Giovedì 15 Gennaio 2026

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Teheran, il boia prepara le gru per i manifestanti anti-regime

Congelato l’attacco militare degli Stati Uniti, gli ayatollah preparano la rappresaglia contro le migliaia di persone arrestate in piazza

15 Gennaio 2026, 19:31

Teheran, il boia prepara le gru per i manifestanti anti-regime

La fine delle proteste nelle strade di Teheran e delle altre città iraniane è un segnale ancora difficile da interpretare. La rabbia di chi per diciotto giorni ha manifestato per la crisi economica in cui è sprofondato il Paese e per le violazioni sistematiche dei diritti umani si è al momento placata anche a causa della violenta repressione attuata dal regime degli ayatollah.

Le cifre sui morti durante le giornate caratterizzate dai disordini sono ancora discordanti. Il blackout provocato dalle autorità a partire dall’8 gennaio non ha consentito comunicazioni con l’estero – internet ha subito il blocco totale - e la diffusione di notizie dall’Iran. Secondo l’agenzia di informazione “Iran International”, con sede a Londra, i morti sarebbero circa 12 mila. “Iran Human Rights” (IHRNGO) fa riferimento ad un numero inferiore, quasi 3.500 morti, che indica lo stesso un bilancio drammatico. L’organizzazione operante ad Oslo ha interpellato fonti interne al ministero della Salute e dell’Educazione medica della Repubblica islamica.

Soltanto tra l’8 e il 12 gennaio sono stati registrati almeno 3.379 decessi tra i manifestanti. Una stima non ufficiale e al ribasso. In base ai dati raccolti dall’IHRNGO, dall'inizio delle proteste sono state arrestate più di 10 mila persone che potrebbero essere condannate a morte. Per terrorizzare la popolazione gli ayatollah hanno iniziato a posizionare in alcune piazze le gru per le impiccagioni pubbliche. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha affermato in una intervista alla statunitense Fox News che le condanne a morte non verranno per il momento eseguite. Ciò non significa che non ci saranno nei prossimi giorni, dato che alla magistratura è stato chiesto di accelerare i processi a carico di chi è sceso in strada nei giorni scorsi. Il responsabile della politica estera di Teheran ha aggiunto che, dopo le giornate di violenza «orchestrate da Israele», la calma è stata ristabilita.

La minaccia di condannare a morte i manifestanti arrestati viene utilizzata dal governo per tenere a bada la popolazione e attuare un massiccio piano per la cattura di coloro, definiti dai media governativi “terroristi”, che hanno protestato contro il regime. Le forze dell’ordine sono andate anche alla ricerca delle antenne satellitari Starlink, unico strumento per diffondere immagini e video su internet. Il ministro della Giustizia, Amin Hossein Rahimi, ha evidenziato in un colloquio con l’agenzia di stampa Mizan che «dall’8 gennaio abbiamo assistito a una guerra in piena regola e chiunque abbia preso parte ai raduni da allora è un criminale».

Il capo della magistratura della Repubblica Islamica, Gholamhossein Mohseni-Ejei, si è recato due giorni fa in una struttura di detenzione in cui sono stati rinchiusi numerosi manifestanti. Il magistrato ha sottolineato la necessità di processi rapidi e pene severe. «Se vogliamo fare qualcosa – ha commentato -, non bisogna perdere tempo. Occorre agire il prima possibile. Se non riusciamo a fare qualcosa oggi, ma fra due o tre mesi non avrà lo stesso effetto». Dichiarazioni che fanno il paio con quanto dichiarato dal Procuratore generale, Mohammad Kazem Movahedi Azad, secondo il quale per tutti i manifestanti “mohareb” (nemici di Dio) la condanna deve consistere nella pena di morte. Intanto la condanna per impiccagione di Erfan Soltani è stata rinviata. Il giovane è accusato di “associazione e collusione contro la sicurezza interna del Paese” e di “attività di propaganda” contro il regime. In un post sui social, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato la sospensione della condanna del ventiseienne Soltani: «Questa è una buona notizia. Speriamo che continui così!».

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato di «efferata crudeltà» a proposito «dello sterminio dei manifestanti» in Iran. Durante l’incontro con i partecipanti del Seminario di Venezia per la stampa britannica, il Presidente della Repubblica ha segnalato anche che «occultare quanto avviene, le manifestazioni di piazza, la repressione, le uccisioni, è stata la prima preoccupazione di un regime, che, fin dall’inizio, ha tentato di bloccare l’accesso alle fonti di informazione, la diffusione delle notizie». Si tratta, ha osservato Mattarella, di un «bavaglio» all’informazione e ai social, «messo in atto dal regime di Teheran» nel tentativo di «nascondere il dissenso, il malessere sociale, la verità, attraverso l’oscuramento dei fatti che i giornalisti sono invece chiamati a testimoniare in ogni circostanza, particolarmente in quelle più drammatiche».

Solidarietà al popolo iraniano è stata espressa dal Consiglio nazionale forense. L’avvocatura istituzionale ha evidenziato profonda preoccupazione per la violenta repressione delle manifestazioni popolari, che «da quanto riportato dalla stampa avrebbe causato la morte di circa 12 mila persone, in larga parte giovani, e sull’eventualità che i manifestanti arrestati siano esposti al rischio della pena di morte». «Particolarmente allarmante – si legge in una nota di via Del Governo Vecchio - è inoltre la frammentarietà delle informazioni e l’assenza, da giorni, di contatti con i familiari e con l’estero. Una situazione che rende impossibile una verifica indipendente dei fatti e accresce ulteriormente l’angoscia e l’incertezza. Di fronte a scenari di questa gravità non può esserci alcuna tolleranza per violazioni dei diritti umani, dello Stato di diritto e delle garanzie processuali. La libertà di manifestare pacificamente è un diritto fondamentale che deve essere tutelato ovunque. Il Cnf annuncia che si attiverà in ogni sede, nazionale e internazionale, per riaffermare la centralità dei diritti fondamentali e il rispetto delle libertà civili e politiche».