiarire uno dei punti più discussi dopo il rogo del Le Constellation. «Jessica non è fuggita con la cassa», affermano senza esitazioni, smentendo le voci circolate sui social secondo cui la donna sarebbe scappata con l’incasso della serata.
Nei giorni scorsi si era diffusa l’ipotesi dell’esistenza di un video che avrebbe immortalato la fuga della donna con il denaro. «È una falsità», dichiara l’avvocata Yael Hayat. «Si è solo precipitata su per le scale con il solo e unico scopo di avvisare i vigili del fuoco. È quello che è stato fatto ed è provato. Non esiste alcun video di Jessica che se ne va con la cassa».
La legale spiega anche il silenzio mantenuto finora. «Non abbiamo parlato fino ad adesso perché c’è un tempo per il silenzio, per rispetto verso le vittime, per chi lotta per vivere e per i loro cari», afferma. «Ma c’è anche un tempo per le parole, parole di empatia e parole che restituiscono la verità che è stata distorta. Non farà passare il dolore, ma potrebbe permettere di contenerlo e di frenare alcune derive». Un passaggio in cui Hayat sottolinea il legame umano dei proprietari con il locale: «Erano i proprietari di quel luogo e come tali si sentono responsabili. Queste morti sono anche le loro morti. Le vittime erano l’anima del Constellation».
Sul fronte investigativo, i primi elementi indicano che l’incendio sarebbe stato causato dal contatto tra le scintille dei fuochi d’artificio accesi sulle bottiglie e la schiuma fonoassorbente del soffitto. Una ricostruzione che non viene contestata dai coniugi Moretti. «Jessica era sul posto, ha visto le bottiglie scintillanti ed è stata una delle prime ad accorgersi delle fiamme», ribadisce Hayat. «Le risuonavano in testa le parole di suo padre, che è pompiere: “se vedi delle fiamme bisogna chiamare i pompieri”. Ed è quello che ha fatto».
Secondo la versione difensiva, la donna avrebbe pensato di poter tornare indietro dopo l’allarme, ma «tutto si è svolto molto velocemente». «È scoppiato l’incendio e lei non è potuta rientrare», spiega l’avvocata, precisando che Jessica «è rimasta sul posto, sempre, fino alle tre del mattino».
Un altro nodo riguarda l’acquisto della schiuma fonoassorbente. L’avvocato Patrick Michod riferisce che Jacques Moretti «ha sempre spiegato di aver acquistato la schiuma indicando a cosa fosse destinata, un edificio pubblico, e chiedendo chiaramente ai distributori se presentasse dei pericoli». Un atteggiamento che, a suo dire, dimostra «la volontà di non correre il minimo rischio».
A rafforzare questa linea interviene l’avvocato Nicola Meier. «Da quando è avvenuta la tragedia, nei negozi che distribuiscono questa schiuma sono comparse avvertenze in grassetto e a caratteri cubitali sui rischi di infiammabilità», osserva. «Non era così quando Jacques Moretti l’ha acquistata. Bisognerebbe chiedersi quali informazioni gli siano state comunicate. Non è lui lo specialista della schiuma, ma chi la vende».