Tensioni negli USA
A Minneapolis continuano le operazioni dell’ICE gli scontri con i manifestanti sono sempre più violenti
Nuove tensioni sono esplose nella notte a Minneapolis dopo che un agente dell’Immigration and Customs Enforcement ha sparato a un cittadino venezuelano durante un’operazione di arresto mirato. L’uomo, definito dal Dipartimento per la Sicurezza interna «uno straniero illegale proveniente dal Venezuela», è stato ferito in modo lieve ed è stato trasportato in ospedale.
Secondo la ricostruzione ufficiale, gli agenti avrebbero tentato di fermare l’uomo mentre era alla guida di un’auto. Il sospetto avrebbe proseguito la fuga fino a schiantarsi contro un veicolo parcheggiato, per poi scappare a piedi. Raggiunto da un agente, avrebbe iniziato a «resistere e ad aggredire violentemente l’ufficiale». Nella colluttazione sarebbero intervenute altre due persone, che – sempre secondo la versione delle autorità – avrebbero attaccato l’agente con una pala da neve e un manico di scopa. A quel punto il funzionario dell’Ice ha aperto il fuoco. I tre si sono poi barricati in un’abitazione; l’uomo ferito è stato soccorso, mentre gli altri due sono stati fermati.
Dopo l’episodio, una folla si è radunata nella zona. Le televisioni statunitensi hanno mostrato le immagini di un veicolo dell’Ice vandalizzato, mentre la tensione è rapidamente cresciuta nel quartiere.
Durissime le parole del governatore del Minnesota Tim Walz, che ha descritto un clima di paura e operazioni aggressive: «Stanno raccogliendo le persone indiscriminatamente, compresi cittadini statunitensi, chiedendo documenti nei negozi, alle fermate degli autobus, perfino nelle scuole. Rompono finestre, trascinano donne incinte per strada e spingono la gente in furgoni non contrassegnati».
Walz ha invitato i residenti a protestare «a gran voce, con urgenza, ma anche pacificamente», chiedendo di documentare ogni intervento degli agenti: «Portate il telefono con voi e registrate. Aiutateci a creare un archivio delle atrocità contro gli abitanti del Minnesota», non solo per memoria, ma anche «per future azioni penali».
I dati ufficiali mostrano che alla fine di dicembre 2025 oltre 68mila adulti erano sotto custodia dell’Ice, quasi il doppio rispetto ai 36mila del dicembre 2023. Le regole di ingaggio dell’agenzia sono finite sotto osservazione anche dopo la morte di Renee Nicole Good a Minneapolis.
Secondo i comunicati dell’Ice, nei primi giorni del 2026 almeno quattro persone sono morte mentre erano detenute: uomini tra i 42 e i 68 anni, due honduregni, un cubano e un cambogiano. Due decessi sono stati attribuiti a «problemi cardiaci», per gli altri non sono state fornite spiegazioni dettagliate. Solo un caso risulta formalmente indagato.
Il 2025 è stato l’anno con il più alto tasso di mortalità nei centri di detenzione per migranti dell’Ice negli ultimi vent’anni, con almeno 30 morti, il numero più alto dal 2004, anno di nascita dell’agenzia.
Un rapporto del 2024 dell’American Civil Liberties Union ha concluso che il 95% dei decessi nei centri di detenzione sarebbe stato evitabile con cure adeguate. L’Ice respinge le accuse, sostenendo che «in linea con i dati dell’ultimo decennio, il tasso di mortalità in custodia è dello 0,00007%».
La vicesegretaria per gli Affari Pubblici dell’Ice Tricia McLaughlin ha dichiarato che «non c’è stato alcun aumento dei decessi» e che l’agenzia garantisce «uno standard di assistenza più elevato rispetto alla maggior parte delle carceri», arrivando ad affermare che «per molti immigrati clandestini questa è la migliore assistenza sanitaria che abbiano mai ricevuto».