Sabato 17 Gennaio 2026

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La rivolta in Iran

Khamenei: «Trump criminale, responsabile vittime e danni al nostro Paese»

Gli Stati Uniti a Teheran: «Tutte le opzioni sul tavolo, non scherzate con Trump». Ong: «3.090 morti nelle proteste e oltre 22mila arresti». Le autorità iraniane starebbero inoltre studiando un sistema per limitare in modo permanente l’accesso a Internet

17 Gennaio 2026, 14:10

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Khamenei: «Trump criminale, responsabile vittime e danni al nostro Paese»

La tensione tra Stati Uniti e Iran torna a salire mentre a Teheran la repressione delle proteste interne sembra aver soffocato ogni forma di dissenso. «Tutte le opzioni sono sul tavolo, non scherzate con il presidente Trump»,è l’avvertimento lanciato dagli Usa a Teheran in un post pubblicato in lingua farsi dal Dipartimento di Stato americano sulla piattaforma X, dopo informazioni secondo cui la Repubblica Islamica starebbe valutando possibili attacchi contro basi americane nella regione.

Parole durissime che arrivano mentre la Guida suprema iraniana Ali Khamenei torna ad accusare Washington. «Consideriamo il presidente degli Stati Uniti un criminale per le vittime, i danni e le calunnie che ha inflitto alla nazione iraniana», ha dichiarato l’ayatollah, secondo quanto riportato da Iran International. Khamenei ha inoltre ribadito che il regime non mostrerà alcuna indulgenza verso i manifestanti: «Non risparmieremo i sediziosi nazionali né i criminali internazionali», ha detto, rivendicando l’azione delle forze di sicurezza contro quella che definisce una «sedizione americana e sionista».

Secondo le ong, il bilancio della repressione è drammatico: almeno 3.090 morti nelle proteste e oltre 22mila arresti in tutto il Paese. Le manifestazioni, esplose nei mesi scorsi, sembrano ora essersi fermate, soffocate nel sangue. Le autorità iraniane starebbero inoltre studiando un sistema per limitare in modo permanente l’accesso a Internet, uno degli strumenti chiave utilizzati dai manifestanti per organizzarsi e diffondere immagini e informazioni.

Nonostante ciò, il clima resta teso anche fuori dai confini iraniani. A Londra, davanti all’ambasciata iraniana, si sono verificati violenti scontri che hanno portato a 14 arresti e al ferimento di quattro agenti di polizia. Manifestazioni contro il governo di Teheran si sono svolte anche a Sydney, Auckland e Seul, in sostegno alle proteste represse in Iran.

Intanto, a Teheran, le autorità hanno annunciato la riapertura delle scuole a partire da domenica 18 gennaio. Ufficialmente la chiusura dei giorni scorsi era stata motivata dall’inquinamento atmosferico, ma secondo diverse fonti internazionali la decisione sarebbe stata legata alle proteste e alla violenta risposta delle forze dell’ordine.

La mobilitazione prosegue anche in Europa. Oggi sono previste manifestazioni in diverse città italiane, organizzate da associazioni e comunità iraniane per denunciare la repressione del regime e chiedere maggiore attenzione internazionale sulla situazione dei diritti umani in Iran. Un segnale che, nonostante il silenzio imposto a Teheran, la protesta continua oltre i confini del Paese.