Venerdì 16 Gennaio 2026

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Rivolta contro l’Ice, Trump ora minaccia lo stato d’eccezione

Ancora manifestazioni e proteste a Minneapolis, la Casa Bianca si dice pronta ad attivare l’Insurrection Act: l’ultima volta accadde nel 1992 dopo il caso Rodney King

16 Gennaio 2026, 18:24

18:30

Rivolta contro l’Ice, Trump ora minaccia lo stato d’eccezione

La tensione è alle stelle per le strade di Minneapolis, dove le proteste contro le operazioni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) si allargano a macchia d’olio. Davanti i locali del Bishop Henry Whipple Federal Building, centro operativo delle attività dell’ICE in Minnesota, gli agenti hanno fatto ricorso a gas lacrimogeni, proiettili al peperoncino e granate a percussione per disperdere la folla. Le immagini circolate sui social mostrano manifestanti in fuga tra le nuvole di gas, persone che tossiscono, si coprono il volto e si aiutano a vicenda a sciacquarsi gli occhi. Scene ormai consuete dopo l’uccisione a sangue freddo della 37enne Renee Good e il ferimento di un venezuelano da parte degli agenti federali.

I metodi brutali dei membri dell’ICE, che fermano e arrestano a caso le persone persino davanti le loro abitazioni, stanno alimentando rabbia e indignazione in una città tradizionalmente democratica e già segnata, negli ultimi anni, da forti mobilitazioni contro la violenza delle forze dell’ordine. Di fronte alle manifestazioni, il presidente Donald Trump ha alzato ancora una volta il livello dello scontro politico, minacciando di indire l’Insurrection Act, la legge di emergenza che autorizza il dispiegamento dell’esercito sul territorio a fronte di pericoli concreti per la sicurezza nazionale.

In un messaggio pubblicato sul social Truth, Trump ha accusato i dirigenti democratici del Minnesota di non far rispettare la legge e di lasciare campo libero per «agitatori e insorti di professione», avvertendo che, in assenza di un intervento deciso delle autorità locali, è pronto ad attivare la legge per «proteggere i patrioti dell’ICE». Stephen Miller, alto funzionario della Casa Bianca e principale consigliere del presidente, punta l’indice contro i democratici Minnesota colpevoli «di aver istigato una violenta insurrezione».

Il governatore democratico Tim Walz ha risposto con estrema durezza, accusando gli agenti federali di aver messo in atto «una campagna brutale e intimidatoria contro il popolo del Minnesota». In un video diffuso su internet Walz ha invitato i suoi concittadini a scendere pacificamente in piazza e ha intimato alla segretaria alla Sicurezza Interna Kristi Noem di porre fine «all’occupazione militare della città». Il governatore ha inoltre esortato la popolazione a documentare tramite riprese video ogni interazione con gli uomini dell’ICE in vista di possibili azioni legali.

L’Insurrection Act è una legge federale che risale al XIX secolo e permette al presidente di dispiegare le Forze armate all’interno del Paese per reprimere insurrezioni, rivolte o episodi di “violenza domestica” che impediscano l’applicazione delle leggi federali. La norma consente di aggirare il cosiddetto Posse Comitatus Act, una legge del 1878 che limita drasticamente l’uso delle Forze armate per compiti di polizia interna e che rappresenta uno dei pilastri giuridici che separano il potere militare dall’ordine civile negli Stati Uniti. L’ultima volta che la Casa Bianca ha attivato l’Insurrection act oltre trent’anni fa, nel 1992, quando il presidente George H.W. Bush autorizzò l’intervento dei militari a Los Angeles, su richiesta del governatore della California, durante le rivolte scoppiate dopo l’assoluzione degli agenti responsabili del pestaggio di Rodney King. Ma in quel caso si trattava di un’autentica guerriglia metropolitana con oltre 60 morti, circa 2.400 feriti, più di 12.000 arresti, e danni economici stimati in 1 miliardo di dollari durante una settimana di scontri e saccheggi. Nulla a che vedere con la situazione di Minneapolis dove peraltro i reati sono in calo.

Proprio per il suo potenziale impatto sui diritti civili e sull’equilibrio tra potere federale e autonomie statali, l’Insurrection Act è considerato uno degli strumenti più estremi a disposizione della Casa Bianca. Oltre alla brutalità con cui i suoi agenti imperversano nelle città, l’ICE è finita nella bufera anche per le condizioni disumane, e mortali, in cui vivono gli immigrati nei suoi centri di detenzione. Secondo dati ufficiali, nel 2025 si è registrato un numero record di decessi in custodia, con 30 morti. Un’inchiesta del Washington Post ha rivelato che la morte di un cittadino cubano detenuto in un centro federale in Texas all’inizio di gennaio potrebbe dar luogo a un’inchiesta per omicidio: il medico legale ha indicato come causa del decesso un’asfissia dovuta alla compressione del collo e del torace. La fuga in avanti dell’amministrazione Trump, oltre ai suoi avversari, comincia a inquietare anche all’interno del suo schieramento.

Joe Rogan, uno dei podcaster più ascoltati e influenti degli Stati Uniti, figura centrale dell’ecosistema mediatico MAGA che ha contribuito in maniera decisiva alla rielezione del tycoon prende le distanze: pur dichiarando di comprendere la linea dura sull’immigrazione promessa in campagna elettorale, contesta apertamente i metodi violenti dell’ICE, arrivando a paragonarli a quelli della Gestapo, la polizia politica Germania nazista.