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Esteri

Brasile, Bolsonaro sconterà la condanna in condizioni definite «più favorevoli»

Il tribunale dispone il trasferimento in una sezione speciale. Moraes respinge le accuse: «Non è un hotel»

16 Gennaio 2026, 08:35

Bolsonaro resta in carcere: la Corte Suprema boccia i domiciliari

Bolsonaro, già presidente del Brasile

La detenzione dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro entra in una nuova fase. Per decisione del tribunale, l’ex leader di destra è stato trasferito nuovamente in carcere, dove sconterà la condanna in condizioni definite “più favorevoli”, ma comunque compatibili con l’esecuzione regolare della pena inflitta per il fallito colpo di Stato successivo alle elezioni del 2022.

Bolsonaro, settantenne, era stato condannato a 27 anni di reclusione per aver orchestrato il tentativo di sovvertire l’ordine democratico dopo la sconfitta elettorale contro l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Nei mesi precedenti l’inizio ufficiale della pena, l’ex capo dello Stato era stato sottoposto agli arresti domiciliari, misura revocata dopo che aveva danneggiato con un saldatore il braccialetto elettronico, gesto interpretato dalla magistratura come un tentativo di fuga.

Il trasferimento è stato disposto dal giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes, che ha respinto duramente le critiche della famiglia Bolsonaro sulle condizioni di detenzione. Nell’ordinanza, Moraes ha censurato il tentativo di «delegittimare l’adempimento regolare e legale della pena detentiva», dedicando ampio spazio a descrivere le condizioni drammatiche delle carceri brasiliane, segnate da sovraffollamento e carenze strutturali.

Secondo il giudice, le lamentele dell’ex presidente apparivano come una richiesta implicita di trasformare la detenzione in «un soggiorno in hotel o in un resort per le vacanze». Bolsonaro, infatti, era detenuto in una stanza di 12 metri quadrati all’interno del quartier generale della polizia di Brasilia, dotata di televisione, frigorifero e aria condizionata, condizioni già definite dalla Corte come “esclusive” rispetto allo standard carcerario nazionale.

Ora l’ex presidente è stato trasferito nel Complesso Penitenziario di Papuda, sempre nella capitale, dove sarà recluso in un’unità di detenzione speciale. Secondo quanto precisato dal tribunale, lo spazio sarà cinque volte più grande rispetto alla stanza precedente e includerà cucina, area esterna privata e un letto matrimoniale. Moraes ha tuttavia chiarito che Bolsonaro resterà «in completo isolamento dagli altri detenuti del complesso».

La reazione della famiglia non si è fatta attendere. Il figlio Carlos Bolsonaro ha accusato il giudice di «crudeltà», parlando su X di un «trasferimento in un ambiente carcerario ostile». Gli avvocati dell’ex presidente hanno presentato senza successo un ricorso per ottenere gli arresti domiciliari per motivi di salute; l’ultima istanza, depositata nei giorni scorsi, è ora in attesa di una valutazione medica.

Bolsonaro, ex capitano dell’esercito, porta con sé un quadro clinico complesso. Ha riportato gravi complicazioni di salute dopo l’accoltellamento subito nel 2018 durante la campagna elettorale e, a dicembre, è rimasto una settimana in ospedale per un intervento chirurgico per ernia inguinale e per cure legate a singhiozzo ricorrente. All’inizio di questo mese è stato sottoposto ad accertamenti dopo una caduta in carcere, senza che venissero riscontrate lesioni gravi.

Sul piano politico, il destino giudiziario di Bolsonaro resta intrecciato alle dinamiche istituzionali del Brasile. Alla fine dello scorso anno, il Congresso brasiliano ha approvato una legge che potrebbe ridurre sensibilmente la sua pena. Il presidente Lula ha posto il veto l’8 gennaio, ma l’ultima parola spetterà comunque al Parlamento, che ha il potere di annullarlo. Lula, oggi ottantenne, è candidato a un quarto mandato alle elezioni di ottobre, mentre Bolsonaro ha indicato il figlio maggiore, il senatore Flávio Bolsonaro, come suo erede politico e possibile candidato alla presidenza.