Tensioni globali
Trump e Meloni
Le mire del presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia tornano ad agitare il dibattito internazionale, aprendo un nuovo fronte di tensione tra Washington e l’Unione Europea. Sabato, dalla Casa Bianca, Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 10% contro i Paesi europei che hanno inviato truppe sull’isola per un’esercitazione militare congiunta, chiarendo che le misure resteranno in vigore «finché gli Stati Uniti non acquisteranno il territorio», oggi appartenente alla Danimarca.
Una dichiarazione che ha provocato reazioni immediate e durissime. Bruxelles ha parlato apertamente del rischio di una «pericolosa spirale discendente» nelle relazioni transatlantiche, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha definito le minacce tariffarie «inaccettabili». Sul fronte italiano, anche la premier Giorgia Meloni ha preso le distanze dall’iniziativa americana. «La previsione di un aumento dei dazi nei confronti delle nazioni che hanno scelto di contribuire alla sicurezza della Groenlandia – ha dichiarato da Seul – secondo me è un errore. Ovviamente non la condivido».
La risposta europea si è tradotta in una serie di consultazioni urgenti. Oggi, domenica, si è svolta una riunione d’emergenza degli ambasciatori dei 27, durata oltre tre ore, per fare il punto sulle relazioni Ue-Usa e coordinare un approccio comune. Al termine, fonti diplomatiche hanno escluso, almeno per ora, il ricorso allo strumento anti-coercizione (ACI), il cosiddetto “bazooka” commerciale europeo. Restano sospese fino al 6 febbraio le misure di riequilibrio da 93 miliardi di euro, già predisposte dall’Ue, con una decisione su un’eventuale proroga attesa dopo il 1° febbraio.
Secondo le stesse fonti, gli Stati membri concordano sul fatto che l’uso di misure commerciali come leva di pressione non sia auspicabile in questa fase. L’obiettivo resta chiarire la posizione con Washington e difendere gli interessi europei «ove necessario», mantenendo aperto il canale del dialogo. «Il pieno impegno per una soluzione diplomatica – spiegano – sarà l’approccio dell’Ue nel prossimo periodo», a partire dagli incontri di Davos e fino a un possibile Consiglio europeo straordinario.
A confermarlo è stato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che ha annunciato la convocazione di una riunione straordinaria dei leader Ue. «Dalle consultazioni è emersa una valutazione condivisa – ha spiegato –: i nuovi dazi minerebbero le relazioni transatlantiche e sono incompatibili con l’accordo commerciale UE-USA». Allo stesso tempo, i leader hanno ribadito la prontezza a difendersi da qualsiasi forma di coercizione, senza rinunciare a una collaborazione costruttiva con gli Stati Uniti sui dossier di interesse comune.
Costa ha inoltre sottolineato l’unità dell’Unione su alcuni principi chiave: il rispetto del diritto internazionale, dell’integrità territoriale e della sovranità nazionale, la solidarietà con Danimarca e Groenlandia e il riconoscimento dell’interesse comune per la pace e la sicurezza nell’Artico, in particolare nel quadro della NATO.
Sul tavolo, tuttavia, restano anche ipotesi di ritorsione. Il Financial Times riferisce che l’Ue starebbe valutando dazi per 93 miliardi di euro contro gli Stati Uniti e possibili limitazioni all’accesso al mercato europeo per alcune aziende americane, come leva negoziale in vista dei colloqui decisivi al World Economic Forum di Davos. Secondo il quotidiano, le misure sarebbero allo studio per rafforzare la posizione europea nei confronti di Trump.
Intanto, da Bruxelles filtra l’ipotesi di un vertice dei leader Ue in presenza nella prossima settimana, indicativamente giovedì 22 gennaio, per affrontare in modo diretto l’escalation sulla Groenlandia. Una data ancora da confermare, ma che testimonia la gravità del momento.