Giovedì 15 Gennaio 2026

×

Quei rapper irlandesi accusati di terrorismo dai giudici di Londra

Il caso di Mo Chara, accusato di terrorismo per aver sventolato una bandiera di Hezbollah a un concerto: presentato il ricorso contro l’archiviazione disposta a settembre per vizio di forma

15 Gennaio 2026, 18:40

19:59

Quei rapper irlandesi accusati di terrorismo dai giudici di Londra

È la storia di un rapper nord-irlandese, Mo Chara, di una bandiera di Hezbollah che sventola su un palco londinese e di un’accusa di terrorismo che ha generato polemiche a non finire.

La vicenda risale al 21 novembre del 2024, giorno in cui il rapper impegnato insieme al gruppo di cui fa parte, i Kneecap, in un concerto al all’O2 Forum di Kentish Town, a Londra, tira fuori la bandiera di Hezbollah e la sventola di fronte alle migliaia di spettatori. Per quel gesto, lo scorso maggio, il rapper era stato incriminato per reati di terrorismo. Un’accusa che Ó hAnnaidh ha sempre respinto, definendola apertamente politica, e che è stata archiviata lo scorso settembre per vizio di forma.
La vicenda ha però preso una piega inattesa…

I pubblici ministeri di Londra hanno presentato un ricorso per opporsi all’archiviazione dell’accusa di terrorismo nei confronti del rapper nativo di west Belfast Mo Chara, all’anagrafe Liam Óg Ó hAnnaidh. L’archiviazione era stata decisa a settembre per un errore formale: l’accusa non è stata formulata entro il termine di sei mesi previsto dalle leggi britanniche, è infatti stata presentata il 22 maggio scorso, esattamente 6 mesi e un giorno dopo il fatto contestato. Il vizio formale è stato sollevato dalla difesa ed accolto dal giudice.

In quell’occasione il magistrato capo, Paul Goldspring, aveva dichiarato alla Woolwich Crown Court che l'accusa contro Ó hAnnaidh era «illegale» e «nulla». Come riportato dalla Bbc il giudice che ha disposto l’archiviazione ha motivato la decisione ritenendo «che questo procedimento non sia stato avviato nella forma corretta, in mancanza del necessario consenso del DPP (Direttore della Pubblica Accusa, ndr) e dell'AG (Procuratore Generale, ndr) entro il termine legale di sei mesi».
«L'avviso - si legge nell’ordine della Corte - è stato emesso entro il termine di 6 mesi per l'avvio di un procedimento ai sensi dell'articolo 127 del Magistrates’ Court Act del 1980. Tuttavia - prosegue - la sezione 117 del Terrorism Act del 2000 prevede che il procedimento per un reato ai sensi della sezione 13 della legge del 2000 può essere avviato solo con il consenso del Direttore della Pubblica accusa e che egli può acconsentire a un procedimento penale solo con il permesso del Procuratore generale».

Il ricorso contro l’archiviazione, presentato dal Direttore della Pubblica Accusa, Stephen Parkinson, non è arrivato del tutto a sorpresa, già lo scorso ottobre il Crown Prosecution Service (CPS) ha annunciato che si sarebbe appellato contro la decisione «poiché riteniamo che vi sia un'importante questione di diritto che deve essere chiarita». «Ci riserviamo di pronunciarsi su questo caso», ha dichiarato alla Corte Lord Jusice Edis, che sta esaminando il ricorso insieme al giudice Thomas Linden.

La sentenza, per la quale ci sarà da aspettare, verrà pubblicata in formato digitale e non dovrebbe prevedere un’ulteriore udienza in quanto «probabilmente non sarà necessario», come indicato da Lord Edis.
Nelle osservazioni scritte presentate al tribunale i legali di Ó hAnnaidh hanno affermato che «la risposta a questo appello è semplice. Al momento dell'avvio del procedimento non sono stati forniti il permesso e il consenso necessari - dunque - il magistrato capo aveva chiaramente ragione nel ritenere che questi procedimenti non fossero stati avviati nella forma corretta entro il termine legale di sei mesi».


Un altro membro del trio, JJ Ó Dochartaigh, conosciuto come DJ Próvaí, presente all’esterno del tribunale mercoledì sera insieme al manager del gruppo e ai loro legali, ha ringraziato i fan, giunti a mostrare il loro supporto con bandiere irlandesi e palestinesi nonostante la pioggia battente. «È un giudizio riservato, quindi non lo sapremo prima di qualche settimana o un po' di più, ma grazie mille e continuiamo a diffondere il messaggio», ha detto Ó Dochartaigh. All’udienza hanno partecipato anche i parlamentari dello Sinn Féin John Finucane e Paul Maskey. «Continueremo a stare dalla parte di Liam, continueremo a stare dalla parte giusta della storia», ha detto Finucane a seguito dell’udienza.


Il gruppo, fondato a Belfast nel 2017 da Liam Óg Ó hAnnaidh, JJ Ó Dochartaigh e Naoise Ó Cairealláin, sotto gli pseudonimi rispettivamente di Mo Chara, DJ Próvaí e Móglaí Bap, prende il nome dalla pratica della gambizzazione, quando i giovani vengono colpiti alle gambe dai paramilitari nelle comunità repubblicane e lealiste dell'Irlanda del Nord, perché presumibilmente coinvolti in attività criminali o antisociali. I Kneecap cantano in gaelico, lingua che è stata bandita in Irlanda del Nord dal 1737 fino al 2022, per rivendicare le proprie radici irlandesi. Lo scorso anno sono diventati i protagonisti di un film, in cui ha preso parte anche l’attore Michael Fassbender, ispirato alla loro storia. La pellicola è stata premiata ai Bafta (British Academy of Film Award) di febbraio 2025.
Il trio, simpatizzante con la causa palestinese dati anche i punti comuni con quella irlandese, ha criticato duramente l’approccio assunto dal governo laburista di Keir Starmer nei confronti delle manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese.
«Questo intero processo non ha mai riguardato me - ha detto MoChara all’esterno della Royal Courts of Justice a settembre, dopo aver appreso dell’archiviazione - Non si è mai trattato di alcuna minaccia per il pubblico, non si è mai trattato di terrorismo, parola usata dal vostro governo per screditare le persone che opprimete - ha aggiunto - si trattava sempre di Gaza, di cosa succede se osi parlare apertamente. I vostri tentativi di farci tacere sono falliti perché noi abbiamo ragione e voi avete torto».